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Eroica Fenice

Facebook e la morte della socialità: alcuni must da (non) evitare

Bell e tiemp na vota, quand’ero giovane”. Questa frase, ripetuta da nonni ed anziani incontrati per strada mi ha sempre fatto sorridere, ma in alcuni casi, pur non essendo ancora ottantenne (almeno anagraficamente) quando penso al rapporto tra il mondo della socialità attuale e quello di una decina di anni fa mi sento anche io come la vecchietta nostalgica.  La tecnologia ci ha cambiato la vita, diciamocelo chiaramente. Lungi da me cominciare con una di quelle tirate su come si stava meglio quando esistevano le mezze stagioni, i bambini giocavano all’aria aperta e non c’erano queste diavolerie tecnologiche, dato che ritengo che i mezzi di comunicazione che si sono sviluppati negli ultimi anni siano straordinari. Attraverso di essi infatti  riesco a comunicare con gente sparpagliata nel mondo, a condividere foto, a organizzarmi la vita in generale, a entrare in contatto con molte persone contemporaneamente. Siamo diventati degli esseri multitasking dato che contemporaneamente riusciamo a fare attraverso internet un sacco di cose: scrivere, lavorare, parlare, leggere, studiare, chattare, informarci, cazzeggiare e perdere tempo soprattutto. Incredibile funzionalità, comodità e rapiditàma se pensiamo a facebook o agli altri social network possiamo realmente dire che questi abbiano favorito la socialità come suggerisce il nome che li identifica? Siamo davvero in contatto con i nostri compagni di scuola e i nostri conoscenti o stiamo diventando piuttosto un popolo di stalker alienati? Facciamo allora qualche esempio per chiarire come facebook ci abbia cambiato la vita e come abbia, a mio parere, ucciso la socialità invece di agevolarla, ripercorrendo alcuni must che non possiamo evitare in nessun modo se vogliamo usare facebook.

1) La Condivisione (o puro esibizionismo). Alla base dei social network come una sorta di calderone dove tutto ribolle, c’è la condivisione, non importa di cosa, basta si condivida: una foto di quello che mangio, la comunicazione di servizio riguardo un’ azione quotidiana tipo “ora vado in palestra” (e grazie di averci informati), una canzone, una citazione che spaccio come mia, un commento su qualunque cosa. Ed ecco che diventiamo tutti poeti, scienziati, politologi, filosofi e letterati, tutti giudici e simpaticoni. Insomma sentiamo proprio la necessità di spifferare ai quattro venti tutto ciò che pensiamo e facciamo e dimentichiamo a volte di usare il filtro dell’intelligenza e dell’interesse. Siamo proprio sicuri che il termine “condividere” significhi mettere semplicemente in piazza ogni cosa senza un minimo di selezione affettiva? Non siamo forse diventati un una massa di esibizionisti?

2) Il fidanzamento in diretta. Nella condivisione rientra anche uno spettro terribile dell’era di facebook, ovvero il fidanzamento in diretta. Non ci sono più i passaparola, gli inciuci e le confidenze ma veniamo a scoprire, spesso improvvisamente senza nemmeno una voce di preavviso, che uno dei nostri amici si è fidanzato perchè cominciano a spuntare alcune foto e poi, improvvisamente e magicamente, facebook ci spara davanti agli occhi questo evento speciale in bacheca con tanto di book fotografico dei piccioncini. A parte l’evento inquietante spiattellato da facebook, questo non è nulla dato che il peggio deve ancora arrivare: la manifestazione dei propri sentimenti in maniera pubblica. Cuoricini, canzoni, video, foto nel periodo di amore folle e frecciatine acide nel periodo di odio profondo invadono le nostre bacheche nemmeno avessimo davanti diari di quindicenni. E allora mi chiedo se abbiamo davvero bisogno di fare ‘pubblicità’ ai nostri rapporti, di condividere con tutti il nostro amore (o quello che pensiamo o spacciamo per tale) per essere ‘social’. Siamo ancora in grado ancora di comprendere il valore della riservatezza?

3) I fotografi professionisti. Facciamo foto a qualunque cosa: a quello che mangiamo, al gatto carino, ai piedi (e qui mi riferisco a qualcuno in particolare), fotografiamo i libri che leggiamo (o facciamo finta di leggere), il sole e la pioggia, le nostre serate divertenti o presunte tali e attraverso Istangram e vari effetti speciali ci spacciamo per grandi fotografi dimenticando spesso di vedere davvero ciò che ci circonda dato che siamo troppo impegnati a fotografare. Ma soprattutto fotografiamo noi stessi attraverso l’ultima moda virale: i selfie, ovvero un modo radical chic per chiamare l’idiozia di fotografarsi continuamente da soli. Ci fotografiamo davanti allo specchio, in bagno, con la faccia finta triste, col vestito elegante e quello sportivo, mentre studiamo o siamo a fare shopping, immortaliamo baci, facce buffe o vagamente sexy per puro narcisismo e ossessione compulsiva da condivisione e non certo perché ci appassiona la fotografia o perché siamo stati presi da un istinto creativo. Siamo belli e lo sappiamo già, ma ci piace sentircelo dire e collezioniamo in questo modo ‘mi piace’…ma pensiamo davvero che le nostre foto idiote interessino  davvero a qualcuno? E inoltre davvero possiamo basare la nostra autostima su un mucchietto di mi piace e qualche commento?

4) Gli opinionisti e coloro che devono necessariamente esternare la propria idea. Non ci vediamo da 10 anni, non so nemmeno cosa fai nella vita e pensi davvero che possa interessarmi che hai avuto 30 e lode all’ultimo esame dato che lo dichiari con finta modestia in rete? Oppure ancora: non ci vediamo da una vita, se mi incontri per strada forse nemmeno mi saluti però poi mi commenti uno stato dandomi consigli di vita? Per non parlare poi dei tuttologi: quelli che insegnano grammatica italiana su facebook ma poi non sanno scrivere, quelli che commentano la situazione della politica italiana secondo quello che hanno sentito al bar sotto casa, quelli che ti informano di tutta la loro vita minuto per minuto con tanto di collocazione geografica tipo ‘sul divano’ o ‘sotto casa’ perché forse aspettano con ansia di essere stalkerati da qualcuno. No ragazzi, non si può fare così! È bello poter esternare la propria idea…se essa  però ha un fondamento e se il contesto è quello giusto.

5) I criticoni-disfattisti di professione. Sono loro i più attivi su fb e quelli più odiati, quelli che magari dal vivo non prenderebbero mai parola, ma che su facebook si sono riscoperti criticoni per ogni evenienza. Loro criticano qualunque cosa: odiano la propria città perché ci si vive male, ma non fanno niente per migliorarla e forse nemmeno se ne interessano veramente, criticano la politica italiana, ma poi scelgono di non andare a votare, criticano le ultime vittorie agli oscar perché, anche se non hanno visto nemmeno un film, la vittoria la meritavano sempre e comunque altri, criticano chi vive su facebook, ma poi sono i primi a non avere una vita al di fuori dello schermo, sono in Italia e criticano l’Italia, vanno all’estero e continuano a criticare l’Italia anche se si sono dimenticati come si vive qui e lo sappiamo tutti che sono i primi a morire di nostalgia per il sole, il mare, la pizza e il mandolino.

6) Le confessioni in chat. Siete in un periodo no e state “parlando” con una vostra amica di ciò che vi tormenta vomitando sullo schermo attraverso una tastiera il flusso dei vostri pensieri. Pensateci, perché si tratta proprio di questo, una sorta di seduta dall’analista di tipo informatico. Per quale motivo non abbiamo nemmeno pensato alla possibilità di incontrarci con la nostra amica per un caffè e chiacchierare guardandoci negli occhi, e per quale motivo non abbiamo nemmeno pensato a uno strumento antico come il telefono che almeno garantisce un minimo di sensibilità e la comprensione legata al suono della voce? Ci siamo talmente abituati a questa ‘comodità’ che preferiamo la freddezza delle parole scritte su uno schermo dato che, a quanto pare, facebook non solo ha ucciso la socialità, ma anche la voglia di uscire di casa o di alzare il culo dalla sedia. (E qui si potrebbe anche aprire un paragrafo sui familiari/coinquilini che comunicano su fb all’interno della stessa casa, ma ci penseremo nella prossima puntata)

 7) Profilo facebook = personalità di una persona. Avete mai pensato a come diventa determinante per noi, nella creazione dell’idea su una persona che conosciamo, tutto quello che pubblica o che condivide su facebook? Ci si crea inevitabilmente delle personalità ideali: io magari potrò apparire come l’ incazzosa- criticona, una nuova conoscenza come una persona intelligente per gli articoli e la musica che condivide, un’altra persona come la depressa perenne, un’altra come la regina della banalità, un’altra il genio delle scemenze e delle battute che non fanno ridere, un’altra ancora quella che è felice della sua vita, si diverte sempre e deve ovviamente ostentarlo altrimenti la sua felicità risulterebbe incompleta. Ma stiamo attenti, questa personalità facebook corrisponde veramente alla personalità reale? Insomma siamo davvero quello che pubblichiamo su facebook? Forse pian piano, presi dai nostri computer, tablet e smartphone ci stiamo disabituando ai contatti veri, a cose che non possono essere comprese e vissute attraverso lo schermo, ma che necessitano di sguardi, vista, parola e gesti reali, tutti elementi che caratterizzano la vera socialità intesa come convivenza di individui all’interno della stessa società. Magari allora, ogni tanto, sarebbe anche utile spegnere tutti i nostri social network per ritornare alla socialità reale …o anche  per isolarci dal mondo intero senza la necessità di  dover essere ‘social’.

Ma bando alle chiacchiere ora, devo correre a pubblicare su facebook l’ultimo selfie stupendo che ho scattato poco fa e a invadere la bacheca del mio ragazzo di cuoricini.

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