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Eroica Fenice

Cognetti trionfa alla LXXI edizione del Premio Strega

Paolo Cognetti con “Le Otto Montagne” (Einaudi) è il trionfatore della LXXI edizione del Premio Strega, il più importante riconoscimento letterario italiano: il più chiacchierato, il più criticato, dunque il più seguito dagli “addetti ai lavori” o da chi ne fa finestra per affacciarsi al mondo della Letteratura Italiana.

La scia mediatica che portano con sé I Premi Letterari è enorme: sembra che il concetto di competizione debba essere avulso dalla Letteratura. Ancora di più in questi anni ove i mezzi di comunicazione la fanno da padrone, la condivisione si moltiplica così come aumenta il chiacchiericcio.
Eppure Il Premio Strega è un momento topico per gli appassionati, siano essi interni a questo mondo meraviglioso e controverso (scrittori, giornalisti, editori, giovanissimi blogger) o lettori voraci e attenti. Molte le critiche che sono state mosse negli anni a quest’evento, da molti definito mondano, soprattutto per i suoi grandi sconfitti, – Calvino e Pasolini, per citarne alcuni –  ma lo Strega resiste nel suo essere il riconoscimento letterario italiano più importante.
Indirizza le vendite, catalizza l’attenzione della stampa e del pubblico ed  ha un valore qualitativo ancora molto elevato, che trova conferma nella mappa  di grandi nomi che lo hanno conquistato (Pavese con La Bella Estate, Moravia con I RaccontiUmberto Eco con Il Nome della rosa, Primo Levi con La chiave a stella, e altri grandi.)
È certamente uno Strega che è cambiato nel tempo, omologandosi al nostro tessuto sociale, diventando in questi anni molto più telematico. I voti non sono più cartacei (se non in piccola parte) ma elettronici, la sfida delle case editrici è molto più aperta, ma il sistema di base resta il medesimo.

Un Comitato di quattrocento uomini e donne di cultura, tra cui gli ex vincitori seleziona titoli da loro considerati validi (vengono accettate le candidature proposte almeno da due candidati). Questi vengono scremati fino a giungere ad una cinquina vincente rivelata un paio di mesi prima della serata finale, ove scrutinando un totale di circa 660 voti, si annuncia il vincitore.
Quest’anno è stato Paolo Cognetti il trionfatore con uno stacco di voti decisamente consistente rispetto ai suoi avversari (208 voti contro i 119 della seconda classificata).

Il suo libro “Le Otto Montagne”, edito da Einaudi, racconta la storia di due ragazzi, Pietro e Bruno, diversi e complementari, che decidono di addentrarsi in un viaggio avventuroso e spirituale incentrato nel paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, in uno scenario fatto di torrenti, rocce, sentieri, stradine di periferia. A Cognetti non piace il termine “natura”: è una parola che usano gli abitanti della città che la vedono come qualcosa di astratto, ma la natura è concreta e vive nei suoi elementi caratterizzanti. Anche lui, nato a Milano e emigrato per diversi anni a New York, ha nella città il suo ambiente originario ma la montagna lo ha conquistato e in essa egli crede si possano trovare risposte fondamentali. Quelle che lui ha trasferito nel suo libro.
Un libro, dunque, che si distacca dalla tendenza del nostro millennio. Al nostro essere sempre concentrati sulla condivisione di qualsiasi momento, Cognetti risponde con un romanzo individualista. Due amici cercano il loro posto nel mondo,  in una condizione di isolamento, nella tranquillità della valle. Quella di Cognetti è una ricerca di  silenzio e di interiorità. “Mi muovo verso qualcosa di più profondo”, dichiara alla stampa.
Per questo motivo colpisce che questo libro sia stato anche il più votato dalla Giuria dello Strega Giovani, confermando il successo di uno scrittore che sta vivendo il suo momento d’oro.

Cognetti: una vittoria schiacciante per uno scrittore nato dall’editoria indipendente

Al momento della consegna del Premio, Cognetti ha voluto ricordare “le sue origini”, il suo esordio da scrittore con la “minimum fax” casa editrice indipendente. E’ molti sono stati i discorsi a favore della libreria indipendente spesi durante la serata. Ricordando Tulio De Mauro, linguista e insegnante scomparo sei mesi fa dopo aver lasciato un’eredità letteraria immensa, Giovanni Solimine ha voluto pronunciarsi così a difesa della figura del libraio indipendente. “I librai dipendenti devono capire che per fare questo lavoro bisogna formarsi. In questa professione va avanti solo chi ha una passione immensa e un’ altrettanto enorme conoscenza dei libri”.

Paolo Cognetti ha sbaragliato la concorrenza, composta da Teresa Ciabatti con “La più amata” (Mondadori), che racconta, in maniera autobiografica e allo stesso tempo con distacco narrativo, il suo essere figlia del professore Lorenzo Ciabatti, Wanda Marasco, scrittrice napoletana che, con il suo “La compagnia delle anime finte”, racconta la Napoli del dopoguerra, con le sue periferie, i suoi spazi aperti, la sua tenacia e il legame di una famiglia meridionale (Neri Pozza), Matteo Nucci con “È giusto obbedire alla notte” (Ponte Grazie) un’avventura di rinascita nella Roma mitologica e moderna, con la presenza forte del Tevere a farle da sostegno, e Alberto Rollo con Educazione milanese (Manni), un libro sulla Milano degli anni 80 con il suo boom industriale in ascesa, il suo rigore, l’attitudine e il lavoro e la coscienza di classe che trovava manifestazione nella lotta operaio nelle tante manifestazione di libertà.

Forse non tutti sanno che esiste anche uno Strega Europeo, che quest’anno è andato a Jenny Erpenbeck con il suo romanzo “Voci”.

Così si conclude l’edizione del Premio Letterario  più blasonato, che trascinerà con sé echi e visibilità ancora per molto tempo. Soprattutto nelle librerie, ove i titoli di vincitori e sconfitti saranno negli scaffali più alti a lungo. E se questo è un modo per incentivare il pubblico a leggere libri di qualità, allora come diceva qualcuno – bene o male – basta che se ne continui a parlare sempre.

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