Seguici e condividi:

Eroica Fenice

pallone

Mondiale che vai, pallone che trovi

Son passati otto anni da quando lo abbiamo visto, con il cuore in gola, entrare dai piedi di Fabio Grosso nell’avversaria porta francese e rianimare in pochi minuti il nazionalismo degli italiani. Abbiamo tutti sperato in una sua traiettoria miracolosa quando poche settimane fa un colpo di testa dell’uruguaiano Godin ha spinto gli azzurri fuori dal Mondiale. Il pallone che da anni è diventato un vero e proprio oggetto di culto  è il vero protagonista nel tanto amato gioco del calcio. Ha un nome, lo si esibisce con una certa maestosità e molte sono le discussioni riguardo la resistenza e le diverse caratteristiche tecniche della sfera che potrebbe fare la differenza. Quando Adidas nel 1970 acquistò l’esclusiva per fornire il pallone del Mondiale l’attenzione e le polemiche erano ridotte rispetto a quelle suscitate negli ultimi anni. Certo è che il pallone del mondiale ha alle spalle una storia curiosa e ricca di retroscena che ha avuto inizio nel 1930.

T-Model (Uruguay 1930) è il nome del pallone utilizzato nel secondo tempo del primo mondiale, era una sfera di gomma ricoperta da 11 pannelli di cuoio. All’epoca le squadre si accordavano sul tipo di pallone da impiegare nella partita, difatti nel primo tempo venne utilizzata la “Pelota Argentina”. Il Federale 102 (Italia 1934) composto da 12 pannelli poligonali era molto simile allo Allen (Francia 1938), impiegato nel Mondiale successivo. Superball Duplo T (Brasile 1950), formato da 12 pannelli, fu il primo pallone dei Mondiali marchiato da loghi e ideato senza laccetti. In molti, dopo la finale, avrebbero desiderato distruggere quella che è stata definita “A Bola do Maracanazo”, per il trionfo contro ogni aspettativa dell’Uruguay.

Swiss World Champion (Svizzera 1954) era di colore più chiaro rispetto ai palloni precedenti ed era costituito da 18 pezze mentre il Top Star (Svezia 1958), formato da 24 pezze, fu usato in due versioni, una bianca e una gialla. Logato e primo modello ad essere in parte realizzato con pezze esagonali è il Crack (Cile 1962) mentre l’ultimo pallone, formato da 25 pezze regolari, prodotto da un’azienda diversa da Adidas è il Challenge 4-Stars (Inghilterra 1966).

Nel 1970, in occasione del primo torneo Mondiale in diretta televisiva, FIFA affidò ad Adidas i diritti per ideare i palloni per tutte le edizioni del Mondiale fino ad oggi. Telstar (Messico 1970), realizzato con 32 pannelli di cuoio, è stato il primo pallone a presentare il classico disegno a pentagoni neri su fondo bianco, quasi identico al successivo Telstar Durlast (Germania 1974). Tango River Plate (Argentina 1978) e Tango España (Spagna 1982), differenti solo per la maggiore impermeabilità del secondo, erano invece costituiti da 32 pannelli e ideati secondo una grafica che riproduceva 12 cerchi.

Azteca (Messico 1986) è il primo pallone dei mondiali, ispirato all’arte azteca, realizzato completamente in materiale sintetico mentre probabilmente ispirato alla cosiddetta Chimera di Arezzo è l’Etrusco Unico (Italia 1990) così che tre teste di leone ornano ciascuno dei 20 triangoli che costituiscono il pallone. Del Questra (Usa 1994) sono state realizzate tre versioni, il nome deriva da un’antica parola anglosassone con il significato di the quest for the star mentre Tricolore (Francia 1998), il primo pallone multicolore usato in un Mondiale, riprende i colori della bandiera francese.

Fevernova (Giappone e Corea del Sud 2002), pubblicizzato da una campagna in titolata “I got the fever”, era costituito da un triangolo grigio bordato d’oro con i vertici sovrastati da una fiamma rossa. Il +Teamgeist (Germania 2006) era formato da 14 pannelli curvi termosaldati ma per la finale tra Italia e Francia è stata utilizzata una versione speciale, il+Teamgeist Berlin, caratterizzata da riempimenti dorati stampati sulla superficie. Il Jabulani (Sudafrica 2010),  formato da 8 pannelli termosaldati disposti in modo sferico e criticato a lungo perché senza cuciture, presenta 11 colori in riferimento al numero dei calciatori e delle comunità sudafricane.

Siamo giunti all’ultimo Mondiale e protagonista è Brazuca (Brasile 2014), il termine informale definisce l’orgoglio e i caratteri del popolo brasiliano che ha scelto il pallone con una votazione online con il 77% di preferenze. Costituito da superficie ruvida e da 6 pannelli in poliuretano, riprende i colori tradizionali dei braccialetti portafortuna indossati nel paese. Prima dell’utilizzo è stato inoltre valutato da oltre 600 calciatori di caratura mondiale e da 30 squadre di 10 diverse nazioni. Anche per questo torneo durante la finale verrà impiegata una variante del pallone standard, il Brazuca Final Rio, che si differenzia per il verde e il giallo, i colori del Trofeo Coppa del Mondo FIFA. Non ci resta che attendere la finale di questo Mondiale e rimandare l’appuntamento al prossimo pallone!

 

 -Mondiale che vai, pallone che trovi – Eroica Fenice –

Print Friendly, PDF & Email