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Eroica Fenice

La scuola digitale e i professori 2.0

Dimenticate i registri cartacei, il gesso sulla lavagna che stride e il cassino che non si trova mai perché qualche alunno si è divertito a lanciarlo addosso al compagno, dimenticate le ricerche a casa sulle enciclopedie e i tempi in cui gli alunni per distrarsi in classe chiacchieravano e facevano scritte, disegni e scarabocchi sui diari invece di scattarsi selfie e chattare.

Questa è la buona (?) scuola del 2016, tanto martoriata, spezzettata, accorpata, sconvolta dalla riforme dell’ultimo decennio e da quella renziana; una scuola che, nonostante i tagli, negli ultimi anni cerca sempre più di guardare al futuro attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie e che strizza l’occhio ai social. Nella scuola italiana, infatti, è in atto una rivoluzione che si propone a poco a poco  di sostituire carta, gesso, quaderni e penne con strumenti multimediali e digitali e che sta portando alla nascita di una nuova specie di docenti tecnologici, multitasking e social: i  professori 2.0.  

Gli strumenti rivoluzionari dei professori 2.0

La LIM , questa sconosciuta

Anche per chi si è diplomato da pochi anni, la Lavagna Interattiva Multimediale risulterà, anche solo per sentito dire, uno strumento sconosciuto. Questo aggeggio meraviglioso e diabolico allo stesso tempo è stato infatti introdotto nella scuola italiana, prima nella primaria e poi nella secondaria, a partire dal 2012 e sta cominciando a sostituire la lavagna tradizionale in tutte le scuole italiane, da nord a sud. In parole spicciole si tratta di un computer collegato ad un proiettore e una parete interattiva: la lavagna può quindi essere utilizzata semplicemente come proiettore per il computer e quindi come supporto per mostrare risorse online, guardare video o film oppure essere utilizzata come strumento didattico multimediale. Nonostante una certa nostalgia verso la polvere di gesso che faceva starnutire e macchiava i vestiti, esistono numerosi lati positivi nell’uso della LIM per i docenti e per gli alunni: si possono infatti proiettare power point, mostrare a tutta la classe testi, in modo che crollino miseramente le tipiche scuse tipo “Non ho il libro e non posso seguire”, oppure “Non vedo bene.” Si tratta però anche di uno strumento delicato, che va custodito con cautela e che andrebbe controllato specialmente nel cambio d’ora quando i ragazzi si divertono a cercare l’ultimo video virale su youtube o a cambiare continuamente l’immagine del desktop. Il funzionamento della lavagna non risulta complesso specialmente per chi ha una certa dimestichezza con la tecnologia ma state pure certi che anche il professore 2.0 che ha meno di 30 anni chiederà sempre una mano all’alunno più esperto e partiranno commenti ironici della classe quando vi troverete a imprecare  con  LIM perché non riuscite a usarla.

Il registro elettronico: dove devo firmare?

Ve li ricordate quei registri blu, quello di classe e del docente dove si scrivevano assenze, voti e note disciplinari? Scordatevelo perché in molte scuole è stato sostituito dal registro online. La penna, strumento caratterizzante del docente fino a pochi anni fa, smette di essere adoperata per firmare, scrivere assenze, programmi svolti e voti perché tutto viene compilato online su piattaforme come Argo che, attraverso l’utilizzo di un account e una password, permettono al docente di compilare in maniera sistematica e veloce il lavoro svolto in classe, agli alunni di leggere l’assegno e ai genitori di monitorare assenze e voti. I professori 2.0 si convincono allora che nessuno studente potrà più affermare di non sapere cosa è stato spiegato o assegnato e che nessun genitore potrà cadere dalle nuvole quando, una volta a colloquio, scoprirà che il figlio non solo non è un nuovo Leopardi o Einstein come credeva, ma che negli ultimi mesi non ha mai aperto libro (o altro materiale digitale). Peccato che la realtà non sia esattamente così. Se non usato correttamente il registro online può portare a due tendenze opposte: può essere infatti totalmente ignorato dai genitori che continueranno a credere alle mirabolanti imprese scolastiche paventate dei figli e da alunni incuranti che continueranno ad affermare di non aver avuto l’assegno oppure, nel peggiore dei casi, il registro online potrà essere utilizzato in maniera ossessiva da genitori ansiosi per “stalkerare” il proprio figlio.

I gruppi WhatsApp per non essere mai più solo

Finita la giornata scolastica i professori tradizionali tornavano a casa, organizzavano la loro vita e preparavano il lavoro in  totale autonomia, magari in solitudine. Ma la tecnologia ci impone di non essere soli mai e per questo motivo una delle grandi novità del professore 2.0 è la tendenza ad essere social sempre e comunque. Anche se forse inizialmente sarete riluttanti al sistema, ci cascherete in pieno e verrete inseriti in gruppi di colleghi, di alunni e, nel caso peggiore, di genitori. Anche nel caso di WhatsApp, notevoli sono i vantaggi nel comunicarsi in maniera veloce cose come lo spostamento di  orario di uno scrutinio oppure chiedere ai ragazzi di portare un libro o anche semplicemente conoscere meglio i colleghi, ma nella maggior parte dei casi partiranno conversazioni, immagini e video su argomenti più disparati che non riuscirete più a controllare e seguire. In quei casi i professori 2.0 rimpiangeranno la loro antica asocialità e, dopo aver visto la notifica di 153 messaggi arrivati in mezz’ora, sogneranno di rinchiudersi in una stanza da soli in compagnia di un un pezzo di carta e una penna, un libro o semplicemente dei propri pensieri.