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Eroica Fenice

La leggenda della Pietra Filosofale

La leggenda della Pietra Filosofale

Fornisce l’elisir di lunga vita, rendendo immortale chiunque lo beva. Permette l’acquisizione dell’onniscienza. È in grado di trasformare ogni metallo vile in oro puro.
Questi i poteri del lapsis philosoforum, meglio noto come pietra filosofale.

Perché pietra filosofale?

L’attributo si riferisce all’interesse che la pietra ha destato nei filosofi di tutti i tempi, data la sua presunta capacità di condurre l’uomo all’onniscienza.

Secondo la filosofia neoplatonica, l’Uno era riconducibile alla molteplicità dell’universo, per cui tutti gli elementi erano composti della stessa sostanza. Questa quintessenza era l’elemento principale contenuto nella pietra.

In particolare, la pietra filosofale avrebbe alla base la sintesi di due polarità contrapposte: il mercurio, associato all’aspetto lunare dell’etere, e lo zolfo, associato al suo aspetto solare. L’appropriata sintesi di questi opposti avrebbe costituito la base del tanto famigerato etere.
Nella filosofia aristotelica, invece, la materia possedeva una tendenza a mettere in atto la propria essenza, ed è proprio nel raggiungimento dell’essenza che si colloca l’azione della pietra filosofale.

Breve storia della pietra filosofale

Il concetto non ha origine dal magico mondo di Harry Potter, nel quale essa era capace di trasformare qualsiasi metallo in puro oro, e il cui elisir assicurava la vita eterna, ma ha radici molto più remote.
La prima teoria esemplare è quella dell’alchimista musulmano Jabir ibn Hayyan, che analizzò ciascuno dei quattro elementi aristotelici (fuoco, acqua, terra, aria) ponendo l’accento sulle loro quattro principali qualità: caldo, freddo, secco e umido.

Secondo le sue teorie ogni metallo è il risultato di una combinazione di queste quattro qualità: l’oro era considerato il metallo perfetto perché in esso le qualità erano sintetizzate armonicamente. Grazie alla dominazione araba della Spagna, questo pensiero arrivò in Europa ed ebbe grande fortuna durante il Medioevo.

Nel tempo, però, si sono diffuse tante altre leggende e ad altrettanti personaggi è stata attribuita la scoperta della pietra filosofale: tra i più noti abbiamo Nicolas Flamel, Federico Gualdi, il Conte di Saint-Germain, Giacomo Casanova.

La pietra filosofale esiste veramente?

In molti hanno creduto fermamente all’esistenza della pietra filosofale, ma c’è stato anche chi ha interpretato le leggende legate alla storia della pietra filosofale in chiave metaforica, rendendola terreno fertile per la propria ideologia. È il caso dei cristiani, che durante il Medioevo sovrapposero la figura della pietra a quella di Cristo, disceso nel mondo della materia per trasmutarla attraverso la sua morte e risurrezione, e consentire la rinascita spirituale dell’umanità.

Un’altra nota interpretazione è quella di Carl Gustav Jung, che scrisse che la pietra filosofale doveva essere interpretata come la metafora dello sviluppo psichico di ogni essere umano, la forza che lo spinge verso la propria identità.
Per altri ancora la pietra era la via della saggezza e della conoscenza assoluta.

Influssi culturali della pietra filosofale

Allusioni alla pietra filosofale compaiono in molte opere letterarie e cinematografiche, ma senza dubbio la più nota di esse è il primo capitolo della saga di Harry Potter. Nel magico universo creato dalla scrittrice J. K. Rowling, la magica pietra era stata inventata dall’alchimista Nicolas Flamel, e sembra che l’uomo fosse riuscito bene nell’impresa, dal momento che nel romanzo aveva raggiunto la veneranda età di seicentosessantacinque anni.

Com’è ben noto in tutte le culture  e teorie antiche, la condizione necessaria alla creazione e all’utilizzo della pietra filosofale è proprio un elevato livello di moralità. Eppure nel romanzo si sceglie di distruggere la pietra, che, a causa dell’avidità dell’uomo, non avrebbe mai smesso di creare problemi.

E se esistesse davvero un oggetto del genere? L’umanità sarebbe in grado di utilizzarlo bene?