Seguici e condividi:

Eroica Fenice

ludus

Ludus, l’app per imparare il latino

Est modus in rebus. Orazio ci ricorda che c’è un metodo corretto di rapportarsi alla vita e alla sua traversie. Tra queste potremmo annoverare anche la scuola, coi suoi obblighi e le sue opportunità. Gianluca Sinibaldi, che con Orazio litigava sui banchi del liceo, ha pensato che un modo per svecchiare la scuola fosse portare nelle aule impolverate un tocco di modernità. Ha così creato Ludus.

Imparare il latino giocando con ludus app

Rosă, rosae, rosae, rosam, rosā, rosā. Una litania che in molti di sicuro ricorderanno, chi con un guizzo di piacere, chi con terrore e ribrezzo. Stiamo parlando del latino, la lingua del grande impero di Roma, gioia e dolore per gli studenti, molti dei quali la considerano una lingua morta, un inutile spreco di tempo.

Gianluca Sinibaldi, un ingegnere e programmatore italiano che durante gli anni del liceo non riusciva proprio a studiare questa materia (“Prendevo solo 3 o 4”), ha creato più di un anno fa un’applicazione per tablet e smartphone che viene in aiuto a tutti coloro che fanno fatica a raggiungere il “tiratissimo” 6 nei compiti in classe di latino. Si chiama Lvdvs (si legge “ludus”) e il suo scopo è quello di insegnare il latino attraverso prove e giochi che siano divertenti, o quanto mento piacevoli. “Gli studenti portano comunque lo smartphone in classe: se non puoi batterli sul loro terreno, tanto vale allearti con loro, racconta l’ingegnere romano pensando alle lamentele dell’amica insegnante che gli ha dato involontariamente lo spunto per il progetto. Lvdvs porta una ventata di novità in un panorama didattico spesso stantio, tuttavia non con lo scopo di sostituire il docente bensì di integrarne lezione e spiegazioni: “Il gioco è solo il mezzo, il fine è didattico”.
Non aspettatevi un Google Traduttore o uno Splash Latino. Lvdvs non è un traduttore, è un allenatore.

Come usare Ludus latino

L’utilizzo di quest’app (qui) è molto semplice, infatti basta scaricarla e creare un proprio account. Eseguite queste veloci operazioni si può iniziare a lūdĕre, pardon, a giocare. Il software propone 12 differenti livelli, con gradi di difficoltà crescenti, in ognuno dei quali si trovano degli esercizi a tempo che chiedono il riconoscimento di determinate parti di frase: bisogna riconoscere quale parola è il verbo, quale il soggetto e via così. In caso di errore, il programma si comporta proprio come farebbe un insegnante: sottolinea lo sbaglio e suggerisce l’eventuale correzione.
Il tutto viene, quindi, concepito e riadattato secondo le logiche dei giochi virali da smartphone: interfaccia grafica semplice e gradevole, prove a tempo con i punteggi assegnati in base ai secondi impiegati per risolvere i quesiti, livelli di difficoltà crescenti, classifiche, possibilità di sfidare i propri amici.
I primi 3 livelli prevedono il ripasso della prima declinazione, del verbo essere, degli aggettivi di prima classe e dei complementi di unione e compagnia. L’ultimo livello, per chi sarà in grado di raggiungerlo, richiederà la conoscenza della quinta declinazione e del verbo “eo”. Insomma, lo scopo principale è quello di imparare il latino divertendosi.

L’app Ludus ha riscosso un notevole successo, se si considera che non è certo facile ottenere grande notorietà in app store con migliaia e migliaia di applicazioni già esistenti. Ma non ha interessato solo studenti, curiosi e latinisti, visto che addirittura tre licei di Roma (il Keplero, il Mamiami e il Montale) hanno deciso di introdurre nelle loro classi il software in fase sperimentale.

L’applicazione è completamente gratuita e senza alcuna pubblicità; è possibile scaricarla sull’Apple Store per smartphone e tablet con sistema operativo iOS, mentre per i sistemi operativi Android occorre recarsi su Google Play Store. In entrambi i casi sarà necessario cercare l’app digitando il nome in scrittura latina: Ludus.

Dopo aver giocato a Lvdvs sarà difficile continuare a chiamare il latino “lingua morta”.  

Nunzia Serino

Print Friendly, PDF & Email