Seguici e condividi:

Eroica Fenice

ispirazione

Alla ricerca dell’ispirazione perduta

Sei alla ricerca di ispirazione? Sei uno scrittore che non scrive? Un musicista che non musica?
Niente paura. Abbiamo quel che fa per te.
Tre consigli per ritrovare l’ispirazione e liberarla dal nascondiglio buio e sperduto in cui si è rintanata.

Numero 1. Poggia il tuo bel capo sul cuscino, conta le pecorelle tutta ovatta, collassa alla numero due, e sogna.
Numero 2. Vai dal tuo spacciatore di fiducia, se ne hai uno, o al bar sotto casa, e drogati/ubriacati.
Numero 3. Impazzisci. Anche se non sbraiti o non compri la camicia di forza che non si abbina oggettivamente con nulla, devi riuscire lo stesso ad avere allucinazioni.
E se siete dei moralisti intransigenti, degli insonni cronici e dei rigorosi sani di mente, allora non vi resta che continuare a cercare. Ma, per domare la vostra frustrazione, ecco l’esempio di chi l’ispirazione l’ha trovata e proprio con i metodi da noi indicati. Ammettiamo che sia state le loro esperienze a gettare le basi della nostra teoria, ma che sia nato prima l’uovo o prima la gallina, cambiando l’ordine degli addendi, insomma, le cose rimangono uguali.

Gli artisti e la loro fonte di ispirazione

La prima di cui parliamo è la mamma di Frankestein, Mary Shelley. Una ragazza madre, considerando l’età. Aveva infatti soltanto diciotto anni quando, in una notte buia e tempestosa nella grande tenuta di Lord Byron, Mary si assopì dopo spaventosi racconti ascoltati alla luce del camino, frutti della fantasia di qualche amico. Ed ecco che comparve Frankestein, nell’incubo più vivo che lei si potesse aspettare. L’indomani, la scrittrice mise su carta l’esperienza onirica vissuta e così nacque lui, il terribile mostro con i bulloni in testa.

Il secondo artista è Robert Shumann, compositore di indiscussa fama internazionale, che negli ultimi anni di vita soffrì di allucinazioni uditive. Sentiva vere e proprie melodie, prima costituite da semplici note e poi diventate sempre più complesse, complete. Furono queste allucinazioni a dettare molte delle sue opere.

Il terzo della lista è Stephen King che, secondo alcuni, affermò in passato di aver scritto Cujo grazie ad un’immensa quantità di birre e droghe.

Ancora, ricordiamo Michail Bulgakov che scrisse Morfina sfruttando i ricordi della sua precedente esperienza con questa sostanza.

Come non citare anche Edgar Allan Poe che trasse ispirazione per i suoi “noirissimi” racconti, dalle visioni provocate dall’alcool di cui faceva uso.

Infine, vi raccontiamo dell’ispirazione di colui che nel cercarla unì insieme un suono, un sogno, ed un’idea folle. Salvator Dalì, pittore che non necessita sicuramente di presentazioni, per cercare ispirazioni per le sue opere, dormiva su una comoda poltrona con in mano una chiave ed ai suoi piedi un piatto di vetro. Nell’addormentarsi e nel rilassare, di conseguenza, i muscoli, faceva cadere la chiave sul piatto ed il rumore che nasceva dallo scontro lo riportava alla veglia. Dipingeva dunque ciò che aveva visto in quei brevi istanti. Considerando le sue opere, siamo certi che aveva visto cose bellissime, degne di un pittore.

Print Friendly, PDF & Email