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Eroica Fenice

I disegni dell’orto botanico di Napoli

“Non è un tascabile”, è l’inizio dell’intervento di Nora Puntillo – nota giornalista napoletana – durante la presentazione del libro “I disegni dell’orto botanico di Napoli”, opera di Domenico Natale, tenutasi nell’orto botanico di Napoli il 10 giugno.

Come darle torto, verrebbe da pensare osservando il libro 30×24 cm; ma in realtà l’opera ha la fortuna di essere una di quelle in cui ci si immerge, lasciandosi trasportare in un mondo lontano e in un’epoca diversa, e che costringe anche le persone che hanno sempre considerato noiose la storia, l’arte e le scienze a rivalutare questi ambiti, che nel libro si intrecciano come se fossero uno solo.

Il trattato non è altro che la descrizione minuziosa dei ritratti dal vivo (così chiamati – come specifica Angela Tecce -perché si differenziano dai ritratti dal vero, dato che vengono eseguiti con avanti il soggetto, e non soltanto una sua rappresentazione, fisica o mentale che sia) commissionati da Michele Tenore ad un gruppo di disegnatori a partire dal 1838. Michele Tenore era l’allora direttore dell’orto botanico, e grazie a lui fu intrapreso un lavoro molto importante per un’epoca in cui non esistevano fotografie e in cui l’unica opera sulle piante giunta a quei tempi risaleva al I secolo, scritta in greco dal romano Dioscoride.

Bisogna poi anche considerare che ogni precedente opera, comprese quelle andate perdute, faceva riferimento a piante esclusivamente medicamentose, o comunque tossiche o velenose, mentre Michele Tenore si pose l’obiettivo di classificare ogni genere di pianta presente nell’orto, anche quelle in un certo senso ornamentali.

“I disegni dell’orto botanico di Napoli”, un’opera a metà tra l’arte, la storia e le scienze

Oltre queste notizie, che sono di dominio pubblico e facilmente reperibili, Domenico Natale ha compiuto un lavoro di ricerca di dimensioni immani, arrivando anche a scoprire fatti ed aneddoti personali di Michele Tenore, del suo amico Domenico Cirillo e della maggior parte dei disegnatori delle oltre 160 tavole, tra cui il figlio mai riconosciuto Achille Bracco, ma anche Michelangelo Valletta e Giuseppe Lettieri, per citare i più importanti.

Interessante è ogni parte del volume, a partire da quella tecnica, che tratta di come i disegni originali siano stati realizzati, a quella artistica, che si riferisce alle tecniche utilizzate e che comprende anche un elogio ai disegnatori, considerati alla stregua di veri e propri artisti, e a quella scientifica, che si riferisce ovviamente all’anatomia delle piante, ai loro nomi e al modo in cui molti siano intrecciati con le persone che le hanno scoperte.

Gli interventi di Paolo De Luca, Eleonora Puntillo e Angela Tecce alla presentazione sono riusciti a cogliere il succo del libro, a far venire voglia a chiunque non l’abbia letto di scoprire quei segreti del passato che riguardano anche il nostro presente. E a me, che il libro già l’ho letto, hanno fatto venir voglia di riaprirlo.