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Eroica Fenice

Weekend, di Andrew Haigh

Weekend, di Andrew Haigh

Dopo ben 5 anni dalla data della sua produzione arriva in Italia “Weekend”, il secondo lungometraggio scritto e diretto dal regista Andrew Haigh. Esce solamente in alcune regioni italiane e in pochi cinema, per l’esattezza ventitré.

Il caso CEI

Per la Commissione Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana il film si merita gli attributi di Sconsigliato/Non utilizzabile/Scabroso in quanto legato a due sole tematiche: droga e omosessualità.
Fingeremo dunque di non conoscere né il nome né la fama di “Trainspotting“, o di “Paura e delirio a Las Vegas“, per citare qualche titolo a caso (Johnny Depp, poi, è davvero un recidivo, visto che successivamente ha recitato anche in “Blow”).
Quella della droga, certamente, non è una tematica semplice e comprensibilmente è per molti conturbante. Il realismo in pellicola è per gli stomaci forti, ma soprattutto per chi comprende l’importanza di indagare anche quegli aspetti scomodi della realtà che sarebbe assai peggio ignorare.

L’omosessualità

L’omosessualità è chiaramente l’ennesimo argomento tabù che non può essere inciso su pellicola. Povera CEI, ai tempi sarà già stato un fallimento non riuscire ad arginare l’erotismo etero riducendolo a una coscia nuda o a una camminata sensuale. Figuriamoci adesso che persino scene di sesso tra due donne e (soprattutto?) tra due uomini finiscono al cinema. Fellatio, masturbazione, coito e post coito. Decisamente scabroso.

Alla fine di tutti questi discorsi, forse, potremo realmente parlare del FILM.

Weekend, il film di Andrew Haigh

Russell e Glen si incontrano in una discoteca, una sera. Si squadrano, come si fa sempre quando ci si piace. Si studiano. Russell non si ritiene all’altezza di Glen. Poi, inaspettatamente, succede. Tracorrono la notte insieme. C’è il caffè preparato la mattina al suo ospite. C’è l’imbarazzo del primo “Ti chiamo dopo”. Ci sono le piccole confessioni sulla propria vita. Sui precedenti rapporti, sulla paura dei tradimenti. C’è una inaspettata ma potente connessione mentale e affettiva tra i due.

Certo, ci sono anche gli elementi di “diversità”. Si parla del difficile coming out coi genitori e con il mondo, un mondo giudicante dal quale spesso solo nella solitudine della propria casa Russell riesce a sentirsi al riparo. Ci si bacia all’amabile suono di “Frocio!” urlato da qualche passante. Ci si prende in giro scambiandosi proprio questo epiteto. Perché forse non resta, in questi casi, che riderci amaramente su.

Lo spettatore

Nel mondo esiste, almeno per l’arte, un residuo di libertà di scelta. Ogni individuo, con la sua sensibilità, ha potuto scegliere se pagare un biglietto per “Weekend” oppure no (sempre se la sua posizione geografica gliel’abbia permesso). Di certo, però, è intuibile come porre a prescindere un veto su un prodotto cinematografico costituisca un atto violante uno dei maggiori diritti artistici e umani.

Se oggi, dopo tanto, troppo tempo questo film è uscito nelle sale, è grazie a “45 anni”, pellicola recente e di tutt’altro genere scritta dallo stesso Haigh che ha dato nuova luce al suo operato.

Davvero un peccato, considerate le ottime tecniche registiche e di narrazione. Davvero un peccato, considerato che ciò che la visione di “Weekend” offre, alla fine di tutto, è semplicemente la dolcezza di un rapporto unico, originale, di un affetto reale che non lascia spazio a riflessioni sul genere o sulla sessualità. Tocca il cuore, semplicemente.

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