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Eroica Fenice

sovraccarico cognitivo

Sapere di più e conoscere meno: il sovraccarico cognitivo

Il fenomeno del sovraccarico cognitivo è in costante aumento in questi nostri giorni fatti di luci e di ombre.

Esso risulta essere il triste e spiacevole prodotto dell’uso massiccio, e per questo sconsiderato, delle contemporanee forme di telecomunicazioni sociali.

Ogni giorno un utilizzatore di media tecnologici viene esposto ad una mole di dati elevata che viaggia nella rete attraversando l’etere e giungendo al suo cervello in maniera “indisturbata”.

La funzione cognitiva delle nostre attività cerebrali ha lo scopo di immagazzinare all’interno del nostro cervello le nozioni per far sì che, in termini semplici, il multiforme e caotico insieme di notizie e nozioni, tramite l’atto dell’apprendimento, diventi ordinato sapere ed uniforme conoscenza.

Questa è la funzione corretta delle nostre attività cognitive cerebrali.

Ma il “meccanismo armonico” dell’apprendimento e del ricordo col disturbo del sovraccarico cognitivo finisce per “funzionare male”.

Cosa succede, allora, quando un assiduo frequentatore di mezzi di comunicazione di massa da questa mole di dati (proposti in forma virtuale ma, si ricordi sempre, pur sempre reali!) ne viene travolto?

Il sovraccarico cognitivo

Le notizie viaggiano intorno a noi nella grande ed onnipresente (ed onnipotente?) rete telematica.

Ma noi spesso non siamo i soggetti consapevoli di queste informazioni che ci raggiungono, piuttosto diventiamo gli oggetti che queste notizie attraversano.

Il sovraccarico cognitivo si manifesta proprio nel momento in cui il cervello, sollecitato da troppi impulsi esterni, finisce per “non connettere più”, non dando cioè il giusto peso alle priorità, e così per far spazio a nuove cose ne dimentica altre, ma senza un criterio giusto.

Si finisce così per perdere la capacità della selezione, del dare giusto peso e misura all’importanza di determinate informazioni su altre.

E si ingenera un declino cognitivo, una perdita di attenzione, di memoria, di facoltà cerebrali primarie per l’uomo.

Essere sempre e costantemente connessi ed aggiornati su tutto ciò che accade di secondario, e spesso futile, fa perdere il senso delle cose importanti e di quelle che sono intorno a noi.

Ma anche soffermarsi su tutto ciò che c’è nel mondo di importante finisce per essere impresa titanica per un singolo cervello umano (ed allora eccoci al discorso dell’importanza di una rete sociale co-produttiva invece di un ostinato e sterile individualismo).

Il disturbo comportamentale del sovraccarico cognitivo porta a conseguenze spesso tragiche: dimenticanze gravi, distrazioni fatali, che con un comportamento responsabile si sarebbero potute evitare.

Non sarebbe il caso di essere attenti a vivere e ad apprendere giorno dopo giorno quest’arte, prendendosi ognuno i propri spazi di silenzio, tranquillità ed attesa?

Un aggiornamento in più (spesso di pressoché nulla importanza rispetto a ciò che ci sta accadendo intorno) vale la nostra vita e quella del prossimo?

Non sarebbe il caso molto spesso ( e forse una buona volta) di alzare il nostro sguardo sul mondo, fra le macerie umane che si stanno disseminando nei nostri luoghi?

Questa la domanda che ognuno di noi dovrebbe porsi approcciandosi alle telecomunicazioni, croce e delizia di questo nostro strano (troppo spesso strano) secolo.