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Eroica Fenice

Dorando Pietri

Dorando Pietri, il cuore e le gambe di un campione

La Tunué Edizioni non conosce riposo, per la gioia e la fortuna degli amanti delle graphic novel, e in un sol colpo inaugura una nuova collana, Traguardi, e pubblica un nuovo lavoro:
Dorando Pietri. Una storia di cuore e  di gambe“, scritto da Antonio Recupero e illustrato da Luca Ferrara.

Dorando Pietri, la storia

È il 25 luglio 1908, quando Dorando Pietri, giovane corridore italiano, si risveglia, con un corpo dolorante e ammaccato, nel letto di un ambulatorio. Solo una manciata di ore prima,  quel ragazzo di Carpi aveva dato tutto ciò che aveva per vincere una gara, una competizione non da poco: la maratona di 40 km delle Olimpiadi di Londra 1908.

Faceva un gran caldo, insolito per il clima inglese, e Dorando, che era rimasto indietro per gran parte della corsa, s’era ritrovare a fare un recupero magistrale verso la metà di essa.

Superati in rincorsa tutti gli altri competitori, Dorando arriva ad una distanza di quattro minuti dal primo podista quando mancano pochi kilometri all’arrivo e riesce a sorpassarlo in un momento di difficoltà dell’avversario.
Mancano ormai solo 2 km, quando, per colpa della fatica accumulata e della disidratazione eccessiva, Dorando cede.
Sbaglia strada, viene reindirizzato, torna indietro e, a meno di 200 metri dal traguardo, Dorando cade per ben quattro volte. I 75mila spettatori presenti sono in trepidante attesa, tifano per quell’uomo che aveva fatto un miracolo sportivo, e sognano di vederlo vincere.

Dorando verrà aiutato a rialzarsi ogni volta, riuscendo, sempre con un aiuto, a varcare la linea e aggiudicarsi il primo posto. Poco dopo, ad arrivare al traguardo sarà lo statunitense Johnny Hayes, il quale chiederà e otterrà la squalifica di Pietri, per l’evidente aiuto fornitogli da fuori. A Dorando viene revocata la vittoria e verrà cancellato del tutto dall’ordine da arrivo.

Storicamente parlando, questa decisione non servirà a nulla. Pietri è “l’uomo del miracolo”, tutti i presenti hanno ancora gli occhi ricolmi della sua impresa e la raccontano entusiasti, persino il famigerato Arthur Conan Doyle, lì presente per conto del Daily Mail, scriverà: « La grande impresa dell’italiano non potrà mai essere cancellata dagli archivi dello sport, qualunque possa essere la decisione dei giudici. »

Quella mancata vittoria sarà la sua fortuna più grande, la  regina Alessandra arriverà, commosso dalla sua storia, a fargli dono di una coppa d’argento dorato per i suoi meriti. Il 1908 vede la sconfitta e l’assoluta consacrazione di Dorando Pietri.

Dorando Pietri, quel che viene dopo

Sono in pochi a sapere, a conoscere realmente, ciò che avvenne dopo, come Dorando continuò la sua vita e la sua carriera.

Ed è questa la chiave di lettura, la vera scelta narrativa vincente di Antonio Recupero, il quale sceglie, con cura, di riallacciarsi completamente ai fatti realmente accaduti. Si lascia andare, di tanto in tanto, a stati di drammatizzazione della storia, ma senza mai uscire dal seminato.

Sa perfettamente “giocare” con la sceneggiatura, l’illustratore Luca Ferrara, tenendo alto il livello ad ogni passaggio, lasciando perennemente, anche nei momenti più tristi, una venatura di dolcezza nel tratto, una forma di infantile ricordo pregna, a sua volta, di una nostalgia che fa perfettamente pendant con alcuni momenti visivi della storia. Se questo è l’inizio di Traguardi, non ci resta che sederci a bordo campo e aspettare l’arrivo degli altri campioni.