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Eroica Fenice

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Due cose sulla dipendenza da Instagram

Se avete appena creato un profilo Instagram, ci sono alcune cose che dovreste sapere.
La prima di queste è che Instagram crea dipendenza!
L’applicazione, sviluppata da Kevin Systrom e Mike Krieger nel 2010, consente agli utenti di scattare foto e condividerle sul web, servendosi di appositi filtri che conferiscono alle immagini una veste semiprofessionale.
Insomma, grazie a questa app diventiamo un po’ tutti dei fotografi.
Le foto possono essere modificate a nostro piacimento, se scure possiamo illuminarle, renderne più vivaci i colori, possiamo inoltre geolocalizzarle, per condividere in ogni momento la nostra posizione sul globo terrestre. Il divertimento consiste, appunto, nella condivisione: chiunque può diventare un nostro follower e cliccare sulle foto per gradirle, grazie alla funzione del like, e la popolarità di uno scatto è strettamente legata agli hashtag, che per chi non lo sapesse sono parole, precedute dal simbolo cancelletto, che accomunano immagini dai temi o soggetti simili.
Come nasce la dipendenza da Instagram? È presto detto. In primo luogo, grazie alla facilità estrema del procedimento: scatto-filtro-condivisione; in secondo luogo, dalla possibilità che fornisce questo social di veicolare un’immagine di noi al mondo intero, di ciò che siamo, di ciò che facciamo, di ciò che ci piace, in ogni momento del giorno. Sembra però, che la cosa ci stia un po’ sfuggendo di mano, e che l’istinto di fotografare qualsiasi cosa abbia preso il sopravvento. A farne le spese, di questa mania del selfie a tutti i costi, delle foto “artistiche” di svariati soggetti, dal monumento, alla pizza, al sushi, alla spiaggia, alla manicure, sarebbero i malcapitati fidanzati/mariti delle “drogate di Instagram”.

 Il video-denuncia Instagram husband: “Donne, non riducete il vostro compagno ad un treppiede”.

Nasce, a tal proposito, la pagina instagramhusband.tumblr.com, che ha lanciato un tragicomico video denuncia, in cui emerge questa nuova piaga sociale, che affligge tutti i mariti di quel tipo di donne pronte addirittura a bloccare il traffico pur di scattare una foto (come quella ai piedi che calpestano le strisce pedonali!) da centinaia di like.
Tante le denunce dei mariti Instagram: “Il mio lavoro è farla apparire bella nelle foto”; “praticamente sono un selfie stick umano”; “una volta mangiavamo il cibo, adesso lo fotografiamo”. La ricerca spasmodica dello scatto perfetto sembra eccitante per le tante donne che si improvvisano reporter della propria vita, ma è sicuramente frustrante per chi le accompagna, che vorrebbe gustarsi un tramonto, un paesaggio urbano, invece di scattare centinaia di foto. Tali foto vengono sottoposte sistematicamente al vaglio della “malata dello scatto” , la quale, non contenta, procede poi a rimproverare il povero fotografo per la sua scarsa percezione degli “effetti della luce” (chi scrive ne sa qualcosa e fa pubblica ammenda). Per non parlare del consorte di una #foodlover, che, ogni volta che si siede al ristorante e spera di riuscire ad assaggiare il piatto di spaghetti allo scoglio, dopo 15 minuti di scatti laterali, frontali, in prospettiva, dall’alto e dal basso, rischia di mangiare colla di pesce!

Instagram addicted: rischi di una dipendenza

Senza scomodare Erich Fromm, che ci ha illuminato sulle modalità esistenziali dell’essere e dell’avere, e dell’importanza che ha per il nostro “io” l’immagine che diamo di noi, possiamo evidenziare che dietro il successo di Instagram, Facebook, Twitter, c’è sicuramente quella naturale mania di protagonismo, che spesso può diventare malsana. La dipendenza rischiosa, in fin dei conti, è quella dai like. Sì, perché ci sono sempre più persone convinte che il successo sociale passi attraverso le maglie dei social, che diventano veri e propri contatori della fama, tanto che gli argomenti di discussione più frequenti tra gli adolescenti sono: quanti seguaci hai su Instagram? e su twitter?.

Forse dovremmo fare un discorso a noi stessi circa la reale importanza dei followers, ed avere un approccio più distaccato, ad esempio, prima di scegliere se fotografare o vivere a pieno un momento.
Perché farà anche comodo avere un album di foto da poter scorrere sullo smartphone, ma se decidiamo di postare uno scatto su Instagram, Facebook, ecc., dovremmo tener bene a mente che, a prescindere dai like che riceveremo e da ciò che pensano gli altri di noi, la vita va prima di tutto goduta!

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