Seguici e condividi:

Eroica Fenice

L’amore molesto: la genialità di Elena Ferrante

L’amore molesto è uno dei romanzi più felici di Elena Ferrante, pubblicato per la prima volta nel 1992. Dalla storia è stata tratta la pellicola omonima di Mario Martone, consacrata al successo immediato. Sono molti i misteri che si aggirano attorno alla vera identità della scrittrice e, a tratti, questo anonimato contribuisce ad accrescere il fascino dei suoi libri. L’autrice è inoltre diventata famosa soprattutto grazie alla tetralogia de L’amica Geniale.

Indagine su un Amore molesto

Amalia era una donna difficile, imprevedibile, passionale. Delia, sua figlia, credeva di essere diversa, di essere migliore. Madre e figlia. Amiche e nemiche. Doppia faccia della stessa moneta che, se lanciata a forte velocità, poteva rivelare confusione tra le superfici. Una moneta utilizzata per il pagamento di due vite spese ai margini più estremi della vita. Ora Amalia è morta e toccherà a Delia inseguire il suo fantasma, tra banconi di dolciumi e valigie colme di regali di compleanno.

L’indagine sui perché della sua morte, avvenuta un 23 maggio qualunque nel tratto di mare di fronte Minturno, porterà Delia a ripercorrere il passato attraverso il presente e reinterpretarlo, guardandolo in controluce attraverso la sottile filigrana di rapporti con Amalia e la sua famiglia. Analizzando le sue radici, ella stessa diviene analisi della sua identità, di ciò che è stato e di ciò che è, sovrapponendosi costantemente alla figura della madre. Amalia è Delia, Delia è Amalia ed entrambe si ritroveranno a fissare il vasto mare, via di fuga da una quotidianità opprimente e plumbea, tacito complice di una vita che è volata via sfumando.

L’amore si presenta come entità negativa, che cerca di affermarsi con violenza, proprio come un’imposizione o un’ossessione, che toglie l’anima e non fa respirare, che fa soffocare, proprio com’è soffocata Amalia, bevendo acqua salata e rapporti malati, molesti. Così, anche Napoli, città in cui è ambientata la vicenda, diventa un luogo fortemente ostile, violento e prepotente, mattatoio in cui il più forte può affermare la propria supremazia plasmata sulla prevaricazione dell’altro.

Elena Ferrante è la scrittrice delle analisi dettagliate e sottili, dei rapporti che apparentemente sono lineari, ma che in realtà rivelano una logica contorta e perversa. La Ferrante scava, spoglia, strappa i veli con i quali copriamo le ragioni più intime dei nostri pensieri e delle nostre azioni, simili a statue consacrate al grande dio Io. Ci scuce dal di dentro, in modo tale che alla fine della lettura noi non siamo altro che frammenti nelle mani di chi sa ricomporli con un più giusto criterio. Elena Ferrante è la scrittrice che ci ridona verità, che ci ridona a noi stessi. Legge nel pensiero e scruta gli angoli più reconditi della nostra anima, portando a galla sentimenti e pensieri che non si pensava fosse lecito formulare, eppure così intimamente radicati in noi. E, come se fosse un fantasma, lei che si cela dietro uno pseudonimo, ci spia e ci analizza senza mezze misure, come se fosse con noi in ogni singola azione quotidiana.

L’amore molesto è un libro che a un certo punto brucia nelle mani di chi lo legge, talmente faticoso è il percorso di consapevolizzazione a cui si sottopone la protagonista, che disperatamente cerca conferme e altrettanto disperatamente trova risposte.