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Tecnologia e i danni sui “bambini digitali”

Sempre più spesso capita di vedere bambini, anche piccolissimi, armeggiare con il cellulare di mamma o di papà, passare le piccole dita agili sullo schermo touch come se fosse la cosa più naturale del mondo. Di questi bambini, immersi nella tecnologia fin dalla nascita, si pensa spesso che siano più intelligenti dei loro coetanei di una decina di anni prima, che avranno meno problemi ad accettare e capire i progressi futuri, si dà per scontato che avranno maggior possibilità di successo tanto in ambito lavorativo quanto personale.

Ma sarà davvero così?

In realtà già da tempo esistono degli studi dai quali si evince che un abuso della tecnologia da parte di bambini in età prescolare e preadolescenziale può provocare numerosi danni sia da un punto di vista neurologico che psicologico e comportamentale.
L’American Academy of Pediatrics e la Canadian Society of Pediatrics affermano che i bambini da 0 a 2 anni non dovrebbero essere esposti alla tecnologia; dai 3 ai 5 l’esposizione dovrebbe essere di massimo un’ora al giorno, mentre dai 6 ai 18 non più di due ore al giorno; eppure, gli studi dimostrano che  bambini e  giovani superano di almeno 4 o 5 volte il monte ore prescritto, con una serie di conseguenze importanti.

I danni della tecnologia

Avete presente i giochi nei cortili, le giornate passate tra acchiapparello, nascondino e partite di calcetto che duravano ore e ore? Se prima dell’era digitale erano una realtà quotidiana e normale, oggi diventano scene quasi “da film”: non ci stupiscono i cortili e i parchi semivuoti, come non ci stupisce sapere che i bambini preferiscono armeggiare con l’ultimissima app scaricata al cellulare o guardare un film su Netflix piuttosto che passare del tempo in compagnia dei coetanei. Ecco: un primo ed evidentissimo danno collaterale dell’abuso della tecnologia è l’isolamento sia verso gli altri bambini che verso la propria famiglia. Si perde la capacità di dialogare con chi è vicino fisicamente, non se ne sente più nemmeno la necessità, sostituita dalla possibilità di interagire con gli altri stando comodamente seduti davanti ad uno schermo. Dagli studi si evince che all’isolamento sono connessi una serie di altri problemi che potremmo definire neurologici: è stato dimostrato che l’uso eccessivo della tecnologia è uno dei fattori causali dell’aumento di depressione infantile, ansia, disturbi dell’attaccamento, deficit di attenzione, autismo, disturbo bipolare, psicosi e comportamento problematico, per non parlare del crescente rischio di obesità infantile.  I bambini che hanno dispositivi elettronici in camera da letto riportano il 30% in più di casi di obesità. Un bambino canadese su quattro e uno su tre negli Stati Uniti è obeso e l’Italia corre seri rischi da questo punto di vista. Il 30% dei bambini obesi svilupperà il diabete, inoltre le persone obese sono più esposte al rischio di ictus e infarto, che riducono gravemente l’aspettativa di vita che andrà a diminuire nel corso degli anni.

I danni della tecnologia in età infantile

La situazione diventa ancora più allarmante se pensiamo ai bambini da 0 a 11 anni: come è noto, la prima fase di vita è, per un bambino, quella in cui il cervello è più recettivo e in grado di svilupparsi in base agli stimoli esterni. Purtroppo, però, l’uso sconsiderato della tecnologia fa sì che il cervello non venga stimolato nel modo corretto, generando ritardi cognitivi, compromissione delle capacità di apprendimento, deficit dell’attenzione e diminuzione della capacità di autoregolarsi.

Ciò non vuol dire, comunque, che la tecnologia vada demonizzata.

L’importante è utilizzare nel modo giusto gli strumenti che l’avanzamento tecnologico ci fornisce e che, in linea di massima, non sono di per sé buoni o cattivi.

Cominciano a essere utili – afferma il professor Giuseppe Riva, docente di psicologia dei nuovi media presso l’Università Cattolica di Milano – dai 18 mesi, ma solo sfruttandone l’interattività. Se si usano solo per guardare i cartoni, diventano tv portatili, con tutti i rischi dello stare tante ore immobili davanti a uno schermo“. I rischi principali individuati dal docente universitario milanese possono essere raggruppati in tre macroaree: da un lato il pericolo che il prolungato utilizzo di smartphone e tablet porti ad un affaticamento eccessivo della vista; dall’altro il pericolo che il piccolo si isoli psicologicamente e crei un mondo popolato dagli eroi dei giochi e delle app che utilizza solitamente; infine, un problema legato ai costi di alcune app e dei sistemi di acquisto in-app. Sfruttare questi strumenti per giochi interattivi, al contrario, può essere un importante aiuto per lo sviluppo cognitivo del bambino, a patto che ciò avvenga sotto la supervisione dei genitori, purtroppo spesso assenti nel processo di crescita dei propri figli.

 

 

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