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Eroica Fenice

Intervista a Clementino, poeta nuovo

Intervista a Clementino, poeta nuovo

Clemente Maccaro è un rapper e attore teatrale italiano.

Conosciuto anche come Clementino o Iena White (acronimo di “Io e nessun altro”) il suo stile è principalmente il rap, anche se spesso fonde rap, scratch, musica elettronica e funk. 

All’età di 14 anni muove le sue prime esperienze nell’hip-hop e nel freestyle, vincendo la maggior parte delle gare cui partecipa e guadagnandosi così la fama di miglior freestyler italiano. Nel 2005 arriva secondo al 2TheBeat, ma nell’edizione del 2006 ottiene la vittoria (in entrambe le edizioni arrivando in finale contro Ensi dei One Mic).

Sempre nel 2006 esce il primo cd di Clementino Napolimanicomio e nel 2011 I.E.N.A. L’album è una raccolta di brani riguardanti solo e solamente se stesso e da qui deriva la scelta di questo titolo. “Iena White” è anche uno dei nomi d’arte di Clementino, scelto dallo stesso rapper per indicare l’analogia tra se e l’animale, che “lasciava a terra la carcassa degli avversari”.

Nel 2012 Clementino forma un duo con Fabri Fibra, unendo per la prima volta l’hip-hop mainstream a quello underground.

Nel 2013 pubblica il suo primo disco da solista con la Universal intitolato Mea culpa. Album contenente numerose e fortunate collaborazioni, tra le quali Fabri Fibra, Marracash, Gigi Finizio e Jovanotti. Con questo album, per la soglia raggiunta delle 25.000 copie vendute, Clementino ottiene il disco d’Oro. In seguito alla pubblicazione del suo primo album, intraprende una serie di concerti che lo vedranno impegnato in più di duecento date in tutta Italia. Sempre nel 2013 il rapper partenopeo partecipa al Music Summer Festival e trionfa con la canzone O’ Vient.

Durante l’ultima data a Napoli del Tour Nero a Metà di Pino Daniele, ho avuto la fortuna di intervistare “proprio lui e nessun altro”, la Iena White partenopea, talento dei giorni nostri o come si è definito lui  stesso “poeta nuovo”.

Quanto ha “aumentato la tua creatività”, citando uno dei tuoi pezzi più famosi, la vicinanza ad Amsterdam?

Effettivamente ad Amsterdam, come anche in molte altre città europee, quando le vai a visitare riesci ad avere la tua creatività più aperta perché sei lontano da casa, da tanti cazzi di problemi. Quindi, stando ad Amsterdam, chiuso in uno studio con il cellulare staccato, sono riuscito a concentrarmi e a scrivere. Questo comunque io credo che non valga solo per me ma per qualsiasi artista per il quale, trovandosi in una città dove ti conoscono tutti, ogni tanto è bello evadere, andare via per poter rimanere concentrati a scrivere.

Ultimamente i telegiornali hanno parlato di un commercio sbagliato di marijuana qui a Napoli, parlano di amnesia spruzzata. Cosa ne pensi? Secondo te cosa arriva qui?

Io non lo so e ti dico la verità, mi tengo anche un attimo lontano da queste questioni, nel senso che ho dato già il mio in passato. Può essere che sia capitata una cosa del genere e quello che posso fare è dare un consiglio. Cioè io, da artista, mi sento anche protettore dei giovani perché sono loro che comprano i nostri cd, la nostra musica e mi sento di dire che è una cattiveria se viene tagliata l’erba in quel modo. Tuttavia non posso testimoniarlo perché comunque io non ci sono visto che sono sempre in giro per lavoro.

Il dialetto napoletano è un dialetto molto musicale, si può considerare una lingua?

Il dialetto napoletano non si può considerare una lingua, il dialetto napoletano è certamente una lingua e come sappiamo anche riconosciuta dall’ Unesco.

A tal proposito, tu Clementino, ti consideri un poeta dei giorni nostri, uno scrittore?

Io credo di essere, come alcuni miei colleghi, un poeta nuovo. Un po’ tutti i rapper penso siano poeti nuovi perché abbiamo tutti un linguaggio urbano, siamo quelli che una volta chiamavano Neapolitan power, noi siamo il New Neapolitan Power. E non l’ho detto io, ma Pino Daniele, James Senese, Enzo Gragnaniello, Tullio De Piscopo. E ci tengo a dire che la prima canzone a sdoganare il rap napoletano nelle radio italiane è stata proprio O’ Vient, poi sono arrivate tutte le altre. In quell’arco di tempo non c’era niente, solo il neomelodico, e lo dico assolutamente senza disprezzare perché credo che il neomelodico sia un genere musicale a tutti gli effetti. Quindi sicuramente la lingua della strada dopo i Neapolitan Power, è il rap napoletano, che quindi è sicuramente quella del rap di Clementino, Co’ Sang, Rocco Hunt e Sangue Mostro.

Cosa pensi della scrittura moderna, di oggi?

La scrittura di oggi è appunto moderna, anche i termini sono moderni. I pezzi miei attuali sicuramente non sono come i pezzi del mio primo album. Ci sono proprio altri termini, come “instagrammare”, “twittare”: ormai internet ha preso il sopravvento e influenza anche la scrittura di ogni artista.

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