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Eroica Fenice

Tay: Microsoft disattiva il chatboy razzista evi

Tay: Microsoft disattiva il chatboy razzista

È di pochi giorni fa l’annuncio della chiusura di Tay, il chatboy creato da Microsoft per interagire con i millennial, i giovani americani.

L’esperimento della creazione dell’intelligenza artificiale dotata di estro e intuito, è però fallito in poche ore.

Tay, che altri non è che un robot ancora acerbo, doveva essere più di un vaso di terracotta vuoto in attesa di essere riempito, dando prova di capacità di apprendimento. Programmata infatti per imparare quante più parole possibili e simulare una conversazione normale senza ripetere le frasi a pappagallo, la creazione di Microsoft aveva tutte le basi per essere una grande svolta nel campo della tecnologia avanzata.

Peccato che la purezza di Tay sia entrata in rotta di collisione con il popolo più pericoloso e incontrollabile degli ultimi anni: i followers.

Dopo poche ore dalla sua entrata in scena nel mondo di Twitter, l’AI ha infatti incominciato a pubblicare messaggi esplicitamente sessisti, xenofobi e razzisti.

«Bush ha causato l’11 settembre e Hitler avrebbe fatto un lavoro migliore». Oppure «Costruiremo il muro. E il Messico lo pagherà» dando pieno appoggio ad alcune delle teorie di Donald Trump.

Ma non solo, Tay ha negato l’esistenza dell’Olocausto e inneggiato più volte Hitler.

L’intervento di Microsoft non si è fatto troppo attendere e, una volta cancellati i tweet offensivi, ha provveduto allo spegnimento della “pericolosa” app.

«Tay è un progetto, è un esperimento sociale e culturale, oltre che tecnicoafferma con rammarico Microsoft -. Sfortunatamente, nelle sue prime 24 ore online, siamo divenuti consapevoli del coordinato sforzo di alcuni utenti di voler abusare di lui. Ora è offline e stiamo facendo modifiche». 

Cosa avrebbe pensato Asimov di Tay

Molti di noi ascoltando questa storia hanno riso, altri si sono allarmati inutilmente, altri ancora hanno rispolverato dalle librerie la vecchia copia di “Io Robot” in attesa che capitasse l’evento propizio.

Quanti di noi, ammettiamolo, sentendo parlare di un’intelligenza artificiale impazzita, si sono fatti il segno della croce recitando a piena voce le tre leggi della robotica?

In cuor mio, credo tutti.

Tutti quanti noi viviamo infatti un po’ nel terrore che un giorno le “macchine” possano conquistarci, ma in realtà ciò di cui dobbiamo avere paura non sono i robot, ma noi stessi.

Il motivo per cui infatti Tay è stato soppresso, non è per un’errata gestione del complesso del “Dio creatore”, ma per l’innegabile e incontrollabile stupidità umana.

Se questo piccolo prototipo di robot fosse stato ideato all’epoca di Asimov, confrontandosi con persone reali avrebbe probabilmente corso il rischio di imparare qualcosa di utile e diventare una scoperta sensazionale.

Tay è invece nato nel 2016 su una piattaforma abitata da esseri virtuali al pari di lui, i quali hanno dimostrato ancora una volta come dietro le tastiere non abbiamo nient’altro da offrire se non sessismo, razzismo e xenofobia.

 

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