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Eroica Fenice

The Evil Within: il survival horror risorge

Il 14 ottobre è uscito sulle console della “vecchia” generazione (PS3 e Xbox 360) e di quella attuale (PS4 e Xbox One) il nuovo survival horror di Shinji Mikami, The Evil Within. Dal creatore di Resident Evil nasce una nuova avventura sporca, putrida e maledetta che ci riporta maggiormente, grazie alla sua atmosfera intima e alle ambientazioni laide e putrescenti, a Silent Hill, quindi, ad una sensazione di paura diversa da quella vissuta per l’apparizione di uno zombie (anche se non mancheranno sbalzi sulla sedia per l’arrivo di creature abominevoli). 

La paura che si prova giocando a The Evil Within è claustrofobica, l’ansia che qualcosa potrebbe sorprenderci da un momento all’altro regala una perenne sensazione di pericolo e di caducità della propria esperienza videoludica. Morire in The Evil Within, infatti, non è un evento poco frequente e neanche banale. Le morti sono atroci, cattive e sadiche, proprio come piacciono a noi gamers, a noi gamers appassionati di survival horror.

Il genere sembrava ormai scomparso, risucchiato nel mare magnum di FPS tutti uguali, fini a se stessi. Il survival horror, c’è da ammetterlo, è un genere di nicchia come lo è in altri ambiti artistici – quello letterario e quello cinematografico. Nelle passate generazioni, quando i pixel erano ancora in bella vista, gli horror si buttavano, da Alone in the Dark, il capostipite del genere – a meno che non si voglia farlo discendere da Sweet Home del 1989 – a Clock Tower, da Resident Evil, prima che prendesse la piega action, a Silent Hill. Come non menzionare titoli, poi, come Rule of Rose, Project Zero, Haunting Ground e Obscure, ma la lista sarebbe davvero troppo lunga.

Nella generazione di videogiochi appena conclusasi (ma ancora non abbandonata dalle software houses) i survival horror, invece, sono stati messi in secondo piano, diciamo anche in cantina. Di titoli davvero validi se ne contano sulle dita di una mano monca. Siren Blood Curse è uno di questi, gioco dove i nemici, gli shibito, conservano ancora un loro fascino malsano; il gioco, però, che ha tenuto davvero alta la bandiera del terrore è stato Deadly Premonition, criticato dai più, chissà come mai, per la sua grafica vintage

Di altri titoli nemmeno l’ombra, anche se Condemned merita comunque una citazione per il suo tentativo di farci venire i brividi dietro la schiena con i suoi sussurri e le sue urla dietro ogni angolo buio. Il genere sembrava destinato a sparire, i nuovi giocatori non amano giocare con la consapevolezza di poter essere sopraffatti da entità non ben definite, non hanno più voglia di scervellarsi con enigmi e non ritengono onorevole, in molti casi, dover scappare dal pericolo. Fortunatamente, The Evil Within è arrivato come un messia a diffondere la paura tra i giocatori più impavidi, quella paura di cui avevamo tutti grande mancanza, anche se molti non hanno il coraggio di ammetterlo.

-The Evil Within: il survival horror risorge-