Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Han

Han, ovvero lo specchio umano

Han non è solo uno dei tanti umanoidi creati dalla Hanson Robotics. La nuova creatura presentata all’ultimo incontro della Global Sources Electronics Fair di Hong Kong sembra avere caratteristiche che la distinguono fortemente dagli altri robot. Oltre a simulare un’intelligente conversazione, Han è capace di riprodurre minuziosamente tutte le espressione facciali umane, essendo dotato di telecamere interne posizionate negli occhi e nel petto, che gli permettono di mantenere fisso il contatto visivo col suo interlocutore e carpirne le espressioni in modo da emularle.

Movimenti facciali fluidi, proprio come un essere umano, grazie alla vasta gamma di motori che costituiscono lo scheletro dell’androide, nascosti abilmente dall’avanzato sistema Frubber (dall’unione delle parole flash, ossia carne e rubber, gomma) che rende la pelle sintetica incredibilmente simile a quella umana.

Vero è che la conversazione sostenuta da Han è ancora alla prime armi essendo basata, tramite l’uso di uno smartphone per comunicare, su frasi elementari dalle risposte puntuali e abbastanza comuni. Dalla miriade di espressioni associate alla reazione dell’interlocutore si comprende quanto Han sia, in realtà, differente dagli altri programmi di conversazione intelligente, i cosiddetti chatbot. Eppure la Hanson Robotics non vuole fermarsi qui. Il futuro immaginato dall’azienda è l’uso reale di umanoidi capaci di comunicare in maniera efficiente con veri e propri clienti, utilizzando i robot come strumento di lavoro per alberghi e sportelli di informazione. E se la prospettiva di rubare il poco lavoro che resta agli uomini non basta, si pensi alla pazza idea di utilizzare Han e il suo corrispettivo femminile – per ora solo un progetto – Eva, come veri e propri robot da compagnia per anziani, o addirittura maestri nelle scuole.

Progetti da far drizzare i capelli dalla rabbia o dalla vera e propria paura. Il timore non ricade sulla profezia di un mondo governato da robot, ma qualcosa di fondamentalmente peggiore: la perdita di umanità paradossalmente causata dall’uomo stesso. Nulla che abbia, dunque, a che vedere con le fantasie letterarie su automi dotati di sentimenti, ma il contrario: un processo inverso, un bambino vero che diviene il nuovo Pinocchio.

In un’epoca in cui la tecnologia ha inglobato ogni parte della vita dell’uomo e in cui l’emozione di uno sguardo ha lasciato il posto ad una fredda chat, l’uomo è alla ricerca di un rapporto con il riflesso di se stesso e con un essere umano fatto di carne, non gomma; fatto di ossa, non congegni. Anche l’insegnamento potrebbe diventare obiettivo dell’espansione degli umanoidi? È pressoché evidente quanto, in ogni tipo di relazione che si rispetti, non basti il contatto visivo con occhi di vetro freddi e impercettibili, la cui umanità troverebbe i suoi limiti qualora ad interferire fosse l’emotività.

Robot intelligenti, con cervello e nessun cuore. L’uomo è diventato il fondatore della generazione del rifugio tecnologico, costruendo, al posto dei freddi automi del passato, umanoidi capaci di instaurare un contatto emotivo. Emotività che, in un futuro, correrà davvero il pericolo di scomparire tra gli esseri umani. Un pensiero che fa rabbrividire. L’uomo sarebbe davvero capace di cercare nella tecnologia ciò che ha perso nel suo mondo?

D’altro canto, Han non è che l’esperimento che testimonia quanto facile possa essere la sintesi dell’uomo, la mimesi dei suoi comportamenti, delle sue espressioni e delle sue parole. E il cuore?

-Han, ovvero lo specchio umano-

Print Friendly, PDF & Email