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Eroica Fenice

Chiude YouTube-MP3, baluardo dello stream-ripping

È ufficiale: gli oppositori della pirateria online hanno un nuovo nemico da combattere, ovvero i convertitori MP3.
Il primo a essere chiuso è stato il famosissimo YouTube-MP3, utilizzato quotidianamente da una vasta quantità di utenti. Si tratta, probabilmente, della prima di una potenzialmente lunga lista di “vittime”.

Cos’èra YouTube-MP3?

YouTube-MP3 era uno dei tanti siti detti convertitori” che metteva a disposizione un funzione gratuita di stream-ripping, cioè di estrazione audio da un video di YouTube.

Il processo di conversione era composto da pochissimi passaggi: l’utente doveva solo copiare il link dal video di YouTube del quale desiderava ricavare l’audio, poi incollarlo nella barra di YouTube-MP3 e il sito in pochissimi secondi era in grado di restituire il file in formato MP3.

Non solo videoclip musicali, ma qualsiasi altra tipologia di video presente su YouTube era convertibile in file musicale grazie a questa semplice funzione, con l’unica eccezione di video eccessivamente lunghi.

Il sito, come è facile intuire, grazie alla possibilità di ricavare musica gratis e alla rapidità dei tempi di conversione, arrivava a ricevere milioni di visite ogni giorno.

Il Music Consumer Insight Report commissionato dalla IFPI (International Federation of the Phonographic Industry) ha riportato che quasi il 50% degli intervistati ha ammesso di aver utilizzato il sistema di conversione offerto dai convertitori online.

YouTube-MP3 e le case discografiche

L’uso smodato di questa funzione non è però riuscito a passare inosservato.

Da più di un anno molte principali case discografiche (affiancate da alcune etichette indipendenti) lamentavano questa “concorrenza sleale”, considerando il convertitore un veicolo per una violazione di copyright su larga scala.

Il sito è rimasto attivo fino al 5 agosto di quest’anno quando, in seguito a un accordo extragiudiziale, ne è stata stabilita definitivamente la chiusura. Philip Matesanz, giovane creatore del sito, dovrà pagare alle case discografiche in questione una cifra segreta e dovrà impegnarsi a non sviluppare nessun altro sito con le medesime funzioni di YouTube-MP3.

Con ogni probabilità la guerra ai convertitori non finirà qua.
A pagare un caro prezzo, tuttavia, non saranno solo i creatori di questi siti web. Se infatti, sotto un punto di vista legale, è giusto che l’industria discografica difenda le proprie creazioni, dall’altro a essere penalizzati saranno anche i piccoli content creator privi di qualsiasi contratto discografico che, in caso di un’ipotetica rimozione di tutti i convertitori MP3, dovranno necessariamente allegare un link di download in ogni loro video per permettere agli utenti di scaricare i propri contenuti.