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Eroica Fenice

Lorenzo Marone

Lorenzo Marone. Intervista a chi ha deciso di restare

Quest’anno, per la prima volta, Napoli ospiterà la fiera del libro Ricomincio dai libri, giunta alla sua IV edizione.

La kermesse dedicata al libro e all’editoria si svolgerà nella sede dell’ex Ospedale della Pace, sita in via Tribunali 227, che dal 29 settembre al 1 ottobre sarà teatro di incontri, attività, presentazioni e dibattiti. «Sarà un festival scandito da grandi novità – dichiarano gli organizzatori dell’evento -. Saranno presenti i principali scrittori napoletani come Maurizio De Giovanni, Pino Imperatore e Lorenzo Marone

A pochi giorni dall’inizio di Ricomincio dai Libri, abbiamo raggiunto telefonicamente Lorenzo Marone per un’intervista. Si è parlato dei suoi romanzi, di quant’è bella Napoli quando sovverte lo stereotipo, della voglia di partire, della necessità di restare saldamente attaccati a ciò che si è. Per dieci anni ha fatto l’avvocato, poi Lorenzo Marone è diventato lo scrittore che vaga fra le contraddizioni di Partenope e fra la gente che fra quelle contraddizioni ha deciso di restare.

Dopo aver pubblicato Daria e Novanta, è venuto il romanzo La Tentazione di Essere Felici: un uragano. Tradotto in quindici lingue, il romanzo ha consacrato il talento letterario che Marone aveva mostrato nei novanta racconti su Napoli, la sua città.

Napoli continuerà a fare da sfondo e diventare co-protagonista dei suoi romanzi: dal Vomero ai Quartieri Spagnoli, da una Napoli borghese a una popolare, Marone, attraverso i suoi personaggi dall’introspezione autentica e complessa, scava le contraddizioni del quotidiano, i difficili legami familiari, la lotta con se stessi per conoscersi e affrontare con coraggio quello che si scopre e si decide di essere.

E Marone con i suoi personaggi, vive le antitesi di una città fatta di luci ed ombre, con la convinzione che chi parte senza aver trovato se stesso, porta con sé i propri fantasmi.

Intervista a Lorenzo Marone. La sfida di diventare ciò che si è

Da avvocato a autore di romanzi di successo, la tua vita è forse un po’ cambiata. La tentazione di essere felici (Longanesi, 2015) è stata una radicale svolta. Com’è nato questo libro, cosa ti ha mosso a pubblicarlo?


C’è stato un momento della mia vita in cui ho deciso di tornare a scrivere, era una cosa che facevo sempre da ragazzo. Così ricominciai a scrivere racconti, partecipare a concorsi letterari per inediti e…vincerli.
È stata mia moglie a convincermi a continuare a scrivere, a provare ad andare oltre. È così che sono nati
Novanta (Pironti, 2013) e Daria (La Gru, 2012). E sebbene La tentazione di essere felici non sia la prima cosa che ho scritto, è quello che rispecchia a fondo la mia voglia di cambiare.

In Magari domani resto (Feltrinelli, 2017) si rintracciano dei leitmotiv: il fronteggiare la scelta fra andarsene o restare, la Napoli che resiste caparbia allo stereotipo e al pregiudizio. Restare è una forma di esistenza, di resistenza?

Restare è l’argomento principe. Tutti i personaggi dei miei libri, come tutti noi qui a Napoli, facciamo i conti con la voglia di andare via, sebbene non è qualcosa legato alla città. Bisogna avere il coraggio di guardare dentro se stessi e provare a migliorare la propria vita: andarsene significa fuggire, portare altrove i propri dubbi e limiti.
Non si tratta di resistenza, se restiamo cerchiamo di farlo nel migliore dei modi senza restare inermi.

Attraverso la voce e la vita di Luce, protagonista del romanzo, il lettore, insieme alla protagonista, ha la possibilità di riflettere sulla questione di genere. In Italia non ci sono leggi retrograde e sessiste, almeno non più, afferma Luce. Ma non si può affermare lo stesso del sessismo. Come lo spiegheresti?

Il sessismo è in un nostro retaggio. Luce lavora in uno studio fortemente maschilista, Luce è una femmena, come mi piace chiamarla, costretta a sgomitare per non farsi pestare i piedi. Ad oggi esistono tanti piccoli mondi nei quali le donne manifestano la loro forte volontà ad affermarsi. Il sessismo è dovuto al retaggio culturale che abbiamo.

…e anche cattolico?

(Ride) può darsi, oggi le donne ancora non possono dir messa!

Le relazioni familiari: la memoria, il dolore e l’empatia

Nei tuoi libri è possibile rintracciare in maniera ricorrente temi come i difficili legami familiari, le contraddizioni del quotidiano, la difficoltà di riscattarsi dal dolore e dalla sorte. Credi che le precarietà socio-economica si sono riflesse nella precarietà delle relazioni e dell’esistenza?

Non credo. Io parlo di relazioni familiari, scrivo romanzi introspettivi nei quali si riflettono anche degli elementi autobiografici. In fondo, andiamo a finire sempre lì, ai primi anni di vita, durante i quali formiamo il nostro carattere.
Nei miei libri, infatti, mi servo molto della memoria e dei flashback per tracciare i profilo dei personaggi. La memoria è quello che siamo.
Luce, come Erri, un altro personaggio a cui sono molto legato, hanno un vissuto difficile, ed è proprio questo che li ha resi ciò che sono. 
Luce è diventata una donna la cui profondità è espressa dal suo stesso sguardo, capace di vivere nella piena accettazione di quello che è, capace di scorgere ciò che c’è attorno, pagando dazio con le infaticabili difficoltà del quotidiano. Tutto questo è sicuramente amplificato dal contesto che vive, dove tutto è più difficile. Sicuramente la precarietà si è in qualche modo riflessa sulle persone, ma è il loro passato a determinare quello che sono.

Le tematiche familiari sono molto presenti nelle tue storie, ne fanno da sfondo alle volte, ne sono fulcro altre. Come a Napoli e nel Sud Italia, d’altronde. Se nei tuoi due precedenti romanzi si aveva a che fare con divorzi e separazioni, in Magari domani resto, le carte si mischiano. Un uomo fuggito dal suo ruolo di padre, una famiglia al femminile tessono il passato e il presente di Luce, l’incontro con un bambino dalla storia difficile, invece, il suo futuro. Cosa pensi della famiglia, ieri ed oggi, in quanto istituzione?
La tristezza ha il sonno leggero (Longanesi, 2016) comincia proprio dicendo che i primi sette anni di vita decidono di ciò che saremo. E per tutta la nostra vita cerchiamo di liberarci dalle dinamiche del nostro passato, chi più chi meno. Ciò che penso della famiglia si evince anche dai miei romanzi, sono figlio di genitori separati, le famiglie allargate sono sempre di più.
Personalmente non credo al concetto di famiglia tradizionale, dove spesso le famiglie diventano fortini, relegando l’amore a quattro mura e impedendo a chi è fuori di entrare. Anzi, nell’ultimo romanzo anche un cane e una rondine entrano a far parte di una famiglia.

Credo nell’empatia delle persone e nella volontà di voler condividere un pezzo della propria vita.