Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Tv, la monotonia dei palinsesti

Pensavamo di essercene finalmente liberati dopo un anno trascorso a guardare la tv senza aver udito l’inquietante ammonimento “sei stato nominato” rivolto con tono solenne dalla conduttrice al malcapitato concorrente, o la perentoria ingiunzione di sfratto “devi abbandonare la casa”, esternata con fare da ufficiale giudiziario contro il partecipante più televotato. Invece è tornato, più uguale a se stesso che mai: reclusione trimestrale, telecamera sapientemente piazzata sotto la doccia e solito cast di coatti/ pseudo-fenomeni/ casi umani. Contando gli anni a ritroso in un notevole quanto inutile sforzo di memoria, provo a ricordare chi fosse il presentatore della prima edizione, il più simpatico della terza o il vincitore della quarta e, non riuscendo a risalire a questi tizi (non necessariamente per carenza di memoria…), giungo all’amara conclusione per la quale tredici serie di uno stesso programma tv sono davvero troppe…Dobbiamo farlo diventare per forza maggiorenne questo show prima di chiuderlo?!

Per non parlare, poi, dell’ennesima edizione degli amici aspiranti canterini/ ballerini: molti dei ragazzi che partecipano oggi al talent non erano nemmeno nati quando è andata in onda la prima edizione del programma, mentre quelli che a quest’ultima hanno preso parte, ora sono pensionati.

Inoltre, sono decenni che assistiamo in prima serata agli show che vedono protagonisti mini cantanti che, in virtù di una scelta musicale sicuramente appropriata alla loro età, intonano “Perdere l’amore” per dimostrarsi degni emuli degli acuti di Massimo Ranieri, supportati da genitori facinorosi che vorrebbero già farli esibire alla Royal Albert Hall di Londra accompagnati dall’orchestra sinfonica del maestro Muti. E, come se non avessimo già le orecchie piene di ascoltare sempre le stesse cover, vai ancora di Battisti, Baglioni e Mina nei repertori canori dell’ennesimo talent show musicale, stavolta per adulti. A quanto pare, L’Italia è un paese di santi, poeti, navigatori e cantanti… Senza dimenticare i futuri cuochi! Sì, perché come ha sottolineato Crozza in un suo intervento televisivo, ormai esistono più di venti programmi sulla cucina: non sappiamo più se paghiamo il coperto o il canone!

La programmazione appare ancora più desolante quando ci si sintonizza sui contenitori televisivi pomeridiani, nei quali criminologhe da red carpet espongono i loro pareri sul giallo del momento, per poi riportarli la sera stessa in un’altra trasmissione e il giorno successivo in un talk della rete concorrente; oppure dove inviati dallo scoop facile intervistano la pianta grassa della zia della nonna del cognato del presunto assassino, con la speranza che possa fornire in diretta rivelazioni esclusive sul delitto più efferato della settimana.

Di fronte a questi scenari così tristi, credo sia nettamente più costruttivo rivedere per la milionesima volta “Totò, Peppino e la malafemmina” su qualche canale locale piuttosto che una nuova puntata delle solite solfe in onda sulle reti nazionali.

Ormai da anni non si assiste alla messa in onda di un programma completamente inedito, fatto di idee fantasiose e contenuti di un certo spessore, magari condotto da personaggi esordienti e non dai soliti noti. Eccetto rari casi di sperimentazione in onda sui canali del digitale terrestre, quelli nazionali e privati, invece, non fanno altro che riproporre sempre gli stessi format che appaiono, per di più, completamente speculari tra loro. A quanto pare, l’imperativo categorico che regna sovrano in tv è “meglio ripetere che innovare”, perché al pubblico bisogna dare ciò che vuole. L’esempio delle notizie che strisciano imperterrite da ben 26 anni dopo il tg, è la manifesta concretizzazione della ripetitiva messa in atto di quest’assunto da logica aziendale applicata ai palinsesti tv.

Cade purtroppo nel vuoto l’esempio di Renzo Arbore, ideatore e conduttore di storiche trasmissioni come “Indietro tutta”, il quale non ha mai riproposto un suo programma per più di un’ unica stagione televisiva, nonostante le pressioni esercitate dai vertici di rete in virtù degli ottimi ascolti ottenuti dai suoi show. Sosteneva, infatti, che persino lo spettacolo più divertente e di successo, ripetuto anche per sole due volte, avrebbe finito inevitabilmente per copiare se stesso e annoiare gli spettatori, i quali, di conseguenza, avrebbero di sicuro smesso di seguirlo.

Cari autori e direttori di rete, come diceva lo stesso Arbore in un suo celebre spot: “Meditate gente, meditate”…

– Tv, la monotonia dei palinsesti –

Print Friendly, PDF & Email