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Piramidi in Campania: enigma archeologico?

Le piramidi rappresentano delle costanti architettoniche che accompagnano l’uomo, di qualsiasi regione della Terra, dalla sua più antica storia. Ma perché mai, nel cammino dell’umanità, si è avvertita la necessità di erigere monumenti colossali ad imitazione delle montagne? Forse, perché questi sono stati riprodotti dal pensiero religioso: il monte è simbolo di trascendenza, icona di una realtà inesprimibile, rappresentazione del dominio degli dèi sul tempo e sullo spazio. Ebbene, l’elemento più alto in natura, svettante su ogni altra cosa è, appunto, la montagna: si pensi al Monte Olimpo, al Monte Sinai, al Monte Mehru, al Macchu Picchu. Tutto l’universo mitologico mondiale colloca le divinità in questo luogo che sovrasta tutto, sempre ammantato di nubi e dove il tuono diviene la loro voce.

Oltre alle più celebri ed emblematiche, situate in Egitto, le piramidi si trovano nelle più svariate zone della Terra: in Messico, Honduras, Guatemala, Perù, Cile, Indocina, Polinesia. Meno nota è, però, la loro presenza in Europa; il loro ritrovamento in Bosnia ha focalizzato l’attenzione anche sull’Italia, evidenziandone la presenza nella nostra regione, sempre ricca di enigmi e tracce di un passato misterioso. In Campania si elevano, infatti, tre grandi piramidi che per le loro dimensioni assomigliano a delle vere e proprie colline. Si trovano sparse per il territorio casertano: una s’innalza presso Sant’Agata dei Goti, un’altra a Moiano e un’altra ancora a Caiazzo. Appartengono da millenni alla tradizione più oscura della zona e sono oggetto d’interesse ancora oggi da parte di alcune comunità esoteriche locali. Oggi, l’azione erosiva dell’acqua ha ridotto queste strutture a colline naturali coperte da alberi e vegetazione, sebbene si distingua il profilo piramidale. La loro tecnologia architettonica non sembra essere peculiare del territorio europeo, poiché già nell’antica Cina furono realizzati allo stesso modo monumenti simili: abbiamo l’esempio della grande piramide di Lin-t’ong e delle sette piramidi di Sian-Fu, costruite fondamentalmente con terra ricoperta da pietrisco, in modo tale da farle apparire come alture naturali, forse per nasconderne l’ubicazione. La presenza di questi imponenti monumenti potrebbe mettere in discussione la storia dell’Europa così come proposta ordinariamente, restituendo alla luce la presenza di una civiltà antica, evoluta per organizzazione sociale e in possesso di conoscenze tecnologiche tali da adattare le montagne ai propri disegni e progetti.

Popolazioni autoctone, Pelasgi o esoterismo all’origine delle piramidi europee? 

Oltre all’ipotesi di popoli autoctoni non noti, si fa strada quella che vuole come possibili costruttori delle piramidi europee i Pelasgi, il “popolo del mare”, formidabili navigatori che, intorno al IV millennio a.C. stavano percorrendo il continente europeo per sfuggire alla devastazione delle loro terre, situate nel bacino dell’attuale Mar Nero, sommerse dalle acque dopo l’ultima glaciazione. Anche se il loro fu solamente un percorso esplorativo attraverso il continente europeo, i Pelasgi lasciarono dietro di sé insediamenti megalitici in tutta l’Europa. Un’altra spiegazione è di matrice esoterica e vede tali strutture alla base di riti connessi al potere benefico sprigionato dal solido piramidale. L’esoterismo è legato al segreto che ha un senso: non tutto può essere spiegato con le parole umane. Meno che mai un simbolo che ha il valore di un “assioma geometrico”, secondo la definizione che ne dà Russell a proposito del punto e dello zero. Una figura composita e magica: la sua base è un quadrato, principio di progressione verso la perfezione, segno di stabilità ed immutabilità; i quattro triangoli che partono dal quadrato di base terminano con l’Uno, la sommità, ovvero il divino. La piramide concentra, quindi, il calore e la luce divina, canalizzandoli verso i corpi posti in essa, così che essi rinascano. La struttura piramidale dovrebbe assolvere, dunque, ad una funzione catalizzatrice di energie positive per l’ambiente circostante, producendo un’azione terapeutica di armonia nell’individuo e tra le persone. Ma le ipotesi non mancano e l’enigma resta.

Quale che sia la loro origine, sicuramente non semplice da chiarirsi, è evidente quanto la presenza delle piramidi europee possa rivoluzionare e retrodatare le tappe storiche delle varie civiltà susseguitesi nel nostro continente. A fronte della virulenza della contestazione, ci si chiede quanto influisca l’interesse archeologico, latitante per quanto riguarda una seria indagine ufficiale, o quanto, invece, incida il movente ideologico di chi teme un possibile ribaltamento della storia conosciuta. 

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