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Eroica Fenice

Moda - Lord von Schmitt

L’abito non fa il monaco: stranezze nell’alta moda

Il termine moda, storicamente definito costume, è spesso correlato al modo di vestirsi, ma in realtà nasce soltanto in parte dalla necessità umana di coprirsi con tessuti, pelli o materiali lavorati per essere indossati. L’abito col tempo ha assunto precise funzioni sociali, servendo da “marchio” per distinguere le varie classi, le cariche sacerdotali, amministrative e militari. Più legato alla psicologia è invece l’aspetto del mascheramento. Gli abiti possono servire a nascondere lati della personalità che non si vogliono far conoscere o difetti fisici altrimenti troppo evidenti.

Assodato quindi che il “discorso moda” è vecchio quanto il genere umano, se diamo uno sguardo più da vicino a quelli che sono i nostri tempi, ci rendiamo conto che la moda, troppo spesso e sempre più frequentemente, usa pretesti per confermare quanto accade tra noi. Una società che ha ormai superato e ribaltato i codici donna-uomo sfoggiando una “moda senza genere” o peggio, una “moda androgina”.

Le mode più strane al mondo sembrano essere tutte targate made in Japan (ma anche altri popoli si danno da fare in termini di mode e travestimenti assurdi). In questo caso parleremo di capi strampalati, eccentrici e singolari di alta moda maschile provenienti da tutto il mondo.

L’ultima trovata del momento giunge a noi dal Nevada (Stati Uniti) e sto parlando dei pantaloni all’uncinetto. La linea esclusiva Lord von Schmitt comprende dei vestiti di lana fatti a mano come li faceva la nonna una volta, interamente realizzati con materiale ricilato. I modelli nelle foto di passerella, apparentemente molto divertiti, sembrano tanti figli dei fiori, sfilando con abiti che richiamano una moda di fine anni ’60. I capi della stilista Schuyler Ellers stanno però acquisendo molta eco, c’è chi parla di orrore senza fine, di pugnalate al cuore e alla decenza. Cosa penseranno i maschietti italiani di questa nuova moda uomo per il 2015?

La sfilata parigina di Rick Owens, ha proposto invece il nudo maschile in passerella. Durante la Paris Fashion Week 2015 i modelli dello stilista newyorkese indossano tuniche da monaci Hipster che lasciano i gioiellini al vento, parti basse ben in vista e gambe rigorosamente nude. Attributi maschili in mostra quindi, modelli-robot con un buco nel tessuto come nelle camicie da notte femminili dell’Ottocento. Volti smunti, sguardi imbronciati e corpi soldateschi, il mirino diventa il pene. Buffonata? Spirito rozzo? A me sembra questo e molto altro, una inutile provocazione sguaiata priva di ogni logicità. Ed ecco che l’arte diventa scandalo, diventa l’esibizione di un organo sessuale volutamente svuotato di qualsiasi tipo di virilità, non di certo una intelligente trovata di marketing.

Fino ad ora nessuno aveva mai presentato una linea maschile con un nudo, ma in passato avevamo già notato molte stranezze, come per esempio vedere ancheggiare uomini in leggins o addirittura l’heavy metal in Africa. Nel Gennaio 2013, infatti a Botswana (Africa del Sud), si diffuse la moda del Cow boy metal. I giovani ascoltavano heavy metal e crearono una loro personale versione del look metallaro, con cappello da safari in pelle nera e borchie.

Ma se corriamo un po più indietro nel tempo, a quando in Messico non eri nessuno se non avevi gli stivali elfici, ci dobbiamo solo mettere le mani nei capelli. Nel 2011 ci fu il boom degli stivali da cow boy a punta lunghissima che rendevano impossibile persino camminare. E per lunghissima si intende esageratamente lunga, come se ai piedi ci fossero dei veri e propri sci. I giovani della città di Matehuala si esibivano fieramente, in particolari coreografie tribal dance, ma almeno i “pointy boots” messicani, decorati a mano dai giovani, erano un esempio di moda creativa.

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