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Eroica Fenice

L’agenzia digitale ha un nuovo direttore, ed il Belpaese vuol essere più smart

Avvio mediatico o meno, il governo Renzi s’è messo in moto anche per l’Agenzia per l‘Italia digitale. Dal Digital Venice il Presidente del Consiglio annuncia che è giunto il momento di riprendere a parlare dell’Agenda Digitale e se l’Italia che deve continuare a crescere per raggiungere gli obbiettivi di EU2020, è necessario implementare lo stato di fatto dell’ ICT (Information and Communication Technology).

Con il sostegno della Commisione Europea, dal programma delle e-Ten al consolidamento delle Trans European Networks, la sensazione è che in queste tematiche l’Italia si trova ad essere uno dei fanalini di coda del resto del continente. La politica prima di Monti e poi di Letta era costruita principalmente dalle risposte del Belpaese alle richieste di palazzo Berlaymont, quella di Renzi non può che continuare sulla stessa scia per le direttive europe imposte.

Una delle sette iniziative principali di EU2020 è proprio legata all’Agenda Digitale, che dal Consiglio dei Ministri è definita per finalizzare una crescita inclusiva, intelligente e sostenibile dell’Unione. In poche parole l’Agenda Digitale è uno strumento che servirà per sfruttare al meglio le tecnologie per la comunicazione e l’informazione, per favorire l’innovazione, la crescita economica e la competitività.

Garantendo gli obiettivi dell’Agenda Digitale, l’AgID si presenta come l’organo che promuove inoltre le tecnologie ICT, la direzione per tali scopi è stata destinata dal 10 luglio 2014 ad Alessandra Poggiani, giovane donna del 1971 (@la_pippi su Twitter).

La neo direttrice che sostituirà Agostino Ragosa, rientra perfettamente nelle corde delle politiche renziane, non è nuova ad incarichi legati a società informatiche pubbliche come in passato la LAITs.p.a. della regione Lazio ed ora la Venis s.p.a. del Comune di Venezia.

Pur essendo in possesso dei titoli giusti per la direzione dell’Agenda Digitale, avrà un compito non facile dati i forti dubbi della fattibilità sostanziale del progetto per una stimata ed insufficiente copertura economica. Tutti gli esperti sono daccordo che non basteranno i 3,5 miliardi destinati da UE, in quanto da stime recenti occorrerebbero circa 2,5 miliardi per dare 30 Megabit alla popolazione ed addirittura 7,5 per 100 Megabit per il 50% di essa, questo è solo uno dei punti dell’Agenda per UE2020. Le scelte fatte finora dal governo dimostrano che non è per nulla semplice la trasformazione dell’Italia che il governo Renzi tanto insegue.

Dalla tanto rincorsa “idea digitale” alla sua effettiva fattibilità, si evidenzia una forte contraddizione che ha pochi pari nella storia dei governi italiani, ma l’Italia deve diventare smart, è l’Europa che ce lo chiede.

– L’agezia digitale ha un nuovo direttore, ed il Belpaese vuol essere più smart. –