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Eroica Fenice

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An Electronic Hero e la musica (1 Parte)

An Electronic Hero. Prendete un giovane uomo con una passione totalizzante per la musica e qualche sogno nel cassetto, aggiungete tanto impegno e dedizione per la realizzazione concreta di un progetto tutto suo. Metteteci anche un pizzico di problematiche che possono emergere se si nasce in un piccolo paese campano (Pomigliano d’Arco è la sua terra d’origine). Mescolate questa serie di ingredienti usando la stessa volontà di questo musicista nel riuscire a non essere solo parte dell’underground italiano dell’elettronica, che anche se di nicchia, nasconde in sé una variegata moltitudine di sottogeneri, che difficilmente sono conosciuti da chi non è un vero esperto di essi. Il risultato che otterrete è An Electronic Hero, pseudonimo artistico di Federico Foria.

Noi di Eroica Fenice gli abbiamo posto qualche domanda, incuriositi anche da una realtà musicale diversa da quella popolare.

Prima di tutto come spiegheresti il tuo genere musicale a chi è un profano conoscitore  dell’elettronica e techno, e cos’è l’EDM?

Innanzitutto, secondo me, bisogna chiarire bene il confine che c’è tra l’elettronica e altri generi musicali. Infatti generi come il techno non sono che sottogeneri della EDM (Electronic Dance Music), musica concepita al solo scopo di essere ballata, come tale ha dei suoi schemi facilmente sintetizzabili e riproducibili. L’elettronica, invece, è musica prodotta o semplicemente modificata da apparecchiature elettroniche. L’EDM è solo uno dei tanti figli dell’elettronica e, secondo me, ce ne sono anche altri decisamente più interessanti, come l’ambient. La verità è che bisogna dissociare concettualmente (e musicalmente) l’elettronica e l’EDM altrimenti si rischia di togliere serietà e competenza ai corsi di musica elettronica nei conservatori, ai loro professori e, non certo per ultimi, ai musicisti elettronici che da eternauti del sound vengono declassati a nerd patentati, tutti software e zero musica.

C’è qualche maestro della musica elettronica alla quale ti sei ispirato?

Come si può sentire dai miei brani la mia ispirazione viene da una serie di mondi musicali che spesso sono distanti da quello della musica elettronica. Dopo gli studi classici sono cresciuto come tastierista nel progressive rock (da un tributo ai Dream Theater fino a diversi progetti inediti), ma ancora più a monte la mia maturazione è avvenuta nel rock di Jon Lord, Keith Emerson, Tony Banks e nei grandi compositori videoludici/cinematografici del nostro secolo come Ennio Morricone e Koji Kondo.

Per me un maestro è innanzitutto un musicista e il mondo della musica elettronica è contaminato da diverse figure che spesso con la musica hanno davvero poco a che fare (DJ, produttori, etc.). Per questo i maestri del mio strumento sono principalmente grandi tastieristi o compositori, che hanno poco a che fare con il mondo della musica elettronica ma che in qualche modo ne hanno costituito l’evoluzione, solo per il fatto di essere stati degli innovatori nel modo di approcciarsi allo strumento o con la loro tecnica.

C’è per te un pezzo che potrebbe essere definito un “classico” di questo genere?

Un classico assoluto del genere per me è “By this river” di Brian Eno. Un brano fatto solo da un arpeggio di piano elettronico e voce, il minimalismo che non rinuncia allo spessore musicale: un’emozione unica. Questo dovrebbe essere la musica elettronica, l’occasione di sperimentare suoni e atmosfere al servizio della musicalità. Purtroppo le scuole di pensiero oggi sono troppo agli antipodi, c’è l’industria dei grandi produttori che si servono della musicalità con l’unico fine di vendere e quella dei pazzi geniali che nella sperimentazione perdono il contatto con la comunicazione e con l’ascoltatore (per chi volesse approfondire questo aspetto consiglio una recente produzione cinematografica, “Frank“).

Cosa consigli di fare a dei giovani che hanno voglia di produrre musica come la tua? Quali sono i primi passi da compiere?

Bisogna capire che ormai il mondo è saturo di produzioni commerciali, bisogna ricercare la propria unicità. Dopodiché solo se questa viene apprezzata e il seguito permette di attirare lo sguardo delle major, si può realizzare il sogno di una grande produzione. Una strada piena di se e di ma in cui è difficile perdere se stessi o gettare la spugna.

Da un punto di vista più tecnico, purtroppo oggi i musicisti mancano completamente di contatto con la realtà. Non sanno come pubblicizzare i loro prodotti, sono affogati in una marea di strumenti a loro disposizioni in cui finiscono solo per annegare. Pensano che saper fare musica (e solo nel migliore dei casi la sanno veramente fare) sia tutto quello che basta ma in realtà bisogna sapere molto di tutto, o sei solo l’ennesimo giocattolo pronto per essere gettato in pasto ai piccoli squali.

A dopodomani per la seconda parte dell’intervista.

-La musica secondo An Electronic Hero (Parte uno) –