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Eroica Fenice

Dormire per ricordare? Assolutamente sì!

Mi piace dormire, davvero tanto, e, leggendo di uno studio della Saarland University, nota università tedesca, pubblicato nel marzo 2015 sulla rivista Neurobiology of Learning and Memory, ho trovato una risposta perfetta a quanti, accusandomi di essere pigra, mi dicevano “Ma invece di dormire al pomeriggio, studia!”: un riposino dai 45 ai 60 minuti può incrementare le prestazioni mnemoniche fino a 5 volte! Per dimostrarlo, un gruppo di ricercatori ha condotto approfonditi studi su 41 volontari adulti. Ai soggetti è stato chiesto di ricordare 90 parole singole e 120 accoppiate, con la particolarità che, nelle parole di una stessa coppia, non ci fossero vincoli di associabilità ( per esempio, una coppia era composta da “milk” e “taxy”), cosicchè non entrassero in gioco meccanismi di familiarità che avrebbero aiutato sensibilmente la memorizzazione. Tutti i soggetti sono stati, quindi, sottoposti ad un test di verifica, per poi essere suddivisi in due gruppi: il primo gruppo ha trascorso il tempo guardando un DVD, invece il secondo gruppo è stato “incaricato” di dormire per un massimo di 90 minuti. Mentre questi riposavano, il loro sonno è stato monitorato tramite EEG per valutare i “Fusi del sonno”, treni di onde ad alta frequenza visibili nell’EEG durante il sonno non-REM, dei quali si vuole valutare la correlazione con i processi di consolidamento della memoria. Al termine del filamto e della pennichella, i soggetti sono stati sottoposti ad nuovo test di controllo: questa verifica ha rilevato che la memoria delle parole imparate era stata conservata circa 5 volte meglio da coloro i quali avevano dormito rispetto a quelli che, invece, avevano visto il film. Inoltre, quelli che avevano goduto del pisolino rispondevano al test in maniera assimilabile alle risposte date subito dopo l’apprendimento, contrariamente ai loro compagni le cui risposte dimostravano che avevano perso informazioni. Ancora, il test è riuscito a dimostrare una correlazione tra memoria e fusi del sonno, evidenziando che il ricordo è tanto più forte quanto maggiore è il numero di fusi del sonno che appaiono nell’EEG. Quindi, il consiglio è: entrate anche voi nel fantastico club di quelli che, come me, non rinuncerebbero, per niente al mondo, all’oretta di sonno pomeridiana. Questi dolcissimi minuti trascorsi tra le braccia di Morfeo, potrebbero salvare la vostra carriera scolastica, universitaria o anche lavorativa o familiare. Iscriversi è facilissimo, basta procurarsi un divano, un cuscino e magari un plaid. Mi raccomando, provvedete!

Dormire per ricordare? Assolutamente sì!