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Telegram Messenger

Telegram Messenger, il futuro dell’instant messaging

L’app russa Telegram Messenger LLP, brevettata nel 2013 dai giovani fratelli Durov, potrebbe essere l’alternativa a Whatsapp.

Nikolai e Pavel Durov, sono già padri della versione russa di Facebook, VKontakte (VK), lanciata nel 2006, ma è con Telegram Messenger LLP che sono riusciti a ritagliarsi un posto all’interno del mercato mondiale della messaggistica istantanea.

Sono molte le differenze che rendono unica Telegram Messenger LLP, ma ciò che la rende davvero preferibile all’applicazione WhatsApp è il mantenimento della privacy dei dati degli utenti. Telegram Messenger LLP infatti, arriva in un momento storico in cui la privacy dei nostri dati è in pericolo e forse avranno pensato proprio a questo i due milioni di utenti di WhatsApp che, in occasione dell’acquisizione di quest’ultima da parte del proprietario di Facebook, Mark Zuckerberg, decisero di scaricare Telegram Messenger LLP.

L’acquisizione di WhatsApp, nonché di Instagram (applicazione conosciuta anche come “il facebook delle fotografie”), permetterebbe infatti a Zuckerberg di accedere ai dati ed ai messaggi degli utenti. A quel punto, non sarebbe assurdo immaginare che l’utilizzo di WhatsApp possa passare attraverso l’account di Facebook, come già succede per le applicazioni ludiche più comuni, o addirittura che Facebook possa decidere di farsi pubblicità attraverso banner.

Tutto ciò con Telegram Messenger LLP non accadrebbe per diversi motivi. In primo luogo, l’applicazione offre un servizio messo a punto senza scopo di lucro da una società chiamata Telegram LLC, detenuta dai due fratelli russi; in secondo luogo, l’applicazione possiede sistemi di tutela della privacy tali da non permettere a terzi di intercettarne il contenuto. Altro punto a favore di Telegram Messenger è la sua capacità di supporto dati, che si aggira intorno a 1,5 gigabyte, rendendo semplice e rapido l’invio di materiale, poiché nel trasferimento dati c’è un consumo ridotto di byte.

Tuttavia, non mancano le critiche al servizio offerto da Telegram Messenger LLP. Alcuni, infatti, sostengono che Telegram non protegga davvero i dati degli utenti, poiché non sembrano essere davvero chiare le informative sulla privacy. Altri invece, sostengono che il difetto di Telegram Messenger risieda nella sua diffusione limitata, di conseguenza gli utenti sarebbero ancora pochi.
D’altronde potrebbe essere possibile far crescere il numero degli utenti partendo dai principali contatti con i quali “si chatta”, convincendoli a scaricare l’applicazione. Per contraddire le critiche sulla segretezza delle informative sulla privacy invece, basta considerare il numero delle volte in cui, senza alcun problema, si inseriscono i propri dati per accedere a servizi online di ogni genere, dalla firma di petizioni via email, alla registrazione su siti di cui non conosce neanche la provenienza.

Per dimostrare che i due fratelli non hanno intenzione di “liberare in rete” i dati personali degli utenti, sarà sufficiente raccontare la vicenda che ha portato alle dimissioni da amministratore delegato di VKontakte, Pavel Durov, nel 2011. In occasione delle elezioni in Russia, Pavel decise di negare l’accesso del governo ai dati degli utenti ucraini di VK che scendevano in piazza e partecipavano a manifestazioni e cortei contro Putin. Il Cremlino quindi vide nel social network un nemico da eliminare, data la sua capacità di creare aggregazione e fomentare l’indignazione cittadina, imponendo così ai fratelli russi di chiudere. A seguito del rifiuto di Pavel all’ordine di chiusura, Putin trovò un altro modo per metterlo fuori gioco: sostituire la sua direzione con quella di Usmanov, amico personale del presidente russo. Da quel momento in poi, Putin fu certo che la direzione del social network sarebbe stata più censoria rispetto a quella di Pavel Durov.

Alla luce di tale vicenda, appare possibile credere che i proprietari di Telegram Messenger LLP non abbiamo alcuna voglia di permettere la libera circolazione dei dati degli utenti, poiché sanno perfettamente cosa significa vivere in un ambiente in cui è facile rintracciare le persone.

La verità è che nessuno può davvero mettere la mano sul fuoco per quanto riguarda la sicurezza dei propri dati, nel momento in cui questi vengono digitati su piattaforme virtuali; si può soltanto pensare che se i due fratelli hanno subito dal governo del loro stesso paese un tale trattamento, vuol dire che la probabilità che sappiano cosa significano espressioni come “libertà di espressione“ e “privacy” è davvero alta.

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