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Carpe Diem: intervista ad Enrico Nocera

Carpe Diem è il suo primo lavoro, classe 1989, napoletano di nascita e parigino d’adozione. Parliamo di Enrico Nocera, conosciuto sui social anche come Enrico Fayah: un ragazzo dalle mille risorse che otto anni fa decise di trasferirsi nella capitale francese per inseguire i suoi sogni. E quando la grande passione è complice, i sogni pian piano si avverano. Lo abbiamo incontrato per conoscere meglio la sua storia fatta di sacrifici ma anche di grandi successi.

Come mai hai scelto Parigi come terra di realizzazione?

Nacque tutto inconsciamente quando avevo diciotto anni. All’indomani delle vacanze estive trascorse all’ombra della Tour Eiffel, decisi di provare un casting che mi avrebbe permesso di entrare nella celebre scuola parigina EICAR École Internationale de Création Audiovisuelle et de Réalisation. Passai le selezioni e non mi sembrò vero. Ma le difficoltà erano tante: non parlavo il francese e soprattutto non avevo a disposizione le risorse economiche richieste per il pagamento della retta annuale. Feci, dunque, un accordo con la scuola che mi permise di entrarvi l’anno successivo, il 2009, così da aver il tempo di racimolare la somma e di imparare al meglio la lingua.

Quindi l’EICAR ti ha portato fortuna?

Più che fortuna, mi ha permesso di incontrare persone appassionate di cinema come me. Al termine del biennio trascorso nella scuola, ho perfezionato il mio bagaglio di insegnamenti in un’attività privata di coaching con l’attore e regista Iulian Fortuna, dopodiché ho frequentato per due anni il Conservatorio di teatro di Parigi –le studiothéâtre d’Asnières- che vanta il terzo posto nelle classifiche francesi per la formazione dei suoi allievi. Ho iniziato, poi, a scrivere copioni e ad ideare progetti con alcuni amici conosciuti all’EICAR con i quali ho fondato la Fayah Production, un collettivo di registi, autori, attori e sceneggiatori disposti ad intavolare il proprio sapere per raggiungere lo scopo comune di mettere in scena film. Ho preso parte anche ad una decina di cortometraggi, dei quali, però, non ero regista ma solo attore.

Cos’è un cortometraggio?

È un film dalla durata massima di quindici minuti; se vengono superati sarà un mediometraggio e potrà durare al massimo sessanta minuti altrimenti sarà un lungometraggio, dunque, un vero e proprio film.

Carpe Diem e il successo

Parlaci del tuo grande lavoro Carpe Diem

Carpe Diem è un cortometraggio (qui il trailer) ambientato a Parigi che mi ha dato modo di esibire al pubblico i frutti dei miei studi. Figuro, infatti, contemporaneamente come autore, regista ed attore principale. L’idea è nata dall’intenzione di voler rappresentare le difficoltà che incontra un emigrato nel primo anno di permanenza nella Ville Lumière nel cercare lavoro. Ed è praticamente, in parte, una storia autobiografica che risale al tempo in cui mi serviva lavorare per pagare la tassa dell’EICAR. I francesi sono molto esigenti e conoscere la loro lingua è un attributo fondamentale anche in lavori modesti come il servizio al tavolo alla clientela.

Quali sono stati i tempi e i modi di attuazione dell’intero progetto?

La fase di pre-produzione di Carpe Diem è durata circa sei mesi, durante i quali mi sono occupato dell’organizzazione dell’équipe e della scrittura del copione, che contava allora ben dodici versioni differenti. I giorni riservati alle prove sono stati dieci mentre per le riprese sono serviti circa cinque giorni e terminarono ad ottobre 2014. L’équipe era composta da quindici persone. Carpe Diem è stato finanziato dal crowdfunding.

Quando sono arrivate le soddisfazioni?

A dicembre si ebbe la presentazione di Carpe Diem in forma privata mentre quella pubblica arrivò a maggio 2015 direttamente al Festival di Cannes. A settembre Carpe Diem ha vinto il premio di miglior soggetto in occasione dell’Artelesia Film Festival di Benevento e a novembre è stato selezionato per partecipare alla finale della XV edizione di O Curt, il Festival del cortometraggio che si tiene a Napoli e che quest’anno ha visto come presidente l’attore Sergio Castellitto, secondo il quale la Sezione Napoli ha proposto i cortometraggi migliori a dispetto delle Sezioni Nazionale ed Internazionale.

Hai qualche aneddoto simpatico da raccontarci?

Durante le riprese di Carpe Diem incontrammo Bruno Icher, giornalista del noto periodico francese Libération. Rimasto affascinato dall’interpretazione di mio cugino Corrado, non credeva al fatto che egli esercitasse nella realtà la professione di postino a Napoli e non quella di attore.

Quali sono i tuoi progetti lavorativi futuri?

Tra un anno girerò a Napoli un lungometraggio con lo sceneggiatore napoletano Joseph Troia. Racconteremo la storia di un ragazzo che si ritrova famoso all’improvviso e ciò lo porterà a perdere tutto: una storia di successo al contrario. Ma, per ora, sono ancora in fase di scrittura e di ricerca di produttori. Continuerò, poi, a dedicarmi ad altre attività come il montaggio di videoclip e la fotografia che, attraverso il profilo Instagram @enricofayah, mi ha permesso di raggiungere diciottomila followers.

Ti manca Napoli?

Solo un napoletano può veramente capire quanto manchi Napoli quando la si lascia. E quel connubio di dialetto napoletano e lingua francese all’interno del cortometraggio Carpe Diem è il mio modo per farle sapere che lei è sempre nel mio cuore.

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