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Eroica Fenice

Peppe Lanzetta

Peppe Lanzetta: intervista ad un amico

Drammaturgo, attore e scrittore italiano, oltre che grande amico e Maestro, Peppe Lanzetta nasce a Napoli, precisamente a Piscinola, il 6 febbraio del 1956. 

Alla fine degli anni ’70 esordisce nel cabaret all’Osteria del Gallo di Napoli, è proprio a questo periodo, consumato nel Rione Materdei, che risale l’inizio dell’amicizia tra Peppe e mio padre, a cui devo un profondo legame riflesso. Durante quegli anni di forte fermento artistico, proprio in quella Osteria del Gallo, nacquero tantissimi talenti partenopei, tra cui il grande Pino Daniele.

Nel 1983 Peppe debutta in teatro con “Napoletano pentito”, cui seguiranno numerosi altri brillanti spettacoli teatrali, tra cui “Lenny”, omaggio a Lenny Bruce in chiave poetica che trae spunto dal confronto tra Secondigliano e New York.
Attore, autore di soggetti cinematografici e regista di un cortometraggio, ha lavorato con registi del calibro di Giuseppe Tornatore, Luciano De Crescenzo e Nanni LoyHa collaborato come autore di testi con vari musicisti tra cui, Maria Nazionale, Edoardo Bennato, Enzo Avitabile, Tullio De Piscopo, James Senese, Rino Zurzolo, Joe Amoruso, Franco Battiato e tantissimi altri. Dal 1988 al 1990, Peppe è ospite prima alla trasmissione televisiva Samarcanda di Michele Santoro, e poi al Maurizio Costanzo Show. Autore di ben sedici libri, la sua ultima produzione teatrale, di cui è anche autore, è “L’opera di periferia” (in cartellone al Teatro Parioli di Roma).
Nel 2015 prende parte al cast del film di spionaggio, della saga di 007: Spectre, per la regia di Sam Mendes, al fianco di Monica Bellucci, Daniel Craig e Christoph Waltz nel ruolo dello scagnozzo italiano Lorenzo.

Come sei arrivato a 007: Spectre?

Tramite la mia agente, Cinzia. Mi ha telefonato e mi ha detto che c’erano questi provini a Roma. Ho fatto il provino e sono piaciuto, probabilmente ha colpito la mia faccia.

Come si lavora con queste grandi produzioni?

Benissimo, pensa che c’era un catering con un cuoco e cibo sempre a disposizione, a qualsiasi ora del giorno, pure di notte. Oppure, per dirtene un’altra, io avevo un bodyguard che mi seguiva persino nel bagno. E nei bagni tra l’altro, si fanno incontri esilaranti…ma questo è un altro discorso (ride). Quando lavori con produzioni del genere, devi pensare che nel momento in cui firmi il contratto, diventi di loro proprietà, quindi fanno di tutto affinché non ti manchi mai nulla. Diciamo che sei come coperto da una sorta di assicurazione.

Sappiamo che molte scene sono state girate a Londra, dove hai alloggiato?

Sì, abbiamo fatto dodici giorni di riprese, in realtà cinque, li alternavo con i giorni di allenamento. Dovevo correre, fare gli esercizi, e anche lì ovviamente c’era il bodyguard che mi seguiva costantemente. Comunque, abbiamo girato, oltre che a Roma, anche a Londra, una città straordinaria io credo. Ci andrei a vivere subito, già da domani (si gira verso la moglie: “Anna, vulimm j a vivere a Londra?”). Lì è tutto diverso, lì puoi sognare, puoi sperare, puoi essere quello che sei e quello che vuoi. Quello che ci hanno tolto qui in Italia insomma. In ogni caso, ho alloggiato in un albergo lussuosissimo cinque stelle. Avevo una SuiteSuperior tutta per me. Poi devi sapere che io amo gli alberghi, adoro il fatto di potermi lavare, fare la doccia e poi buttare tutte le asciugami a terra. Mi piace l’idea che tanto il giorno dopo c’è qualcuno che sistema per te (Anna ride: “Guarda che anche qua fai la stessa cosa eh…!”). Poi in albergo ti puoi rubare tutti quei campioncini di shampoo che ti mettono, i bagnoschiuma, le saponette, gli accappatoi…

Sul set hai avuto modo di incontrare anche la bellissima Monica Bellucci?

Sì certo. Mentre ci stavamo preparando per le riprese, mi sono avvicinato a lei per presentarmi. Appena le ho dato la mano mi ha detto: “Peppe, ma che fai, ti presenti? Io ho letto tutti i tuoi libri. Li ho tutti”. E quando ricevi queste cose che cosa vuoi dire più. Non me lo sarei mai aspettato, davvero. 

Un ricordo di Londra che vuoi condividere con noi?

Mentre camminavo in giro per Londra, ho sentito il bisogno di fare pipì. Però, devi sapere che mi trovavo di fronte a dei negozi molto lussuosi e quindi ho escluso la possibilità di farla vicino ad un muro. Anche se, devo dire la verità, avrei voluto farlo tanto per screzio. Comunque mentre cammino, mi trovo di fronte ad Hyde Park e penso che un albero sia migliore di un muro accanto ad un negozio di lusso. Quindi l’ho fatta dietro un albero come un disperato. La cosa bella però è che avviandomi verso l’uscita del parco, leggo un cartello: “Ladies and Gentlemen”. Ecco, questo per far capire quanto gli inglesi pensino a tutto, mentre noi italiani facciamo schifo. 

Com’è Daniel Creig?

L’ho incontrato sul set. Gli ho fatto anche i complimenti, gli ho detto: “Daniel, sì bell, palestrat e tutt cos, però tieni e recchie a cufaniello” (facendo anche il tipico gesto con le mani). E non ti dico la faccia dell’interprete che non sapeva come tradurre. 

Arrivato a questo punto della tua carriera, cosa ti senti di consigliare ai giovani d’oggi?

Di andare a Londra (ride). Principalmente di andare via dall’Italia, perché tanto l’Italia è questa, non cambierà mai. 

Progetti in cantiere? Stai lavorando ad un nuovo libro?

Sì, sto collaborando con la casa editrice Baldini&Castoldi. Quando mi hanno chiesto di inviargli il mio ultimo romanzo, ho però deciso di mandare anche un altro piccolo volumetto al quale ho iniziato a lavorare ultimamente: “Fratelli”. Beh, con mia grande sorpresa, all’editore è piaciuto molto di più quest’ultimo. E pensare che io glielo avevo inviato così, solo per vedere cosa ne pensasse. 

Sei stato uno tra gli amici storici di Pino Daniele. L’ultimo ricordo che hai di lui?

Nei camerini del Palapartenope, sono andato a salutarlo prima del concerto. Era parecchio tempo che non ci vedevamo, mi ha detto: “E mo quann ti fai vere’ nata vota…”.

– Peppe Lanzetta: chiacchierata con un amico-