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Eroica Fenice

Indie, una garanzia nell’odierno panorama videoludico

Cosa siano gli indie games è facile a dirsi, ma prima di esplorare questo microcosmo bisognerebbe porsi alcune domande. Che cosa cerca un gamer in un’esperienza solitaria con la propria console? Solitaria perché in una sfida on-line esiste la mera soddisfazione di aver ottenuto l’agognata vittoria, di aver sbattuto in faccia all’avversario l’immensa e pesantissima porta del trionfo, la propria autostima diventa un enorme pallone aerostatico, ma il rischio che possa sgonfiarsi e crollare è sempre in agguato. Ma in una partita faccia a faccia, si fa per dire, con la propria console di gioco ci sono ben altri tesori da scovare. Un giocatore che sia ben consapevole del significato del proprio status cerca emozioni, brividi che scendano dalla propria schiena come le gocce di umidità che appannano il vetro di una finestra che vorrebbe mostrarti le brutture della vita reale. Un giocatore non vuole porsi domande del tipo: ”Perché ho appena ucciso un’orda di creature ostili su un pianeta sconosciuto? Perché ero lì?”. O ancora: ”Perché combattere questa guerra che non ha a che fare alcunché con la mia storia?”. 

Un giocatore deve avere già le risposte a questi quesiti, deve ottenerle passo dopo passo, esplorando caverna dopo caverna: questo è vivere un videogioco. Se, una volta spenta la console, la mente ha ancora bisogno di chiarimenti, allora quel videogioco non ha colto nel segno. Molto spesso i giochi tripla A (giochi di grande impatto mediatico, sviluppati da software house famigerate e piene di soldi, molte delle quali riciclano personaggi, ambientazioni e tematiche) non riescono a dare al giocatore quel che cerca. E qui entrano in campo i giochi indie. Un indie è, per l’appunto, un titolo indipendente, cioè creato spesso da piccoli team, a volte formati anche da sole due persone, come la Dennaton Games che ha sviluppato Hotline Miami, uno dei titoli di spicco degli ultimi anni, e no, non è un triplo A. La particolarità di questi giochi è il fatto di essere stati concepiti con una minima disponibilità di denaro, ma enorme sul piano concettuale e artistico. Quindi, team sconosciuti e molto piccoli, budget ridotto e che altro? Un indie game è riconoscibile spesso anche per la sua mole lillipuziana, pochi MB da scaricare e il divertimento è già a portata di joypad o di tastiera. Scaricare abbiamo detto, certo, perché grazie a servizi on-line ormai diventati i pusher di fiducia di noi gagliardi giochidipendenti si può giocare quando si vuole e dove si vuole. 

Si tratta di piattaforme come Steam, meravigliosa creatura di Valve, la storica software house di Half Life, il Live Arcade per i possessori di una console Microsoft o il Playstation Network per chi è fedele alla console targata Sony. Come dimenticare poi dei dispositivi mobili, smartphones, tablet. Insomma, grazie alla spiccatissima portabilità che i videogiochi stanno assumendo, gli indie sono diventati il pane quotidiano dei giocatori di tutto il pianeta. È un pane saporito, perché nonostante le cose appena dette sembrino ridurre il tutto a qualcosa di molto piccolo, in realtà gli indie rappresentano in molti casi la punta dell’iceberg. Titoli tripla A con un budget più cospicuo di quello che ha utilizzato James Cameron per il suo Avatar? No, grazie. Gli indie sono entrati in punta di piedi e hanno preso la scena, perché è con essi che il giocatore smaliziato riesce davvero ad immergersi in atmosfere oniriche, ad emozionarsi, ridere, piangere, volare sulle ali della fantasia, non ali di cera che si sciolgono non appena ti avvicini al sole, il punto più alto del godimento, ma ali forti e sicure. 

Il bambino protagonista di LIMBO non sa perché si trova lì, in un luogo impervio e spettrale, ma sa che deve andare avanti, solo proseguendo e affrontando le sue paure, rappresentate da un ragno gigantesco che lo insegue e da altre presenze umane ostili, potrà ricongiungersi con chi ama. L’angoscia e il terrore claustrofobico che vanno affrontati in Lone Survivor stroncano il respiro. Una grafica a 8 bit non può spaventare, dicono. Lone Survivor dimostra il contrario. Entrare nelle stanze di quell’appartamento è un’impresa erculea, ma con la forza non si arriva da nessuna parte, è necessario chiudere gli occhi e sperare che, una volta riaperti, tutto ciò che di abominevole ci fosse nelle stanza sia diventato familiare e conciliante. Questa è la sensazione che si prova giocando a questo indie, la voglia di risvegliarsi da un incubo. Anche i protagonisti di Gone Home e di The Stanley Parable vogliono ritornare alla normalità, si ritrovano loro malgrado ad inseguire qualcosa che, forse, li aveva stufati, la routine. Chi non ha mai chiesto almeno una volta nella vita di poter penetrare in realtà diverse, di diventare un’altra persona agli occhi degli altri? E se la nuova realtà non fosse così piacevole? La routine ti può salvare la vita e preservare la tua sanità mentale. 

Chi gioca con gli indie, però, cerca anche un po’ d’azione, una dose extra di adrenalina, del sano svago senza pensieri. A loro si rivolgono giochi come Velocity 2x, che fa della rapidità di esecuzione e dei riflessi i suoi requisiti per poterne godere senza remore, e Spelunky, simpaticissimo platform che riprende le meccaniche dei giochi di una volta, dove superare trappole mortali era giustificato dal bacio di una giovane donzella in pericolo (vero, Mario?). Di indie memorabili ce ne sono a bizzeffe, impensabile non citare Journey, una delle esperienze più particolari e mistiche che un giocatore possa affrontare.  Don’t Starve e Tower Fall Ascension non sono che altri granelli di questa immensa distesa. Questo non significa che non esista l’eccezione che conferma la regola. Di giochi indie fatti male non è scevra la categoria, esempio lampante è rappresentato da Amy, un survival horror con una base concettuale di buonissima fattura, ma sviluppato con i piedi sotto ogni punto di vista. In conclusione, non si può negare che il panorama videoludico abbia giovato, e continuerà a farlo, della consacrazione dei giochi indie. Non tutti sono in grado di apprezzarne le potenzialità, ma l’arte non sarebbe tale se non fosse così controversa.

-Indie, un nome che è una garanzia nell’odierno-

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