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Eroica Fenice

Harry Potter e la rivalsa delle lingue morte

Potrebbe un mago come Harry Potter vincere contro la scomparsa delle lingue antiche?

Non è una novità che l’istruzione italiana sia orientata verso lo studio di materie scientifiche e della lingua inglese, considerate un passe-partout per il futuro di un ex studente che si appresta a vivere la vita lavorativa.
E non è nemmeno una novità quella di considerare le lingue del nostro passato paradossalmente inutili quanto morte. Per ovviare al problema della reale e vicinissima sepoltura del greco e del latino i professori Peter Needham, dell’Università di Eton, e Andrew Wilson, dell’Università di Bedford, si sono inventati un nuovo modo per rilanciare l’interesse verso un patrimonio antico, ambito da chiunque: tradurre, almeno in parte, in latino e greco antico, una delle saghe più lette e amate dagli adolescenti di tutto il mondo, quella del celebre Harry Potter.
Famoso grazie a libri e film, vero e proprio romanzo di formazione, considerato un classico della letteratura inglese, è stato ideato e scritto dall’autrice Joanne K. Rowling che forse mai si sarebbe aspettata un tale successo che ha portato con sé un vero e proprio boom del mito di Harry Potter, con tanto di sito dedicato a tutti coloro che ancora sognano la lettera d’ammissione alla nota Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, la cui tradizione antica non fa stupire i lettori nell’incontrare numerose parole in latino, soprattutto nelle formule di incantesimi.
Così con “Harrius Potter et Philosophi Lapis” e “Harrius Potter et Camera Secretorum” per la traduzione latina e “Areios Potér kai é tu Filosòfu Lithos” per quella in greco greco, lo smilzo ragazzino dall’aria desolata, il Prescelto, diviene vero e proprio strumento per far tornare in vita le lingue arcaiche.
Paradossale pensare che siano inglesi, e non italiani, gli ideatori del progetto, che hanno incontrato non poche difficoltà nel tradurre i primi due libri della saga, più volte utilizzando perifrasi laddove non ci fossero parole latine, o greche, capaci di delineare oggetti appartenenti ad una cultura del tutto nuova. Si pensi alla traduzione della famosa locomotiva, diventata “machina vectoria vaporalis”, che, partendo dalla stazione di King’s Cross porta gli alunni direttamente al villaggio di Hogsmeade, per poi essere guidati dall’enorme guardiacaccia Hagrid verso la scuola.
Ci si chiede come sia possibile conservare una ricchezza tanto delicata se gli stessi padroni non sembrano valorizzare con reale amore la loro proprietà. Argomento ormai obsoleto, la lettura dei classici e la conseguente traduzione di questi non ha più il valore eccelso che secoli fa ha ottenuto, essendo nascosto il loro reale valore, quello cioè di un’ampia conoscenza di una storia e di un passato che costituiscono, inoltre, anche la base per una più accurata e piena conoscenza della corrente lingua italiana.
C’è da dire, a difesa degli studenti, che anche gli stessi professori non contribuiscono a rendere in qualche modo vitale l’insegnamento di lingue da non considerarsi per forza morte, non prendendo in considerazione un modo originale per poter inculcare un passato amore per la magia, e siamo in tema, che solo le lingue antiche sembrano dare.

Non sarà, d’ora in poi, difficile per il traduttore approcciarsi al latino e al greco con più accesa curiosità, scoprendo la storia della sua lingua e, perché no, vivendo anche le magiche avventure di un ragazzino che a distanza di anni sembra avere ancora tanto potere nel mondo.

Harry Potter e la rivalsa delle lingue morte