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Eroica Fenice

Clelia Chaplin

Clelia Chaplin, un’intervista tra parole e disegni

Clelia Chaplin, pseudonimo di Clelia Bove, è una disegnatrice napoletana “specializzata” in acquerelli e grafite. Diplomata in materie classiche, si è poi rivolta al campo dell’arte e della moda. Tra le varie attività che figurano sul suo curriculum artistico, inoltre, Clelia è co-fondatrice della compagnia Il carretto dei sogni – teatro Instabile d’Immaginazione, autrice di illustrazioni teatrali e disegnatrice di rubriche su riviste, come il fumetto Gilda. Storie rosa di un mondo a volte grigio.

L’intervista a Clelia Chaplin

Ciao Clelia. Nel tuo percorso di studi si legge che hai svolto studi umanistici liceali e poi ti sei rivolta al campo dell’arte e della moda. Quanto i tuoi disegni e le tue creazioni artistiche sono intrisi di “spirito letterario”?

Considero il rapporto tra queste espressioni d’arte dal punto di vista della messa a fuoco sul sentimento umano. Niente di necessariamente didascalico o di un’ispirazione letteraria precisa. Quando creo un’immagine, voglio soprattutto che racconti, e per farlo arrivo sempre al punto in cui mi pongo delle domande: chi è, cosa prova, cosa esprime, cosa vuole dire, cosa voglio dire io, e via dicendo… Le domande mi aiutano a scavare sempre più a fondo, fino alle emozioni umane. Sto imparando che si può esprimere emozione anche raffigurando dei semplici palloncini che volano, se la prospettiva è quella giusta.

Come nasce il tuo percorso artistico? Come nascono le tue creazioni?

Domanda dolente… In realtà ho sempre disegnato, fin da bambina, posso dire che forse non ho mai smesso ma la vita per molto tempo mi ha portata altrove. Da circa tre anni il richiamo è diventato sempre più forte e sempre più presente, un continuo ronzìo nelle orecchie e nelle mani e alla fine, per necessità, ho dovuto cedere. Sono scesa di nuovo in pista, molto timidamente, anzi vi ringrazio anche per l’appellativo di artista! Come nascono le mie creazioni? In parte ti ho già risposto nella prima domanda, ma ancora prima di tutto ciò, direi che è come un lampo. Un fulmine a ciel sereno mentre i giorni scorrono. In realtà credo che sia sempre il frutto di tanta sedimentazione, a volte anche incosciente. Mi piace moltissimo credere nel potere dell’inconscio che lavora mentre noi crediamo di essere indaffarati in altre faccende.

Che significato ha per te l’arte? E cosa desideri comunicare con i tuoi disegni?

Per me l’arte è un linguaggio; è memoria, è comunicazione. Henry Miller ha detto che “l’arte non insegna nulla, tranne il senso della vita”. Io ovviamente sono d’accordo, pare nulla ai tempi d’oggi! Corriamo e produciamo cose, per necessità e non sempre per scelta, che non hanno nulla a che vedere con il senso di umanità che esiste in ognuno di noi (anche se a volte si nasconde). È anche questo che mi piacerebbe fare con una mia illustrazione: provare a fermare il tempo, trasferire un sentimento su carta e dargli “finalmente” il giusto valore.

Quali tecniche artistiche preferisci e perché?                            

Potrei rispondere la penna Bic! La mia compagna di scarabocchi giornalieri, di evasioni. Il senso di abbandono su un foglio trovato per caso, senza la ricerca della perfezione, lasciando da parte per un attimo gli studi, è per me l’apoteosi dell’espressione. Lo so, è poco professionale lo scarabocchio, ma è decisamente parte di me. Comunque sfoghi creativi a parte, lavoro moltissimo con le tecniche tradizionali ma mischiate tra loro, la mia mano non è da purista, amo l’acquerello perché è evanescente e poetico, ma quasi mai da solo… mischio, provo, cerco la strada giusta, tempero matite!

Cosa significa per te disegnare?

Non c’entra nulla con la mia espressione creativa, ma qualche settimana fa ho visto un documentario sulla strage di Charlie Hebdo. Mi ha molto colpito il racconto di uno dei disegnatori, che dopo la terribile tragedia dalla quale si è salvato per miracolo ha disegnato una vignetta che raffigurava i suoi colleghi quel giorno in redazione, come lui li aveva visti: “con i culi per aria”, in linea con il loro stile ovviamente. Solo dopo aver trasferito tutto su carta ha avuto il coraggio di  parlare, in una conferenza stampa, come un fiume in piena. Ecco, questo racconto mi ha fatto pensare moltissimo. “Il disegno è qualcosa che è accaduto, che è dentro di te e che vuole esplodere per liberarti”. Quando finisci un lavoro,  come un’illustrazione, il senso di appagamento e svuotamento insieme è inspiegabile.

Osservando alcuni tuoi disegni sembrano presentarsi motivi ed elementi ricorrenti. Ci sono significati particolari dietro questa sorta di “simboli artistici”?

Sì, ci sono simboli ricorrenti che per me hanno un certo valore “nel racconto”, ma non ve li svelo… Le immagini sono di chi le guarda.

A quali progetti hai lavorato e stai lavorando? In cosa consistono?

Lo studio innanzitutto. Quello non bisogna perderlo mai di vista, soprattutto se si è (quasi del tutto) autodidatti come me. Ed essere autodidatti significa pensare sempre di avere qualcosa in meno degli altri. Ovviamente quando parlo di studi ne parlo in generale, non mi riferisco soltanto alla tecnica, ma anche al concetto moderno di comunicazione, in cui le immagini sono parte predominante. Sto continuando poi la mia collaborazione con #3DMAGAZINE con il mio fumetto Gilda – Storie Rosa di un mondo a volte grigio; mi diverte molto perché mi permette di utilizzare l’ironia per parlare soprattutto delle donne e anche della società che “le ospita”. Sono contenta che Gilda sia stata adottata da una realtà giovane e con una forza “rosa” speciale. Mi sto mettendo proprio in questi giorni al lavoro per un progetto editoriale personale, un albo illustrato di una storia in rime, estrapolata da uno spettacolo teatrale di cui sono co-autrice insieme ad Orazio Cerino e… incrociate le dita per me.

Hai particolari progetti artistici per il futuro?

Ne ho molti! Spero in particolare di poter portare a termine un altro mio progetto personale, quello di una “mostra racconto”, ma non posso dire di più!

In una parola, chi è Clelia Chaplin?

Ah, se lo sapessi sarebbe fantastico! In realtà non so nemmeno di preciso in qualità di cosa sto facendo un’intervista…! Sono una persona decisamente confusa, ma grazie davvero!

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