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Giovanni Block: ironia, musica e poesia

Giovanni Block con il suo impegno artistico ha del sorprendente. Un impegno che si riscontra costantemente sia nella qualità della musica sia nell’uso sagace delle parole che compongono i suoi testi. Un talento creativo innato, una voce nuova e artisticamente originale, una sottile ironia che incontra momenti di profonda poeticità.  

Giovanissimo talento napoletano, cantautore e compositore distinto già da tanti premi, Giovanni Block ha la capacità di comunicare con sguardo fermo, attento e rivolto alla realtà nelle sue più diversificate tematiche e sfumature.

Nel 2003 vince il Primo Premio Nazionale per il miglior brano contro la guerra al Vasto Music Festival, nel 2006 è finalista al Bologna Music Festival, vince la rassegna di musica d’autore presso il prestigioso jazz club “l’Upstroke” di Bagnoli ed è finalista del Premio nazionale Fabrizio De Andrè per la migliore canzone d’autore. Nel 2007 arrivano prestigiosi successi: riceve dalla commissione del “Musicultura festival” il premio Sisme come migliore interprete, vince la finale dell’Arezzo Wave, viene insignito del prestigioso Premio Siae/Club Tenco come miglior autore emergente. Nel giugno 2009 è il vincitore assoluto del prestigioso festival Musicultura, con il suo album d’esordio “Un posto ideal”‘ (2011) vince il Premio Lunezia 2012 ed è secondo classificato per la Targa Tenco 2012 come miglior opera prima.

Si tratta solo di alcuni dei premi che Giovanni Block ha ricevuto in onore di una musica che è fusione coinvolgente di rock, pop e jazz ballad. L’intensità, la giusta dose di esibizionismo, l’eclettismo, la lontananza dall’arido presenzialismo e l’anima di un linguaggio legato ad una profonda umanità rendono la sua musica e la sua arte di un’originalità che si potrebbe non a caso definire “ideale”. Lo abbiamo intervistato.

La musica e il teatro sono da sempre le tue più grandi passioni. Potresti raccontarci come è nata la tua esperienza artistica?
Non c’è un punto esatto da dove sono partito. Ho cominciato come tanti altri da piccolo a suonare. Poi per dirla alla Ciro degli EPO “il punto esatto in cui mi sono perso” non saprei quale è. So solo che oramai questa è la mia vita e non riesco ad immaginarmela diversa.

Sei stato finalista del Premio nazionale Fabrizio De Andrè per la migliore canzone d’autore. Il grande Faber è uno degli artisti che ti hanno maggiormente ispirato?
No, francamente no. Sebbene lo considero un grande poeta. Non credo di essere vicino al suo mondo e al suo modo di concepire questo artigianato fatto di musica e parole.

La tua prima dichiarazione quando hai vinto il festival Musicultura con il brano “L’Aquilone” è stata: “La nostra canzone strutturalmente non ha ritornello. Abbiamo dimostrato, grazie a voi, che senza ritornello può passare benissimo l’estate, tranquillamente!”. Hai un ritornello preferito? Uno di quelli ossessivi che si canticchiano per giorni?
Ultimamente devo dire che Iavarone, Petrella e Tony Cotina hanno tirato fuori “Spellacchi” che non va più via dal cervello…me la canticchio da settimane. È una parodia di Get Lucky dei Daft Punk. Provate a cercarla su Youtube che si muore dalle risate.

Parlaci del Premio Siae/Club Tenco. Cosa ha rappresentato quest’esperienza per te?
Un momento di confronto con grandi della musica. Un onore immenso. Qualcosa in più da raccontare agli amici e alle persone che mi vogliono bene.

Piero Cesanelli, direttore di Musicutura Festival, ti ha definito “l’erede della vera canzone d’autore Italiana”. Cosa significa nella vita di ogni giorno essere un cantautore?

Credo oggi si debba cercare forme alternative per interpretare questa parola. Diciamo che a questa domanda ti rispondo tra quattro – cinque anni.

“Questo è il trabocchetto della musica che prende la tua vita e ti riduce a pane e DO, questo è quello che la vita fino adesso mi ha insegnato, per il resto? Improvviserò”. Nel tuo viaggio alla ricerca di te stesso hai qualche progetto o, come canti in questa strofa de “La mentalità”, improvviserai?
No, no. Io sono un finto improvvisatore. In realtà pianifico ogni passo e progetto da molto prima i miei passi lavorativi.

Toglici una curiosità. Come ti immagini fra dieci anni?
Io francamente aspetto con grande ansia l’età matura. Credo sia importante arrivarci integri. Mi immagino integro. Ma integro proprio artisticamente. Un artista è integro quando può cantare le cose che ha scritto a 20 anni anche a 50. Senza perdere di credibilità, o fingere di essere “Maturato”. Io so che per esempio “La neve che accadrà” potrò cantarla tutta la vita. Nel frattempo verrà dell’altro. Mi immagino con la barba lunga. Più silenzioso di oggi. Magari con la pipa, una moglie, un figlio, un gatto… ma sempre intento a fare quello che faccio da sempre. Musica, canzoni…. ognuno spera sempre nel domani. Non so se mi sono spiegato…

Tanti premi, esperienze, percorsi, storia di musica e teatro. Raccontaci la verità, conta di più il viaggio o la meta?
Il viaggio…di premi ne ho vinti tanti vero, ma quello che mi resta nel cuore sono tutte le volte che sono andato a confrontarmi con gente di ogni parte d’Italia, la Targa Tenco sta sul pianoforte, il premio Musicultura anche insieme a tutti gli altri, quello che vive ancora è la consapevolezza che ogni giorno bisogna crescere artisticamente, senza mai fermarsi.
Chi si ferma è perduto. Anche nella musica.

Ringraziamo Giovanni Block per aver voluto condividere con noi il valore di artista che lo contraddistingue e ricordiamo ai nostri lettori la sua imminente presenza oggi alle ore 12:00 presso il MAD dove presenterà il suo ultimo singolo Marabù Sekatonè Kalà.

– Ironia, musica e poesia: intervista a Giovanni Block –