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Eroica Fenice

Traduttori, che passione!

L’incubo di chiunque non mastichi un po’ di inglese e se vengono a mancare anche i sottotitoli è una vera tragedia. Quando poi si parla di videogiochi il panico ha la meglio, così arriva il momento di scegliere: gameplay o trama? È infatti impensabile riuscire contemporaneamente a guardare l’ambiente di gioco, leggere i sottotitoli e magari buttare anche un occhio sul joypad senza diventare strabici o farsi spuntare un terzo occhio. Naturalmente creare traduzioni e doppiaggi accurati costa molto alle case produttrici, così risulta difficile trovare un buon gioco da godersi appieno nella propria lingua madre, soprattutto per quanto riguarda gli indie e i giochi più “di nicchia”.

Ma “chi fa da sé, fa per tre” ed è proprio quello che hanno pensato alcuni fans di Life is Strange, l’ultima creazione dei ragazzi della Dontnod, pubblicizzata da Square Enix. Il gruppo degli appassionati traduttori, riunitosi sotto il nome di FenixTM, è già riuscito a tradurre il primo dei cinque episodi che vedono la protagonista, Max, alle prese con i suoi poteri di alterazione del tempo. Il nuovo pacchetto lingua è completamente gratuito e disponibile sul loro sito (a questo indirizzo), dove accolgono qualsiasi suggerimento per affinare il proprio lavoro. Già sono pronti a dedicarsi al secondo episodio, al momento solo per pc, ma non escludono futuri porting su consolle.

Life is Strange è l’intraprendente progetto di uno studio indipendente e si avvicina molto all’Heavy Rain del ben più affermato David Cage, a direzione della Quantic Dream. Insomma, è uno di quei giochi che fanno riflettere e in cui, inevitabilmente, la trama assume un ruolo chiave, surclassando il gameplay. Grazie al coraggioso lavoro dei fans italiani, oggi per i cittadini dello Stivale è possibile godere appieno di questa avventura grafica. E se invece gli Italiani fossero semplicemente degli inguaribili pigroni? Certo, si sa, l’Italia non è in cima alle classifiche per la conoscenza della lingua britannica. Le statistiche la posizionano a metà classifica, al pari di Taiwan, Cina, Brasile e Spagna nella sezione di basso livello di competenza. Non a caso l’Italia può vantare la più evoluta scuola di doppiaggio in circolazione. Insomma, l’italiano medio vuole che si parli la sua lingua, ma, ad essere sinceri, a chi non farebbe piacere godersi un buon film o un gioco nella propria lingua madre?

Con il loro impegno questi giovani traduttori italiani, semplici videogiocatori come tanti altri, hanno dimostrato quanto ancora la passione possa essere motore inesauribile del nostro lavoro. Insomma, questi ragazzi hanno dimostrato al mondo che se l’Italia vuole davvero qualcosa, è pronta a lavorare sodo pur di ottenerla. Peccato che questo avvenga solo per i videogiochi.

-Traduttori, che passione!-