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Eroica Fenice

Sonno criogenico: da fantascienza a realtà?

Sonno criogenico o ibernazione o animazione sospesa.
Di certo, queste espressioni vi dicono qualcosa!

Magari richiameranno alla vostra mente 2001:Odissea nello spazio – famoso film di Kubrick, nel quale tre scienziati vengono ibernati per un viaggio interplanetario di pochi anni – oppure al coevo Il pianeta delle scimmie, film diretto, nel 1968, da Franklin J. Schaffner – ma basato sull’omonimo romanzo di Pierre Boulle -, nel quale i tre astronauti si svegliano dal sonno criogenico, dopo ben duemila anni di ibernazione.

Oppure, ancora, condurranno il vostro pensiero a film come Il dormiglione (1973) di Woody Allen o Lost in Space di Stephen Hopkins o ancora a Vanilla Sky di Cameron Crowe; oppure, ancora, faranno rimabalzare, nella vostra mente, i titoli di film come Avatar di James Cameron e Pandorum, scritto da Travis Milloy e diretto da Christian Alvart; infine, molti di voi pensaranno alla notissima ed amata serie TV a cartoni animati- ideata da Matt GroeningFuturama oppure a Capitan America, personaggio Marvell.

Ma, presto, il sonno criogenico, da topos fantascientifico multiformemente reimpiegato sia in narrativa che nei prodotti cinematografici, potrebbe diventare realtà!

Procediamo con ordine.
Per criogenia s’intende quella branca della fisica che si occupa, precipuamente, dei problemi afferenti alla struttura della materia e al comportamento delle sostanze, a basse e bassissime temperature. Si pensi che i primi esperimenti criogenici furono condotti nel 1898, quando fu usato idrogeno liquefatto, per raggiungere temperature inferiori a 20 gradi kelvin. Negli anni, spesso gli scienziati hanno tentato di trasporre nella realtà quest’idea narrativo-cinematorgafica. Tra gli ultimi esperimenti, ricordiamo quello rendicontato in un articolo della rivista Science, pubblicato il 22 aprile 2005: Mark Roth riuscì ad ibernare dei topi, per sei ore, ricorrendo all’inalazione di acido solfidrico. Ricordiamo anche che il sonno criogenico, ad uso terapeutico, era stato già “ideato” nel 1980 ed è stato, per la prima volta, messo a punto, in pazienti gravi, nel 2003. 

Recentemente, la Nasa ha commissionato alla SpaceWoks, un’azienda statunitense, la messa a punto di una tecnica per ibernare gli astronauti, durante il viaggio verso Marte, programmato per il 2023.

Secondo le previsioni, tale viaggio dovrebbe avere una durata compresa tra i sei e i nove mesi. Pertanto, il sonno criogenico parrebbe configurarsi come utile strumento per, o meglio, come la soluzione più economica – in senso proprio e figurato – per risolvere problemi connessi all’approvvigionamento di cibi e bevande, al cambio di vestiario e alla condivisione dell’esiguo spazio vitale, offerto dalla navicella. Gli effetti positivi sarebbero il notevole abbattimento dei costi (giacché potrebbero essere adoperate navicelle più piccole e più leggere) e la possibilità di evitare alcuni problemi psichici e fisici, connessi al ridotto spazio vitale. 

Il sonno criogenico andrebbe inteso come una condizione biologica indotta, caratterizzata dalla riduzione delle funzioni vitali e metaboliche e dal rallentamento del battito cardiaco e del ritmo respiratorio.

Il metodo, creato dalla Spacework sotto la guida dell’ingegnere aerospaziale Mark Schaffer, si chiama Rhinochill ed è un sistema che consentirebbe l’induzione dell’ipotermia per via endovenosa, attraverso l’inalazione di un liquido refrigerante. Tale tecnica, a detta di Schaffer, sarebbe più “vantaggiosa” rispetto all’induzione dell’ipotermia dall’esterno. L’ingegnere assicura che, per uscire dallo stato di sonno criogenico, basterà interrompere il flusso refrigerante e che, in ogni caso, sarà possibile ricorrere a speciali pasticche per accelerare il processo di risveglio. Naturalmente, andrebbero previsti turni di ibernazione.

A dire il vero – per quanto (fanta)scientificamente affascinanti – le assicurazioni di Schaffer non paiono molto… rassicuranti!
E voi, siete pro o contro il sonno criogenico? Siete pronti ad essere dei novelli Philip J. Fry?

Sonno criogenico: da fantascienza a realtà?

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