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Eroica Fenice

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Capodanno tra riti e fastidi

Dopo la piaga dell’organizzazione delle festività natalizie, della quale si inizia a discutere già da metà ottobre, ecco giunta l’altrettanto tremenda pianificazione del Capodanno in una famiglia italiana tipo.

A Capodanno questo si mangia!

Sciolta la riserva sull’annosa questione della location (in realtà è sempre la stessa, ma bisogna comunque complicarsi la vita mettendone in ballottaggio un’altra), finalmente si può discutere di cosa si mangerà. Ogni anno qualche rivoluzionario tenta sempre di proporre piatti alternativi a quelli della tradizione sia per innovare un po’, sia per agevolare la cuoca di turno che resterà segregata in cucina per due giorni senza mai vedere la luce.
La risposta, però, è sempre la stessa: “No! A Capodanno questo si mangia! ” E vai di tartine varie, baccalà, insalata di rinforzo, insalata russa, pizza di pesce, broccoli di Natale, linguine con le vongole, calamari arrostiti, gamberoni alla griglia, polpo all’insalata, cassata, panettone, pandoro, frutta secca e, dulcis in fundo, cotechino con lenticchie. Non importa se la casa puzzerà di pesce fino a marzo 2019 e se alla maggioranza degli ospiti non gradirà neanche la metà di quanto descritto finora.

I giochi

Anche se i commensali sono ormai sfatti e svogliati dopo un cenone di tre ore, pare sia obbligatorio tirar fuori la tombola e il mercante in fiera. Durante l’allegra tombolata, due saranno le certezze: il solito brillante del gruppo urlerà “ambo!” al primo numero estratto e il più ricco della tavolata, con un’unica cartella fortunata, si aggiudicherà ambo, terno, quaterna, cinquina e tombola alla faccia dei parenti tapini che, nonostante il lauto investimento di dieci euro per trenta cartelle, non vinceranno mai nemmeno quei miseri cinquanta centesimi dell’ambo.
Passiamo al mercante in fiera. La scatola del gioco verrà delicatamente tirata fuori dal mobile nel quale giace ormai da un anno. Il ruolo del battitore se lo (auto)aggiudicherà il più istrionico della combriccola il quale, con suo sommo compiacimento, potrà dar finalmente sfogo alla sua arte oratoria mista ad ironia e suspence nell’evocare le carte vincenti. Se solo due commensali si azzarderanno a dire “Beh… siamo un po’ stanchi, andiam
o via”, il battitore, come un attore consumato a cui viene negato il palcoscenico, esclamerà terrorizzato: “No, restate! Facciamo una mano veloce, promesso! Prendete una carta in società!”. Come andrà a finire? Dopo tre ore di gioco svolto sotto lo sguardo assente dei mancati fuggitivi, lo stesso parente ricco che si è aggiudicato poco prima il montepremi della tombola, si accaparrerà anche quello del mercante in fiera con la carta più insulsa del mazzo, ossia la Pagoda.

I veglioni

Per i giovani o coloro i quali si sentono eternamente tali a dispetto dell’età, “dove andiamo quest’anno?” è la domanda che inizia a riecheggiare nelle loro menti già dai primi del mese. Il veglione rappresenta un po’ l’equivalente invernale del falò di ferragosto: si deve andare, altrimenti che 15 agosto è? Non importa se si resta imbottigliati nel traffico per sette ore o se si esce a piedi sotto i botti con il cenone sullo stomaco, il tacco 12 sui sampietrini, i capelli appena phonati che si impregnano di puzza di polvere da sparo e l’umidità delle sette di mattina (orario minimo pattuito con i sindacati per il rientro a casa) che penetra nelle ossa… Un brindisi ci vuole!

La Televisione

”L’anno che verrà” cantata da qualche sgallettata è la canzone simbolo da suonare a cavallo della mezzanotte, mentre la buonanima di Dalla si rivolta giustamente nella tomba. A seguire, frizzi, lazzi, trenini, l’irresistibile Gigi d’Alessio che saluta il nuovo anno assieme alla Tatangelo in un sobrio outfit e a mummie varie dalle facce siliconate tirate fuori dai sarcofagi della Rai solo in queste occasioni. Ogni canale avrà il suo contdown ma nessuno sarà sincronizzato con gli orologi di nessuno.
L’indomani i tg conteranno i morti e i feriti per le esplosioni dei botti, parleranno del primo bagno dell’anno a Marechiaro, del primo tuffo nel Tevere e del primo nato nel 2016.

Dunque, che Capodanno sia anche quest’anno! Auguri a chi vorrebbe solo il proprio letto e a chi si sfinisce a tresette; a chi resta due ore dal parrucchiere e a chi quella sera indosserebbe solo il proprio pigiama; a chi maledice le feste e a chi corre al veglione; a chi sistema casa fino alle tre dopo l’invasione dei parenti e a chi vorrebbe stare da solo su una spiaggia messicana fino ad aprile. Auguri di un felice anno nuovo a tutti, proprio a tutti…
Tranne ai soliti parenti ricchi che vincono sempre i soldi a tombola e al mercante in fiera alla faccia nostra. Prosit!