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Eroica Fenice

Il termosifone spaziale dei ragazzi di PHOS

Avete mai sentito parlare di termosifone spaziale? “Termosifone spaziale” è la simpatica e pragmatica definizione che un gruppo di giovani – ingegneri e non – dell’Università di Pisa usano, per spiegare ai “non addetti ai lavori” il frutto del loro alacre, intenso lavoro: il PHP.

La sigla PHP sta per “Pulsating Heat Pipe” e sta ad indicare un congegno, costituito da una serie di tubi di calore pulsante, in alluminio, progettato per essere adoperato in situazioni di assenza di gravità.

Questo innovativo dispositivo termico – ancora in fase di realizzazione – è stato ideato nell’ambito del progetto Phos (“Pulsating heat pipe only for space”), portato avanti dal dipartimento di Ingegneria dell’Università di Pisa e selezionato dall’Esa (Agenzia spaziale europea), nell’ambito del programma “Rexus/Bexus”. Nel marzo 2015 – tappa finale del programma “Rexus/Bexus” – il termosifone spaziale verrà collaudato, a bordo di un razzo, lanciato dalla base svedese di Kiruna. Il prototipo PHP – per parlare in termini grossolani, ma efficaci -, per quanto concerne la struttura, è simile ad un termosifone; ma, per quanto attiene al funzionamento, può essere pensato come una sorta di frigorifero.

Infatti, il termosifone spaziale è stato concepito come dissipatore termico, per evitare e/o risolvere problemi di surriscaldamento, comuni in congegni ed automi. Esso è in grado di raffreddare macchinari che operano in assenza di gravità; pertanto, è adatto per essere adoperato su satelliti e sonde spaziali. Il sogno dei ragazzi che hanno progettato il “termosifone spaziale” è che il prototipo di loro invenzione possa essere, un giorno, adoperato per importanti missioni spaziali.

I componenti del team, supportato dal DESTEC (Dipartimento dell’energia, dei sistemi, del territorio e delle costruzioni) sono tutti studenti di Ingegneria: Stefano Piacquadio, Michele Rognini, Alessandro Frigerio, Gian Marco Guidi, Federico Belfi, Giorgiomaria Cicero, Francesco Creatini, Giulia Orlandini, Nicolò Morganti, Simone Fontanesi e Pietro Nannipieri. I ragazzi sono supportati dai professori Sauro Filippeschi, Paolo di Marco, Luca Fanucci e Federico Baronti dell’Università di Pisa e dal professor Marco Marengo, dal dottor Mauro Mameli e dall’ingegnere Miriam Manzoni dell’Università di Bergamo.

Si ricordi che il pisano PHP del progetto PHOS costituisce l’unico progetto italiano ad essere adoperato sul razzo lanciato da Kiruna.
Ciò significa che anche in un contesto critico – qual è l’Italia dei nostri giorni – il talento, la professionalità, la passione, l’intraprendenza, lo studio ed i sacrifici di giovani studiosi sono ancora in grado di dare importanti frutti.

Il termosifone spaziale dei ragazzi di PHOS

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