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Eroica Fenice

Il cerotto hi-tech made in Italy

Dopo il termosifone spaziale, arriva un altro, peculiare ritrovato tecnologico made in Italy: il cerotto hi-tech. Si tratta di una innovativa scoperta, messa a punto dal Dipartimento di Ingegneria Civile ed Informatica dell’Università di Roma Tor Vergata, sotto la guida del Professor Gaetano Marrocco.

Una bella metamorfosi per un presidio medico nato il 26 marzo 1845! Infatti, 167 anni fa, due medici americaniHorace Harrell Day e William H. Shecut – inventarono il primo cerotto: si trattava di una semplice striscia adesiva, in grado di coprire le ferite.

Il cerotto hi-tech pensato da Marrocco e dal suo team è, invece, un vero e proprio sensore epidermico, trasparente, che non necessita di batteria ed è in grado di rilevare e trasmettere a distanza le variazioni della temperatura corporea.

Il cerotto hi-tech sfrutta la tecnologia di identificazione a radiofrequenza, la stessa adoperata, per libri e vestiario, in funzione anti-taccheggio.

Si tratta di un cerotto molto sensibile: è in grado di misurare variazioni di un quarto di grado, fino a 65 gradi centigradi. È resistente all’acqua e traspirante; inoltre, entra in funzione solo se “interrogato”. Il cerotto hi-tech è dotato di una antenna, in grado di accumulare l’energia elettromagnetica, necessaria per alimentare un microchip. Il microchip viene attivato a comando ed è in grado di eseguire la lettura della temperatura e trasmetterala ad un dispositivo interrogante, posto ad una distanza massima di due metri.

Questo cerotto tecnologico è stato inizialmente sperimentato per misurare l’incremento della temperatura corporea, dovuta allo sforzo fisico, durante l’attività sportiva.

E se la banda adesiva di Harrell Day e Shecut non avrebbe potuto curare le ferite, inflitte durante la guerra di secessione – scoppiata 15 anni dopo la sua invenzione -, il cerotto hi-tech, invece, potrebbe rivelarsi di grande utilità.

Esso, infatti, potrebbe essere adoperato, ad esempio, per contenere il rischio di diffusione dell’Ebola. Infatti, come ha affermato lo stesso Prof. Marrocco, “sarebbe possibile immaginare di equipaggiare i passeggeri negli aeroporti con il sensore epidermico e controllare poi la loro temperatura nei vari momenti di transito, per esempio durante gli usuali controlli di sicurezza senza insormontabili cambiamenti alle procedure già esistenti.”

Infatti – come spiega ancora Marrocco – ”negli ospedali e nei centri di soccorso da campo le unità di lettura potrebbero essere installate nelle porte di accesso dei vari locali in modo da monitorare lo stato di salute di medici e infermieri che interagiscono con pazienti già contagiati, individuando e isolando situazioni critiche che richiedano maggiori approfondimenti”.

Il cerotto tecnologico è ancora in fase di perfezionamento ma ci si auspica che possa presto divenire operativo.

Il cerotto hi-tech made in Italy