Elegia americana, l’America degli Hillbillies

elegia

Mi chiamo J.D. Vance, e penso che dovrei iniziare con una confessione: trovo l’esistenza del libro che avete in mano piuttosto assurda” Inizia così Elegia Americana, libro d’esordio di James David “J.D.” Vance (in foto) pubblicato negli USA nel Giugno 2016 ed edito in Italia da Garzanti nell’Aprile di quest’anno.

Un’introduzione che potrebbe a tratti ricordare quella che un altro J.D. scrisse per un certo Holden Caulfield, le radici di Vance però sono profondamente diverse. È un Hillbilly, termine dispregiativo che sta per “buzzuro, montanaro” con il quale vengono indicati il proletariato e il sottoproletariato bianco di origine scozzese e irlandese situato tra l’Alabama e la Georgia del Sud, lungo tutta la catena degli Appalachi, ovvero tutte quelle persone che hanno vissuto e continuano a vivere tutt’oggi il lato più oscuro e drammatico del sogno americano.

Elegia americana, un’elegia d’inchiesta

Attraverso la storia della sua famiglia J.D. analizza con il supporto di dati e statistiche i disastrosi effetti che una povertà plurisecolare ha causato alla cultura del suo popolo.
I suoi nonni si trasferirono in Ohio dopo la seconda guerra mondiale; come loro tantissimi hillbillies degli Appalachi emigrarono in cerca di fortuna negli stati industrializzati della Rust Belt (tra cui l’Ohio, per l’appunto). L’emigrazione di massa viene riconosciuta come uno dei maggiori motivi del persistere dell’isolamento culturale del suo popolo: gli Hillbillies si trovarono in una terra nuova ma circondati dalle stesse persone di sempre. La stabilità economica non favorì una concreta integrazione ma assopì soltanto quella rabbia cronica che esplose anni dopo in modo ancora più violento con la chiusura delle fabbriche. J.D. non si limita, però, alla semplice lettura dei dati: va più a fondo indagando le cause più profonde. Prima di essere un’inchiesta, infatti, il libro ha i caratteri dell’elegia, è il manifesto del tormento e della disperazione di un’ intera etnia.

Gli Hillbillies non hanno amor proprio, non badano alla loro alimentazione né tantomeno alla loro istruzione, non credono nella politica, nella scienza, nel valore del lavoro, non credono che le loro azioni possano determinare il futuro; la maggior parte di loro vive in un ambiente familiare malsano, fatto di violenze domestiche, dipendenze, abusi psicologici. Non c’è spazio per il dialogo, ogni rapporto, sentimentale o affettivo che sia viene vissuto con timore, con la paura che qualcuno possa prevaricare sull’altro. È in questo tipo di instabilità che J.D. identifica il male maggiore della sua gente, non nella mancanza di un forte presenza dello stato o in una precaria situazione economica, ma in tutti questi fattori ritenuti da lui incontrollabili per il governo. L’emancipazione hillbilly potrà essere ultimata solo quando si sarà accettata la sua irrealizzabilità nell’immediato e quando si sarà compreso che essa non può che partire dalle scelte dei singoli individui: è una cultura che presenta ferite troppo profonde per poter essere rimarginate nell’arco di una generazione con i sussidi statali e soprattutto è un retaggio culturale dal quale non ci si divincola senza soffrire. Nel pieno della sua ascesa sociale infatti J.D. dovrà più volte fare i conti con i fantasmi del passato.

Elegia americana, considerazioni

L’autore è cinico, non bada a mezze misure nell’evidenziare gli errori dei suoi connazionali ma non si dissocia dalle sue radici. Racconta con profondo trasporto emotivo il dramma – da lui vissuto in prima persona – che la sua gente vive molte volte inconsapevolmente, ricorda malinconicamente la sua infanzia nel selvaggio Kentucky e i suoi nonni materni che non hanno potuto leggere il libro…

Quei nonni che sono stati la sua unica ancora di salvezza.

© 2017, Angelo Baldini. All rights reserved.

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Autore dell'articolo

Angelo Baldini

Nasce a Napoli nel 1996 ma cresce a Pomigliano D'Arco, nel cuore industriale della provincia. La sua passione per i racconti e le storie, lo spingono ad appassionarsi di letteratura e ad iscriversi alla Facoltà di Lettere Moderne della Federico II. Una passione che si lega a quella per la musica, il calcio, i fumetti e i videogiochi. Tutti elementi che hanno caratterizzato la sua infanzia e la sua adolescenza

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