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Eroica Fenice

La categoria Fun & Tech contiene 98 articoli

Fun & Tech

E3 2017: calendario e notizie della fiera dei videogames

L’Electronic Entertainment Expo, nota semplicemente come E3, è una delle fiere di videogiochi più importanti dell’anno. Nata nel 1995, è diventata nel corso degli anni un punto di riferimento per tutti gli amanti del settore. Durante le numerose conferenze, infatti, vengono annunciati al mondo eventuali nuove console e/o periferiche di gioco e i titoli videoludici in lavorazione. Si tratta di una vera e propria competizione tra le principali case di sviluppo per cercare di stupire e catturare l’attenzione dell’utenza mostrando contenuti e innovazioni. Quest’anno, come ogni anno, dall’E3 ci si aspettano numerose novità. Prima tra tutte, la presentazione ufficiale della nuovissima console domestica Microsoft, nome in codice Scorpio. Dell’ultima creatura, promossa a pieni voti da moltissimi sviluppatori, ci si aspetta una potenza inedita ma anche una serie di titoli nuovi che possano accompagnarne l’uscita in mercato. Nintendo style Altra conferenza e altra nuova console (questa già in mercato) molto chiacchierata di questo E3  è quella della Nintendo. In realtà, non si tratta di una vera conferenza, metodologia ormai evitata dalla nota azienda giapponese, che preferisce mostrare le proprie innovazioni e i propri titoli di punta attraverso video ben elaborati e mandati in diretta mondiale. Quest’anno, Nintendo ha deciso di cambiare nome al proprio evento, denominandolo “Nintendo Spotlight E3 2017“. Molto probabilmente la metodologia non cambierà, così come è già stata confermata la Nintendo Treehouse, video streaming in diretta dalla conferenza E3 con la prova di diversi titoli e interviste. Sony e le sue sorprese Sony e la sua conferenza, che nel corso degli ultimi anni nell’E3 ha riscosso sempre più successo, quest’anno si prepara a mostrare e ri-presentare grandi titoli. Il pubblico attende di vedere e conoscere di più sul nuovo God of War, su The Last of Us 2 e soprattutto sull’ultima fatica di Hideo Kojima, Death Stranding. Ma oltre alle esclusive Sony ormai note, ci si aspetta qualche sorprendente novità. Tra eventuali annunci di videogiochi inediti o il ritorno di vecchie glorie come Spyro o Medievil (ricordiamo che Crash Bandicoot è ormai prossimo al ritorno sul mercato con una remastered dei primi tre capitoli originali), Sony potrebbe ulteriormente sorprendere il mondo con l’eventuale annuncio di una nuova console. A tal proposito, gira voce di una possibile (e assolutamente non confermata) nuova console portatile – e quindi un’erede per la sfortunata PlayStation Vita. Il calendario dell’E3 L’E3 2017 si prospetta pieno di contenuti interessanti per gli appassionati e non solo. Ricordandovi che la fiera avrà inizio il 10 giugno e si concluderà il 16 dello stesso mese, ecco il calendario aggiornato con l’orario italiano di tutte le conferenze che potrete comodamente seguire da casa grazie alle innumerevoli dirette streaming: Sabato 10 giugno: Electronic Arts EA Play – 21:00 Domenica 11 giugno: Microsoft – 23:00 Lunedì 12 giugno: Bethesda – 3:30 PC Gaming Show – 19:00 Ubisoft – 22:00 Martedì 13 giugno: Sony PlayStation – 3:00 Nintendo Spotlight + Nintendo Treehouse – 18:00

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Facebook crea una strategia contro le notizie false

Facebook s’impegnerà quanto prima a combattere le notizie false diffuse sul web: ad annunciarlo è il fondatore del social network Mark Zuckerberg che, con un lungo post sul proprio account, ha condiviso con gli utenti la nuova strategia in atto per arginare le “fake news” circolanti sul social. L’esigenza di lottare contro la presenza di bufale telematiche è sorta dopo le numerose critiche ricevute durante le ultime elezioni americane: Facebook, infatti, è stato accusato di diffondere informazioni non veritiere né verificate, con l’intento di favorire la vittoria di Donald Trump; Zuckerberg aveva replicato che le bufale non solo non avevano condizionato il voto, ma erano state diffuse da entrambi gli allineamenti: così la campagna elettorale americana è stata l’inizio di una profonda riflessione. Già a fine novembre, Zuckerberg aveva spiegato che la compagnia era al lavoro per eliminare le news false, anche migliorando la capacità dell’algoritmo di individuarle e di farle segnalare agli utenti: «Un paio di settimane fa ho esposto alcuni progetti su cui stiamo lavorando per costruire una comunità più informata e per combattere la disinformazione». Ma il recente post è un punto di svolta, il riconoscimento da parte del suo fondatore del ruolo colossale che nel dibattito pubblico globale ha acquisito uno strumento come Facebook, come egli stesso ha dichiarato: «Facebook è un genere di piattaforma diversa da qualunque cosa l’abbia preceduta. Riconosciamo che siamo qualcosa di più di un semplice distributore di notizie. Siamo una specie di nuova piattaforma per il discorso pubblico e ciò significa che abbiamo un nuovo genere di responsabilità nel rendere le persone in grado di avere le conversazioni più significative possibili e di costruire uno spazio dove la gente possa essere informata. Dobbiamo lottare per dare una voce a tutte le persone e affinché Facebook abbia il miglior impatto possibile sul mondo. Questo aggiornamento è solo uno di tanti passi avanti». Facebook ha lanciato un nuovo servizio che consentirà agli utenti di segnalare le notizie false I giganti hi-tech cercano di ricorrere ai ripari ed è così che entra in scena la nuova flag anti-fake news: guerra alla disinformazione pura e semplice diffusa per attirare clicks, cavalcando i temi caldi dell’attualità. Come si era già visto in alcuni esperimenti precedenti il lancio, sarà il social a fare una prima scrematura, attraverso l’inserimento di un pulsante che consentirà agli utenti di segnalare una notizia sospetta; questa sarà inoltrata a un consiglio di giornalisti – specializzati nel fact-checking, in linea con l’International Fact Checking Code of Principle stilato dal Poynter Institute – che ne verificherà l’autenticità e, se classificata come controversa, sarà bollata dall’etichetta “disputed”, ovvero “contestata” e da un link a un articolo che ne spiegherà la natura; sarà, infine, chiesto di tornare indietro (“cancel”) o confermare la scelta (“continue”). Dunque, le notizie ritenute inattendibili continueranno ad apparire in bacheca, ma con una ridotta visibilità, perché penalizzate dall’algoritmo del News Feed.  Il sistema funzionerà dapprima in lingua inglese, ma avrà gradualmente un impatto significativo anche nelle altre lingue: in tal modo, Facebook fornirà […]

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Social lending, cos’è e come funziona

Le banche chiudono i cordoni della borsa per l’erogazione dei prestiti ed i privati si organizzano per avere la possibilità di poter accedere comunque al credito. Questo, in sintesi, è ciò che che è accaduto ed, allo stesso tempo, la ragione per la quale il social lending ha ottenuto un grande successo. Successo che non verrà offuscato nemmeno nel prossimo futuro, quando le banche potranno accedere alla ricca Tlitro della Bce, finalizzata, almeno sulla carta, al rilancio del settore dei finanziamenti ad imprese e privati. Il prestito tra privati è regolamentato nel nostro ordinamento da qualche decennio, ma l’abitudine degli italiani di riferirsi agli istituti preposti alla gestione del credito (con tutte le agevolazioni previste tra convenzioni e le possibilità di accedere ad un prestito Inpdap per i numerosi dipendenti pubblici), non ha mai fatto prendere in esame concretamente questa forma di finanziamento, che, tra l’altro, deve avere il carattere dell’occasionalità. Nel social lending, grazie all’intermediazione dei siti preposti, non c’è, infatti, un carattere “continuativo” del finanziamento in quanto finanziati e finanziatori non hanno rapporti diretti e non si conoscono, ma entrambe le parti riescono ad ottenere ciò che desiderano a condizioni più vantaggiose rispetto a quelle del mercato. Nel particolare, i finanziati ottengono le somme di cui hanno bisogno a costi e tassi più bassi rispetto a quelli applicato dalle banche. I finanziatori ottengono invece una remunerazione maggiore rispetto a quella che otterrebbero con la quasi totalità degli investimenti disponibili, mentre l’intermediario prende una modesta commissione per l’attività di intermediazione, che comprende anche la determinazione del profilo di rischio del richiedente e l’esame delle documentazione necessaria perché l’operazione si concluda con l’approvazione finale e l’erogazione della somma richiesta. Per accedere al social lending, sia coloro che vogliono fare da finanziatori che richiedenti devono semplicemente iscriversi sui portali che erogano questo genere di servizio (i principali sono Smartika e Prestiamoci) compilando un form. I finanziatori potranno poi scegliere di acquistare le quote di finanziamento (con totale libertà sia per numero che per tipologia di tasso applicato), mentre i richiedenti dovranno attendere il via libera dopo l’invio della documentazione necessaria, con una tempistica, comunque, di pochi giorni. Ovviamente ci sono dei limiti, che riguardano soprattutto gli importi massimi del finanziamento, che al momento non superano i 15 mila euro. Inoltre, è facoltà dell’intermediario rifiutare una richiesta di prestito da parte di coloro che non sono considerati affidabili. – Social lending, cos’è e come funziona –

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Servizi sms a pagamento. Come difendersi

Da pochi giorni alcuni servizi che sono stati sempre sfruttati in modo completamente gratuito, sotto forma di servizi sms, sono diventati a pagamento. Moltissimi utenti non hanno provveduto a disattivare il relativo servizio e quando si vedranno addebitare i relativi costi non potranno eccepire che non c’è stata la “giusta informazione”. Ma intanto, per vicende che almeno per il momento sono legate ad un recente passato, l’Antitrust ha aperto le indagini per verificare se effettivamente esiste la possibilità che quattro dei principali operatori (ovvero Telecom, Vodafone, Wind e H3g) abbiano svolto pratiche scorrette di mercato, addebitando costi relativi a servizi non richiesti, oppure proposti senza specificare che si trattava di servizi a pagamento, dopo un periodo di prova gratuito e non. Le segnalazioni sono state fatte direttamente dagli utenti che si sono sentiti colpiti nella fiducia e nel portafogli da questi comportamenti, all’associazione dei consumatori Codacons che, a sua volta, ha esposto la questione all’antitrust, preparando anche la modulistica necessaria per poter aderire all’azione legale necessaria a recuperare i costi pagati e non dovuti. I fatti risalirebbero al periodo che va dal dicembre 2012 al giugno 2014 (Telecom Italia), dell’ottobre 2013 al giugno 2014 (Vodafone), dall’ottobre 2013 al maggio 2014 (Wind) da maggio 2013 a giugno 2014 (H3G). Le indagini dell’Autorità garante “della concorrenza e del mercato” procedono, ma intanto torna in evidenza, come detto, un problema che continua a creare disguidi e esborsi che si sfaldano sulla questione della “scelta consapevole” del tipo di servizio ottenuto, rispetto a quello offerto, e della certezza dei prezzi applicati. Purtroppo non si tratterà certamente dell’ultima volta in cui verrà sollevato il malcontento degli utenti di un servizio ‘a rischio’ come quello della telefonia sia fissa che mobile, ma per evitare di ritrovarsi tra questi basterà seguire i consigli degli esperti che ricordano delle semplicissime regole e cioè: l’offerta Adsl (solo traffico dati o anche voce) ricevuta deve essere chiara, e nel caso si tratti di una proposta non richiesta, non deve spingere ad una sottoscrizione immediata (nonostante le pressanti sollecitazioni bisogna sempre leggere con attenzione la proposta precontrattuale); non bisogna farsi conquistare dal fascino delle proposte che “con qualche euro in più” promettono un trattamento premium, ma se si sceglie una tariffa all inclusive ci si deve accertare che contenga ciò di cui si ha veramente bisogno eliminando tutto ciò che è superfluo; nel caso di servizi gratuiti in prova, bisogna ricordare di disattivarli pressoché immediatamente e comunque senza aspettare la scadenza della data in cui dovrà essere esercitata la disattivazione stessa, dato che i due terzi degli utenti (secondo i dati ufficiali) normalmente non provvede in tempo alla sospensione dei servizi succitati.

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BlackBerry sempre più ai margini del mondo della telefonia

Nata nel 1980 a Waterloo in Ontario (Canada), la BlackBerry Limited è sempre stata, fino a pochi anni fa, una società all’avanguardia nel mercato tecnologico. Produttrice di dispositivi wireless e di telefonia mobile, è stata per molto tempo una pioniera in campo tecnologico. Con i suoi prodotti ha tracciato delle rotte fondamentali per il recente fenomeno di digitalizzazione. Questi prodotti, inoltre, sono stati dei veri must per i liberi professionisti e uomini d’affari, diventando quasi un simbolo di un’intera categoria. I giorni gloriosi sono ormai lontani però, la società della “Mora” ha fatto registrare numerosi rossi in bilancio negli ultimi anni, emblemi di una strategia aziendale non più efficace come un tempo. Stando agli ultimi bilanci noti, quelli del 2013, l’azienda avrebbe un utile negativo di ben 646 milioni di dollari. Situazione delicata, aggravatasi ulteriormente dopo l’addio al sistema operativo di BlackBerry di piattaforme importanti come Whatsapp e Facebook. L’addio del social più diffuso al mondo è stato annunciato dal suo stesso creatore: l’app di Facebook non può più essere scaricata sui sistemi operativi BB OS 7.1 e BB10 se non come re-indirizzamento alla pagina browser web dello smartphone, processo decisamente meno immediato e comodo. Questi però, sono solo gli effetti di una crisi della società iniziata già diversi anni fa. BlackBerry, l’inizio della crisi Ripercorrendo la storia recente della società della Mora, non si può che focalizzare l’attenzione sul 2007, l’anno in cui la Apple sconvolse il mercato degli smartphone lanciando il suo iPhone, e al 2008, l’anno in cui fu creato l’App Store. Due eventi cruciali che hanno cambiato radicalmente il mondo della telefonia. Da allora il marchio canadese ha perso terreno, anno dopo anno, nei confronti delle rivali, attuando strategie aziendali inadatte ai mercati. Ad oggi BlackBerry non ricopre nemmeno l’uno per cento del mercato degli smartphone. Queste cifre esigue hanno convinto Zuckerberg a voler interrompere la partnership, in quanto un bacino d’utenza così limitato non avrebbe portato profitto. Nel 2012, per porre rimedio alla progressiva svalutazione dei titoli finanziari, i due fondatori, Mike Lazaridis e Jim Balsillie, sono stati esclusi dalla carica di CEO, ruolo ereditato da Thorsten Heirs. Neanche Heirs ha saputo però rialzare le sorti della società, ignorando il ruolo sempre più preminente dei social, e lanciando il sistema operativo BB10, ad oggi altamente obsoleto. Svolta importante si è avuta con il sostituto di Heirs, John S. Cen. Importante non tanto nei risultati ma quanto nel provare le difficoltà del momento. Cen ha infatti lanciato il BlackBerry Priv, dotato di sistema operativo Android. Si preannuncia così un futuro non molto florido per l’azienda canadese, sempre più spersonalizzata e in mano ai colossi della telefonia.

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Fandango, biglietti del cinema acquistabili su Facebook

Le interminabili file ai botteghini, il rischio di doversi accontentare dei posti in prima fila: rischi, ormai, quasi del tutto scongiurati. Già da diversi anni, la maggior parte delle sale cinematografiche permette ai propri clienti di prenotare il loro film preferito comodamente da casa, scegliendo l’orario e il posto. Facile, comodo e immediato. Sembrerebbe un sistema ottimale e poco migliorabile, apparentemente. Eppure Fandango, la nota società di compravendita di biglietti cinematografici on-line, ha pensato a come rendere questa transizione più interattiva e immediata. Fandango, la partnership con Facebook La società ha da poco stretto un accordo con Facebook. La neofita partnership, annunciata dallo stesso social network, punta ad aumentare il flusso di spettatori nei cinema e nei teatri. Sarà infatti possibile acquistare i biglietti direttamente dalle pagine ufficiali Facebook dei film, proprio dopo aver visto il trailer. Per ora questa modalità è stata sperimentata solo in alcune regioni degli Stati Uniti e per pochi film, ma potrebbe ben presto diffondersi a livello globale. “Non riguarda soltanto il facilitare la vendita dei biglietti, riguarda il portare al cinema interi gruppi di persone” queste le parole di Paul Yanover, presidente di Fandango. L’enorme bacino d’utenza di Facebook può implementare non di poco i già notevoli risultati ottenuti dalla loro app. Il progetto pare, però, non volersi soltanto limitare a un solo social network e, soprattutto, non è la prima partnership stretta con un social. Fandango, gli altri progetti È già in cantiere un accordo con Snapchat che permetterà di acquistare i biglietti direttamente sulla piattaforma, senza dover passare per altre app. Le innovazioni non si fermano qua. Le pubblicità dei film, con relativa possibilità d’acquisto, sono sbarcate anche sull’app messaggistica dell’Apple. Chiunque usi il nuovo sistema operativo iOS 10 potrà tranquillamente prenotare il biglietto di un film senza distogliere l’attenzione dalla conversazione in corso. Fandango, gli obiettivi L’obiettivo è, dunque, quello di non distogliere i potenziali clienti dal loro flusso abituale di notizie dai network. Così facendo, il rapporto cliente-film verrà invertito. Sarà il film ad andare dal cliente e non viceversa. Una sorte di pubblicità potenziata e maggiormente interattiva che unirà il puro intento promozionale all’effettivo atto di compravendita. Fandango compie un primo passo in una dimensione nuova per il cinema, una dimensione sempre più a contatto con il web e i social network. In questi anni, con l’incredibile diffusione dello streaming, queste due realtà hanno più che altro allontanato gli spettatori dal grande schermo. Ora le cose sembrano essere cambiate e potrebbero sicuramente esserci tantissime altre novità in futuro.

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Handmade at Amazon, l’artigianato sbarca su Amazon

In un periodo di recessione per commercianti e negozianti, di progressiva scomparsa dei mestieri “manuali”, quali l’artigiano, segna una vistosa impennata l’e-commerce o commercio on-line, per intenderci. Segnano una vistosa crescita anche i prodotti handmade, articoli fatti a mano di diverse tipologie. Ad oggi, il commercio elettronico costituisce il 10% degli acquisti totali mondiali, un numero destinato a crescere. Solo in Italia, che presenta comunque cifre inferiori rispetto a paesi come la Gran Bretagna o gli Stati Uniti, nel 2015 l’e-commerce è valso 6,6 punti del Prodotto Interno Lordo. Tra le più importanti piattaforme web del commercio elettronico, una nota di rilievo spetta al sito web Amazon.com. Amazon Handmade, un po’ di storia Nata come libreria on-line nell’ormai lontano 1995, l’azienda è diventata un colosso finanziario da miliardi di dollari, un immenso bazar informatico delle più bizzarre chincaglierie, fornitore di un’infinita gamma di prodotti e oggetti. Nell’ottobre del 2015, la società decide di aprire un nuovo negozio on-line riservato esclusivamente all’handmade, ovvero del “fatto a mano”: nasce così Handmade at Amazon, una vetrina per i prodotti artigianali. Handmade at Amazon, come funziona Il nuovo marketplace è già presente negli Stati Uniti (Amazon.com) e arriverà presto anche in Italia (Amazon.it), ma già da ora si può effettuare la registrazione. I prodotti accettati sono molteplici e svariati: gioielli, accessori, accessori per elettronica, infanzia (escluso abbigliamento e scarpe), giochi, giocattoli, prodotti per la casa (arte, biancheria, arredamento, decorazioni per interni, pentole, stoviglie, utensili da cucina, illuminazione, arredamento), giardinaggio, articoli per feste e cartoleria. Dopo aver compilato un modulo dove vengono richieste le proprio generalità e l’indirizzo e-mail, bisognerà indicare il tipo di articoli prodotti con relative foto. L’accesso è permesso soltanto agli artigiani indipendenti, ai titolari di una bottega con non più di 20 dipendenti o a gruppi di lavoro con meno di cento persone. Una volta svolte tutte le pratiche burocratiche e ricevuto conferma della vostra richiesta, l’artigiano può modificare e abbellire la propria finestra di mercato come meglio crede. Si potranno inserire la storia o magari i segreti che si nascondono dietro il proprio lavoro, offrendo, inoltre, maggiore trasparenza e maggiori garanzie agli acquirenti. Un’ottima occasione per gli amanti dell’handmade e per le piccole botteghe artigianali che ora potranno sponsorizzare e pubblicizzare le loro creazioni in un bacino d’utenza vastissimo. Fino al 31 Dicembre 2017 sarà, inoltre, abolito il canone mensile di 39,99 euro a patto che non si superino le quaranta vendite mensili su categorie diverse da Handmade at Amazon. Fino a data prevista, gli unici costi riguarderanno la commissione del 12% che il sito tratterrà da ogni vendita: condizioni per ora più che accessibili, in futuro chissà. Amazon Handmade, cosa aspettarsi L’iniziativa promette grandi risultati in quanto potrebbe indicare una nuova strada per fare e-commerce; privilegiando il lavoro fatto a mano e spostando, dunque, l’attenzione di venditori e acquirenti verso i particolari e i dettagli. Allontanandoci dall’omologazione del recente mercato.

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Double up per Nintendo: dopo i Pokèmon torna NES

“Ghostbusters” è di nuovo nelle sale, insieme a “Karate Kid” e “Venerdì 13”, Pippo Baudo torna in tv e dulcis in fundo le nostre città sono state invase da Pokémon. L’ultima mossa a sorpresa di Nintendo sembra essere arrivata nel pieno di quello che potremmo chiamare “movimento retrò”, una scia carica di nostalgia che sta letteralmente investendo tutto il mondo. La presentazione all’ Electronic Entertainment Expo del nuovo titolo di Zelda, le voci sulla nuova console Nintendo NX: da qualche mese Nintendo è sempre al centro dell’attenzione e non è certo estranea alle imprese nostalgiche. Dopo gli anni ’90 e lo straordinario successo ottenuto con Pokemon Go, gioco di folle epidemia, il colosso nipponico continua a far gonfiare la sua popolarità e le azioni della società, annunciando questa volta un ritorno agli anni ’80.   Sarà che ultimamente la realtà non è proprio un gran bel posto, ma ecco che gli esseri umani trovano un ennesimo modo per evitarla completamente. L’11 novembre 2016, giusto in tempo per i regali di Natale, Nintendo rilascerà la nuova console Nintendo Classic Mini ad un prezzo davvero irrisorio (59,98 euro) ed al momento è già disponibile in pre-ordine sul sito di GameStop e su Amazon. Nintendo Classic Mini tra ieri e domani: formato nuovo ma familiare Era il non troppo lontano 1983 quando la storica Nintendo Entertainment System, madre di tutte le console, mito e passatempo di un’intera generazione, fece la sua prima comparsa in Giappone (in Italia nell’87) rivoluzionando completamente l’industria del gioco. La produzione a livello globale della NES fu interrotta nel 1995, non prima di aver venduto oltre 60 milioni di pezzi in tutto il mondo. Ora, a più di trent’anni dalla sua uscita, la console icona ritorna, solo che questa volta entra nel palmo di una mano. La nuova versione si chiama Nintendo Classic Mini ed è una fedele, ma miniaturizzata, replica della vecchia console 8-bit. Molto più compatta rispetto all’originale, la nuova NES sembra essere una perfetta combinazione tra passato e futuro: vecchio design, look retrò, ma anche una console che può essere collegata a una TV ad alta definizione tramite il cavo HDMI fornito in dotazione. Nella confezione troveranno posto anche un cavo USB per l’alimentazione del dispositivo e un NES-pad per giocare, ma non il blocco alimentatore. In pratica, per caricare il Mini NES sarà sufficiente un comune alimentatore da smartphone. Nintendo ha anche assicurato la massima compatibilità con i joypad tradizionali: volendo sarà possibile collegare un secondo controller (venduto separatamente al prezzo di 9,99 euro) o un’unità proveniente da un’altra console Nintendo. La nuova NES è infatti dotata degli stessi attacchi della Wii e della Wii U, garantendo così l’accesso ai titoli del catalogo Virtual Console e consentendo la realizzazione di una sorta di multiplayer. Uno dei due controller utilizzati deve però obbligatoriamente essere quello realizzato per questo nuovo Mini NES. Nel suo annuncio, Nintendo non dà dettagli sulle caratteristiche tecniche della console, né ha menzionato alcuna connettività. L’azienda giapponese infatti non ha ancora rivelato alcuni dettagli, come ad esempio […]

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Libri

Clio make up: la bellezza fuori e dentro

Chi non conosce Clio Make up? Clio Make up è la ragazza “tutorial” per eccellenza: dopo aver studiato alla MUD (Make Up Designatory di New York) ha creato un proprio canale youtube e ha messo in rete tutorial dove offre suggerimenti e consigli di trucco e bellezza. Le utenti di Clio (il cui cognome è Zammatteo) con il tempo si sono triplicate tanto da avere attualmente più di 100mila visualizzazioni per video caricato e ciò le ha regalato un’inaspettata notorietà, tanto che le sono state proposte diverse collaborazioni, a partire dalla rivista Vogue e dal brand Pupa, alla conduzione di programmi televisivi dedicati (per due stagioni ha condotto una sua trasmissione su Real Time “Clio Make up” 2012-2013, “Make up Time con Clio” 2013, “Clio Academy” su La5 nel 2015) fino alla pubblicazione di libri sul make up (“Clio Make up“-2009, “Clio Beauty Care“-2010)  mentre è di quest’anno un romanzo sulla sua vita, “Sei bella come sei“, edito, come gli altri, dalla Rizzoli editore. “Sei bella come sei“, è il romanzo in cui la Zammatteo si mette a nudo, regalando ai suoi lettori la storia della sua vita e soprattutto, la sua esperienza a New York dove è nato il canale youtube Clio Make up. Mi sono avvicinata alla lettura del libro, a dire la verità, con un po’ di pregiudizi, malgrado faccia parte della schiera delle sue fan, perché i suoi tutorial hanno il dono della chiarezza  e della semplicità, soprattutto perché Clio Zammatteo non è una scrittrice, ma una perfetta truccatrice. Ebbene, mi sono ricreduta. Il romanzo è scritto in maniera molto semplice, in certi punti con linguaggio colloquiale, ma riesce a trasmettere bene le emozioni e gli stati d’animo vissuti, coinvolgendo pienamente il lettore. Inoltre, il libro ha un altro dono: parla della realizzazione di un sogno, paragonabile per certi versi al cosiddetto “Sogno Americano”. Una giovane ragazza, che viene dal nord-est dell’Italia, timida, impacciata verso la vita, riesce a diventare famosa in tutta Italia per le sue competenze di truccatrice e lo fa quasi per caso, senza avere la consapevolezza che con la creazione del canale su youtube, riuscirà a costruirsi un lavoro, frutto delle mille opportunità offerte dal web. A ciò si aggiunge, come ciliegina sulla torta, la fortuna di incontrare l’amore della vita, Claudio Midolo, attuale marito, che ha il merito di aver avuto l’idea di creare il canale Clio Make Up su youtube. E il canale funziona sia perché ha avuto il merito di essere il primo che ha trasmesso tutorial di make up in lingua italiana, sia perché Clio offre i suoi suggerimenti con umiltà e semplicità, oltre che chiarezza e simpatia. Chi è Clio Make up? Clio Zammatteo nasce a Belluno nel 1982 dove si diploma presso il Liceo Artistico. Nel 2006 frequenta a Milano il corso di Video design presso l’Istituto Europeo di Design. Nel 2007, come tesi, collabora alla produzione di Vitellopoli, videoclip non ufficiale della canzone Il vitello dai piedi di balsa per Elio e le Storie Tese. Si trasferisce […]

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Federico Clapis: senza maschere

L’addio alle scene di un’artista è un momento denso di emozioni e carico di malinconia. “Appendere i guantoni al chiodo” è una scelta difficile, dettata molto spesso dall’ inevitabile logorio del tempo. La storia che vi sto per raccontare, però, non riguarda l’addio di uno sportivo o di un’artista ma riguarda uno di quei “fortunati” che fanno i soldi con i video, stereotipo molto diffuso: Federico Clapis, youtuber. La carriera  In attività dal 2011 come webstar e youtuber, Federico Clapis si è reso un eclettico protagonista del web creando format originali e molto spesso irriverenti e dissacranti. Come l’House comedy music, disco prodotto da Sony, caratterizzato da un’ironia sprezzante, a ritmo di musica house, su vizi e tabù della nostra società, condita con una buona dose di demenzialità, o ancora Il National GeoClapis, serie di video girati in tutto il mondo con tantissimi animali. Hanno riscosso notevole successo anche format come Behind a selfie e Tia del Bordello. Tutte queste esperienze sono poi culminate nel 2015 con il film Game Therapy, a cui Clapis ha preso parte come attore protagonista insieme ad altri youtuber. Poco dopo l’uscita del film, precisamente il 7 dicembre, ha annunciato il suo addio al pubblico di Facebook e ai suoi video comici per potersi dedicare completamente all’arte, sua vera esigenza e passione. La svolta artistica di Federico Clapis Ora ci si domanderà dove sia il clamore della notizia in tutto ciò. La sua non è stata una scelta volta ad annunciare, in un eroico e romantico slancio, l’adesione a un’ascetica e umile vita da artista, ma è stata una decisione ponderata e ragionata in seguito a una certa dimensione acquisita dai suoi lavori artistici. Federico Clapis si dedicherà alla sua carriera da artista che in questi anni, parallelamente ai suoi lavori sul web, ha riscontrato notevoli consensi portandolo anche a vincere, nel novembre del 2015, il premio Pitagora per l’arte contemporanea e a esibirsi in diverse mostre in giro per l’Europa. Una carriera che quindi sembra già ben avviata, come attestano anche le avanzate tecniche con cui ha realizzato i soggetti dei suoi Actor on Canvas: mini riproduzioni di sé stesso realizzate attraverso scansioni laser in 3D. Alla base della sua creatività convergono una serie di principi teorici della fisica quantistica e diverse esperienze extracorporee (OBE, out of the body experience), le quali, come raccontato nella sua rubrica #Senzamaschere, gli avrebbero aperto la mente e spinto a una ricerca introspettiva di sé stesso e della realtà che lo circonda. La sua è una ricerca di un’intimità universale, un racconto dei sentimenti primordiali e originali comuni a tutta l’umanità. Un tentativo di fuggire dall’ingannevolezza caotica e distruttiva del web per approdare a una realtà più sincera, più vicina alla sua vera essenza e di far conciliare questi due mondi: poter promuovere la sua arte attraverso internet, aprendo così una nuova epoca. Una realtà che gli permetterebbe, inoltre, una certa storicizzazione. Il nodo della questione si sviluppa quindi sul futuro della sua carriera. Riuscirà Federico a inaugurare un nuovo periodo […]

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