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Eroica Fenice

Zerocalcare: La Profezia dell'Armadillo diventa un film

Zerocalcare: La profezia dell’Armadillo diventa un film

Zerocalcare. Tuttattaccato. Nel 2009, quando uscì La profezia dell’Armadillo, digitando zerocalcaretuttattaccato su Google, bisognava scorrere qualche pagina prima che non si parlasse più della salute delle lavastoviglie e si arrivasse a parlare di fumetti.

Pochi mesi dopo la pubblicazione della graphic novel dalla coscienza d’armadillo, la situazione era completamente diversa, opposta. Verrebbe da chiedersi quanti idraulici leggano Zerocalcare.

«Si chiama “profezia dell’armadillo” qualsiasi previsione ottimistica fondata su elementi oggettivi e irrazionali spacciati per logici e oggettivi, destinata ad alimentare delusione, frustrazione e rimpianti, nei secoli dei secoli. Amen.»

Così, dopo quasi dieci anni, con il ben volere del mostro del tempo che passa, l’opera prima di Zerocalcare diventa un film.

La data di uscita non è certa, ma si ritiene probabile nel corso del 2018. A collaborare con Zerocalcare alla sceneggiatura, Valerio Mastandrea, Oscar Giloti e Pietro Martinelli.

Ad interpretare la pellicola troveremo Simone Liberati e Pietro Castellitto (rispettivamente Zero e Secco), insieme a Laura Morante, Claudia Pandolfi, Valerio Aprea, Teco Celio e Diana Del Bufalo.

Il compito della regia è stato assunto da Emanuele Scaringi.

La profezia dell’Armadillo: semiotica d’amore e di morte

Rebibbia. Zero, disegnatore o aspirante tale, si arrangia con illustrazioni per gruppi punk. Arrotonda con ripetizioni di francese e cronometrando le file al check-in negli aeroporti.

Vicino a lui, l’amico di sempre, Secco, e la personificazione della sua coscienza: un armadillo.

Il cuore – frantumato – del racconto è la morte di una compagna di scuola, Camille, antico amore di Zero.

Accanto alla crudele tenerezza a cui ci incatenano i ricordi, si tratteggia il ritratto di una generazione che vive alla periferia del tempo e dello spazio e, come in ogni periferia, viene accusata e ignorata.

Il linguaggio di Zerocalcare si costituisce di parole veicolate dal romanesco, dalle linee, da gruppi di significanti che tessono la storia di un’attitudine alla vita, alla realtà, alla morte.

Michele Rech è un maestro in questo e crea sulla pagina un microcosmo fatto di mondi interi. Dissacrante e teneramente attento, in ogni tavola si esprimono e nascondono significati di una generazione che dell’instabilità e del dolore ha fatto scrigno, fortezza, armadillo. Con essi e con se stessi si convive, contro di essi e di se stessi si combatte.

Per chi è avvezzo alla lettura di Calcare – beato chi non lo è, che potrà godersi tutto il corpus per la prima volta! – La profezia dell’armadillo ha i tratti d’opera non del tutto matura da un lato e, dall’altro, i segni inconfondibili che Zerocalcare porta con sé e consegna al lettore.

Tra le pagine si ride, si ride tanto e si piange di dolore sincero che viaggia fra l’amore, la perdita, la decisa rinuncia al disincanto. Si afferma con opportuno sarcasmo la necessità di restare saldamente attaccati alla vita, lottando contro tutto quanto vorrebbe farci mollare la presa, dimostrandoci decisi a resistere, a non cadere.

Aspettiamo dunque un film che, per chi conosce Zerocalcare, porta con sé grandi promesse e grandissime premesse. Intanto, dopo il capolavoro che è Kobane Calling, dal 14 novembre troveremo in libreria Macerie Prime, ultima opera del fumettista di Rebibbia.