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Eroica Fenice

Freak Opera, la rivoluzione parte dalla musica

È stato lungo il viaggio dei Freak Opera prima di arrivare a noi. Hanno fatto ascoltare la loro musica in lungo e largo, seguendo sul palco alcuni grandi nomi come Pierpaolo Capovilla dei Teatro degli orrori o gli Afterhours.
La band composta da Rocco Traisci (voce), Claudio Cesarano (chitarra), Ilaria Scarico (Basso), Mario Paolucci (chitarra elettrica), Dario Patti (violino), Vincenzo Miele (batteria), più un medico condotto, Antonio Mosca, ha pubblicato nel gennaio 2015 “Il libro nero della rivoluzione” ed ora potrete sapere qualcosa di più su di loro e la loro musica.

Da Restate umani ad oggi ne sono successe di cose, tra cui la vostra presenza sullo stesso palco di grandi artisti contemporanei. Come raccontereste questo viaggio?

“È stata sempre una bella esperienza: il più compagnone di tutti è Cesare Basile, quello più di cuore Edda, il più interessato Pierpaolo Capovilla. Con tutti, insomma, una bel viaggio, anche con Dente o Manuel Agnelli, Dellera e gli Afterhours, che sembrano glaciali milanesi ma non è così: prima della nostra esibizione ricordo che Giorgio Prette mi preparò un rhum e cola da asporto dal loro catering (il nostro era già finito). Vai con Dio, mi disse”

La musica dei Freak Opera è energica, con una forte tendenza a perdersi in un susseguirsi di tonalità perfettamente fuse e intrecciate tra loro. Quali sono, se esistono, gli artisti di cui sentite più forte l’influenza sulle vostre composizioni?

“Quando ci sono tante teste a pensare ciò che bisogna dire e come dirlo non si può fare riferimento ad una sola influenza o ad un unico campo di ascolto. Personalmente sono molto legato ai grandi cantautori italiani, Claudio (il chitarrista e compositore delle musiche) ha i Bauhaus come riferimento culturale. Insomma non sono proprio riferimenti back door. Ma la nostra forza è esattamente questo continuo crossover di stili e generi. Mike Patton sarebbe fiero di noi”

L’amore, la sua tematica, e le sue sfaccettature più diffuse e intricate sembrano tenere un filo conduttore in molti dei vostri testi. Possiamo pensare a Restate umani come alla confessione di un sentimento comune e in comune?

“L’amore è sempre un pretesto per parlare della vita delle persone. A noi interessa sostanzialmente la vita. IL libro nero della rivoluzione parla delle vite destinate a cambiare direzione, per la sopravvivenza ma anche per esigenze esistenziali. Siamo stanchi, bisogna cambiare volto alle nostre esistenze. Amore o non amore, un redattore di un quotidiano di cronaca nera come me e un architetto come Claudio che si mettono a scrivere canzoni e salgono su un palcoscenico a 40 anni sono sicuramente due rivoluzionari”

Il futuro. Uno dei motivi di ansia più diffusi sul nostro verde pianeta è il succo dell’ultima domanda.
Qual è l’idea di domani per i Freak Opera?

“La stessa idea che aveva Lorenzo il Magnifico: del doman non v’è certezza. Noi viviamo ogni giorno come se non ci fosse domani. Perchè vivere alla giornata è già programmare qualcosa, non ce la sentiamo di programmare anche ciò che accadrà domani. Politicamente siamo orientati verso il modello cileno o uruguaiano: ci piacciono le piazze, la musica nelle scuole, le palestre aperte, l’istruzione libera e il lavoro che fa bene all’anima e anche alla tasca. Sogno irrealizzabile, in Italia. Per questo siamo situazionisti e poco inclini alle facezie delle nostra politica, anche quella cosiddetta di sinistra, che in Italia non esiste – ahinoi – più”.

 

Freak Opera, la rivoluzione parte dalla musica

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