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Eroica Fenice

chiedi alla luce

Chiedi alla luce: la dimensione metafisica del mondo

Iniziare a leggere un libro è già di per sé l’apprestarsi ad intraprendere un viaggio che si sa quando comincia, ma di cui non si possono prevedere soste e tantomeno la meta. Si parte con il proprio bagaglio culturale e mentale, si arriva alla fine con la sensazione di essere più leggeri o più carichi, in ogni caso irrimediabilmente cambiati.

Ogni viaggio (ogni libro) ha le sue particolarità (non tutti i libri sono buoni, non tutti i libri arrivano nel momento giusto); e come ogni viaggio, non esiste un libro che sia uguale ad un altro o che possa lasciare o togliere ciò che darebbe o sottrarrebbe un altro.

Chiedi alla luce : un biglietto per molti mondi

Leggere Chiedi alla luce di Tullio Avoledo, edito da Marsilio, rappresenta un viaggio in molti sensi. In primo luogo perché il protagonista è ciò che la quarta di copertina definisce un archistar, un architetto ricco e famoso. Il suo nome è Gabriel e ciò porta con sé un universo di simboli e constatazioni: viaggia per il mondo in cerca di persone da salvare, non sa perché, non sa cosa succederà, sente il peso della fine imminente e ne diventa il testimone.

Gabriel è forse un angelo? Chi ha visto Il cielo sopra Berlino (Wim Wenders, 1987) resterà probabilmente affascinato dall’atmosfera metafisica delle prime pagine del libro: il protagonista si aggira, spesso “invisibile”, tra le rovine di un mondo che sta per finire; riflette sulla natura umana; cerca salvezza e si muove tra piani ai confini della realtà possibile.
Mondi inventati, mondi più reali di quello che ogni giorno ci investe in forma di schermo e virtualità.

«Amo la fredda perfezione degli specchi, che un tempo, quando gli uomini hanno cominciato a pronunciare il mio nome, erano dischi di bronzo levigati, buoni appena a riflettere gli oggetti più vicini […]. Nessuno, che io sappia, ha mai verificato che l’immagine nello specchio corrisponda esattamente a ciò che vi si riflette. Lo si dà per scontato. Ma se così non fosse? Se la mia immagine, ad esempio, non vi apparisse?»

Chiedi alla luce tra proiezioni di verità potenziali

Tullio Avoledo realizza un romanzo corposo, denso di eventi, luoghi, personaggi, ricco di vita, in cui la trama si annoda al reale e al fantastico, in spirali di percorsi che si muovono con agilità tra il destino del protagonista, quello dell’umanità e persino quello della letteratura.

L’apocalisse è imminente? C’è un dio che ci scruta o che ci ignora? Qual è l’immagine che di noi va per il mondo e resta, se qualcosa resta, oltre la fine?
Un viaggio che si interiorizza e pone il lettore di fronte a quesiti per lo più insolubili, come nodi che si aggiungono al filo dell’esistenza: ciò non lo rende più resistente, ci offre solo maggiori appigli per continuare a porci domande e proseguire, anche se in un mondo che non ci è mai dato di capire per intero. La letteratura, come sempre, ci offre la possibilità di penetrare fino al fondo delle cose e tornare indietro, lasciando dentro di noi i graffi dell’esistenza. Si vive una vita sola, o forse no: Gabriel avrà molto da dire.

«Gli specchi ci suggeriscono che la realtà è meno stabile di quanto vorremmo. Che una cosa, a volte, è e non è al tempo stesso».

Martina Salvai

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