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Eroica Fenice

Acchiappalagatta

Acchiappalagatta: tra Salento e Napoli

Ieri, mercoledì 29 giugno è stato presentato Acchiappalagatta, il primo romanzo di Emmanuela Spedaliere, direttrice marketing e affari istituzionali del Teatro di San Carlo di Napoli.

Alla presentazione, presso “La Feltrinelli” di Napoli, hanno partecipato Mauro Giancaspro, presidente dell’associazione “Amici della Biblioteca dei Girolamini”; Edgar Colonnese, editore e Alessandro Barbano, direttore di “Il Mattino”.

A rendere l’incontro suggestivo hanno contribuito le letture di Marialuisa Firpo e Paquito Catanzaro con sottofondo di chitarra; l’intervento musicale di Francesca Cacciatore, con il brano “Fimmine Fimmine”, un canto di lavoro e di denuncia, e alcune immagini della rivolta delle tabacchine e della visita di Hitler a Napoli.

Acchiappalagatta: una storia femminile tra passato e presente

Quello di Emmanuela Spedaliere è un racconto molto forte e suggestivo: gli odori e i colori sono molto presenti e danno al lettore la sensazione di esserci in quel Sud. “È dalla puntura di un calabrone che inizia il racconto” dice Alessandro Barbano. È il momento in cui verrà fuori la storia delle tabacchine; di quelle donne fiere e orgogliose di lavorare, di potersi emancipare sopportando con dignità fatica, fame, umiliazioni e soprusi.

«Il lavoro, figlia mia» ripeteva «vale di più di quello che puoi imparare a scuola, e molto di più dei castighi e delle confessioni che insegnano al catechismo». Perché del lavoro aveva la considerazione di un luogo dove si tempra il corpo e lo spirito, libero anch’esso».

La rivolta delle tabacchine del 1935 è uno degli eventi centrali del libro: una rivolta che, a differenze delle altre, non voleva essere protesta contro i salari o l’orario di lavoro: la fabbrica rischiava di trasferirsi e le donne non volevano perdere il lavoro, per nessuna ragione.

In Acchiappalagatta molto forte è anche il tema della sofferenza delle donne, delle violenze subite in ambito lavorativo. Mimma conosce così quello che crede amore, ma il momento della verità arriva per tutti.

Quando lui la possedeva, lei credeva di amarlo, consapevole che il seme di quell’uomo avrebbe attecchito nel suo utero. Alla fine lui la lasciava lì tra i telai come cosa ignorata, e Mimma gli era inspiegabilmente grata per quello strano amore che le derubava nel buio di una stanza.

Importante è anche la visita di Hitler a Napoli nel 1938: Emmanuela racconta di una grandiosa accoglienza in una Napoli piena di festoni neri con la svastica e l’organizzazione al Teatro di San Carlo dello spettacolo l’ “Aida”.

In meno di cento pagine “Acchiappalagatta” riesce a offrire diversi spunti di riflessione, a ricordare un passato poco conosciuto e un presente difficile. Alessandro Barbano, a questo proposito, ci dice riguardo il tema più che attuale del femminicidio: un tempo gli uomini si ammazzavano tra loro per una donna; oggi, invece, troppe donne muoiono senza nessuna colpa.

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