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Eroica Fenice

giovane artista

Alessio Fabiano, rapper di 14 anni

Un giovane e insolitamente caldo pomeriggio di Marzo, in un istituto alberghiero di Castelvenere, provincia di Benevento. Sono lì, circondata da ragazzi adolescenti o poco più. Sono lì per aiutare dei professori a mettere in scena uno spettacolo sul brigantaggio. Ci sono banchi attaccati al muro per fare spazio a questi ragazzi che ballano, recitano, cantano, un po’ giocano, spesso sono al bar a collezionare momenti di autentica amicizia da ricordare più in là con gli anni. Ma un ragazzo, in particolare, attira la mia attenzione. In un angolo dell’aula, con gli auricolari a sparargli nei timpani musica rap. Ripassa il pezzo che dovrà cantare allo spettacolo, la tanto ascoltata, forse troppo sopravvalutata, canzone che a San Remo ha fatto impazzire gli ascoltatori: Nu juorno buono dell’ormai popolarissimo Rocco Hunt.

Circondato da professoresse orgogliose e da compagni che, muovendo le labbra, fanno intuire che sono stati coinvolti anche loro dal fenomeno napoletano, Alessio Fabiano, 14 anni, canta il suo giorno buono. Ammetto, con un po’ di paura che ¾ della popolazione nostrana mi si scagli contro, che la canzone non mi piace. Parole sentite e risentite, qualunquismo spicciolo e un buonismo che secondo me non fa bene ad un popolo già abbastanza a terra. Ma non sono qui a parlare della canzone, né tantomeno del suo interprete. Questo articolo nasce dalla voce di un ragazzo che mi ha tenuto con gli occhi e con le orecchie attaccati ad una canzone, nonostante il poco gradimento che questa aveva suscitato in me fino a quel momento. Immediatamente la mia mente corre a questo blog, che da circa un anno offre spazio a quei talenti che non sono ancora emersi in campi artistici a volte troppo impegnati a reggere nomi più pesanti, senza lasciare giusto spazio ai giovani. Così mi avvicino, aspetto che finisca di cantare e sbam!, comincio a carpirgli informazioni. Lui mi guarda con aria un po’ smarrita, non capisce cosa mai possa volere da lui, a stento conosce il mio nome e il mio ruolo nella sua scuola. Ma non si tira indietro. Dopo una breve chiacchierata, capisco quanto fosse stata giusta la mia scelta di dedicargli del tempo e lo capisco quando mi dice che ha scritto una canzone sui bambini soldato. Tornate con gli occhi all’inizio di questo articolo e fatevi prendere a pugni il cuore quando leggete che un ragazzo di 14 anni ha scritto una canzone sui bambini in guerra.

“Ti andrebbe di farti intervistare?” – gli domando.
“Perché no?!” – mi risponde. E così sia.

Da quanto tempo fai musica?
Due anni effettivi, anche se, nel mio piccolo, ho sempre scritto qualcosa. Certo, non a livelli artistici elevati, ma ho sempre buttato giù le mie idee.

Perchè hai scelto propio il rap come genere musicale?
Ho cominciato fin da subito a creare rime, impegnandomi e cercando di migliorare in questo campo. Ma credo proprio che sia stato il Rap a scegliere me.

Il testo sui bambini soldato come nasce?
Tempo fa vidi una pubblicità in tv. Si chiedevano aiuti economici per far sì che i bambini nati in zone di guerra, posassero le armi e cominciassero ad essere bambini sul serio. Ecco, proprio allora è nata “War”. Nasce dalla consapevolezza della nostra fortuna, della fortuna che noi ragazzi nati nel lato giusto del mondo abbiamo, ma che non sempre riusciamo a vedere.

So che stai incidendo un album, ti va di parlarmene?
Il disco si chiama “AF È TUTT N’ATA STORIJ” e sta nascendo grazie alla produzione AF Staff, comprendente dj e beatmaker. I testi sono i più disparati: alcuni legati a tematiche importanti come, appunto, War di cui ti parlavo prima. Ma non dimentico che ho 14 anni e quindi il cd comprende anche pezzi, come dire, casinari, ecco, un po’ come la mia generazione.

Cosa sogni per il futuro?
Questa sì che è una bella domanda. Resto con i piedi per terra. Per prima cosa viene lo studio e, di conseguenza, la ricerca di un lavoro. Se penso al successo o cose simili? Beh, chi può dirlo. Per adesso sono soddisfatto di me stesso e va più che bene così, quindi… tempo al tempo.

Hai ragione, Alessio. Diamo tempo al tempo. Diamo spazio a questa Italia che se si guarda intorno, forse qualcosa trova. Se solo riuscissimo a convertirci ad un agnosticismo umano contro il dio denaro, forse potremmo parlare ‘a nomm de’ wajun ca nun ten’n speranz e riman’n chius rint ‘a na stanz, perché senza ‘na fatic a vita ‘e sti wajun è gia finit (Alessio Fabiano). Ecco, credo proprio che questo mondo qui dovrebbe ritrovare la bellezza dei 14 anni.

“Un giovane rapper: Alessio Fabiano”

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