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Eroica Fenice

abbronzatura

80 anni di abbronzatura

L’abbronzatura è una moda imprescindibile dell’estate, quasi un’ossessione per alcuni.

Dici mare e pensi all’allegria, al sole, alla sabbia, alla pelle dorata, ma quello che oggi è un diktat, una volta era un’offesa all’idea di femminilità ed al suo niveo candore, tanto celebrato dai poeti del Dolce Stil Novo.

Nel Cinquecento la carnagione delle fanciulle doveva essere bianca e vermiglia, in modo da suggerire all’intelletto le immagini di un giglio e di una rosa. 
Il senso estetico del Cinquecento si giocava tutto sui contrasti: il bianco metteva in risalto la delicatezza della giovinezza e il rosso era segno di pudore e di buona salute. 

Nel XIX secolo, le signorine di buona famiglia proteggevano il loro diafano incarnato con l’ombrellino, mentre passeggiavano e intrattenevano rapporti con la buona società. Avere una pelle candida era segno di aristocrazia, di purezza di tratti, era un canone estetico associato alla bellezza più pura, all’innocenza ed alla femminilità per eccellenza  e preservarla era un modo per coccolarsi, per avere cura di sé, per rispettarsi e per indicare uno status elitario, quello che non presupponeva la necessità di lavorare.

Discorso diametralmente opposto per le donne del popolo, la cui pelle era scurita dal sole in seguito al lavoro nei campi, ad un’esistenza condotta all’aria aperta, indice di appartenenza al ceto basso della società.

Oggi, invece, associamo il biancore cutaneo ad una salute cagionevole ed una pelle abbronzata a dinamismo, energia e vitalità.

Chi ha lanciato la moda dell’abbronzatura?

Naturalmente lei. Coco Chanel.

Era il 1923 quando, tornata da Juan-les-Pins, in Costa Azzurra, la sua pelle dorata dal sole destò scalpore nella grigia Parigi e questo decretò la fine dell’era delle velette, delle calze, dei prendisole, degli ombrellini per proteggere l’incarnato pallido e soprattutto della pelle chiara come istanza di bellezza.

Probabilmente Chanel era entrata in contatto con l’elioterapia, consuetudine nata in Germania alla fine del XIX secolo ma diventata di moda al termine del primo conflitto mondiale, quando la gente voleva ritornare a prendersi cura di sé e avvertiva dopo il “bagno di sole” una sensazione di benessere ed una maggiore mobilità delle articolazioni.

“Nel 1929 una donna deve abbronzarsi. L’abbronzatura dorata è chic” decise la stilista. E abbronzatura fu!

Ma se è imputabile a Coco l’inizio di questa moda, è invece merito di Eugène Schueller, chimico francese fondatore della casa cosmetica de L’Oréal, se oggi riusciamo a godere i benefici del sole senza essere condannati alla scottatura costante.

80 anni esatti sono, infatti, trascorsi da quando, nel 1935, Schueller realizzava il primo olio solare Ambre Solaire, con cui era possibile bearsi della cosiddetta “tintarella” senza paura di scottarsi. Da allora abbronzarsi è divenuto un piacevole rito, quasi edonistico oserei dire, condotto con la consapevolezza di proteggere la pelle dai raggi troppo eccessivi del sole, per non compromettere la salute.

Ricerca e innovazione nell’interesse della bellezza”. Questi sono i principi su cui si regge la casa L’Oréal, principi che hanno permesso agli studi di avanzare negli anni, senza mai fermarsi.

Negli ultimi anni, tuttavia, si è prodotto un altro fenomeno.

Se “L’abbronzatura è una delle più grandi rivoluzioni culturali del Novecento” (Pascal Ory), oggi si è testimoni della degenerazione di questa rivoluzione, quella dell’esagerata compulsione ad esporsi ai raggi solari, con una protezione troppo bassa per scurirsi troppo in fretta, o alla dittatura dei “raggi freddi”, ossia quelli della lampada.

Eritemi, disidratazione, riduzione delle difese immunitarie dell’epidermide, accelerazione dei processi di invecchiamento con comparsa di rughe, nevi e macchie scure sulla pelle, aumento del rischio di sviluppare melanoma e altri tumori cutanei sono solo alcuni dei rischi concreti e dimostrati da studi clinici nei quali ci si può imbattere in questa folle corsa alla tintarella. Questi danni sono maggiormente aggravati dal fatto che l’esposizione ai raggi ultravioletti artificiali si aggiunge alle radiazioni a cui ci sottoponiamo nell’arco della vita di tutti i giorni. Inoltre questo tipo di abbronzatura, a furor di popolo individualmente e socialmente accettata, crea dipendenza, portando i clienti a beneficiarne sempre di più, per raggiungere quella tonalità più scura, quel colorito più ambrato, quelle radiazioni più pericolose.

Pertanto, considerando che un modo completamente sano di abbronzarsi non esiste, dovremmo evitare di eccedere con le esposizioni, utilizzare dei filtri protettivi giusti per il nostro tipo di pelle ed il nostro incarnato e non dimenticare mai che, anche in questo settore, come in molti altri, più che questione di moda, di pelle dorata e di bellezza, si gioca con la nostra salute e il minimo che possiamo fare è essere responsabili verso noi stessi.

Buone vacanze a tutti!

 

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