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Eroica Fenice

Intervista a Giovanni Mazzitelli regista di “Solving”

Giovanni Mazzitelli è un giovane regista che sta dando grande prova del suo talento cinematografico: si è distinto per la sceneggiatura di V.i.t.r.i.o.l., per la regia di Francesco Afro De Falco nel 2012 e, successivamente, pubblicando “Il diario segreto di V.i.t.r.i.o.l.” per le “Edizioni Eracli”; ha, inoltre, girato numerosi corti ottenendo diversi riconoscimenti. Giovanni ritorna sul grande schermo con “Solving” un documentario che racconta i tragici risvolti di una crisi economica vissuta attraverso la realtà delle medie imprese. Un viaggio drammatico e affascinante che sta conquistando la critica e il pubblico italiano.

Com’è nata l’idea di realizzare un documentario che mette a nudo i drammi che si svolgono quotidianamente nel mondo della media impresa?
Avevo intenzione di raccontare i tanti volti che non potevano parlare. La cinematografia nostrana fino ad oggi ha semplicemente parlato della categoria degli operai senza mai approfondire quella dell’imprenditore; così circa 3 anni fa pensai di fare un’operazione del genere, anche se chiaramente non avevo ancora gli elementi giusti che mi servivano per comprendere da vicino i drammatici suicidi degli imprenditori. Successivamente Mignano mi ha aiutato a comprendere l’importanza della tematica da trattare e ci siamo venuti incontro.

Il titolo Solving chiaramente non è casuale. Per te ci può essere sempre una soluzione ai problemi, anche nelle situazioni più impossibili?
Questa è una domanda filosofica. Se noi pensassimo di trovare una soluzione ad ogni problema non dovremmo vivere, anche perché la nostra vita, quella di tutti, non ha mai una soluzione. Ci alziamo la mattina senza alcun motivo e ci poniamo degli obiettivi che ci servono per raggiungere alcune soluzioni nell’immediato quotidiano. Rispetto alle difficoltà da affrontare alcuni abbandonano la lotta, non trovando quella chiave di lettura, non dico positiva, ma certamente di confronto per se stessi, perché la vita è il bene più prezioso che abbiamo. Non riuscire a trovare alcuna soluzione da un lato è molto coraggioso ma dall’altro sconcertante: questo ci fa comprendere che si può giungere a degli stati emotivi straordinariamente estremi. Io fortunatamente non sono entrato in contatto con persone che hanno vissuto questo tipo di dramma che conduce ad un tale gesto causato da coinvolgimenti collaterali: mogli e figli, che vivevano una situazione di grande sconforto. Dal mio punto di vista l’unica soluzione è non arrendersi mai, anche di fronte all’inevitabile, perché quando ci si arrende si diventa altra materia e non si è più in grado di combattere. Il mio vademecum per tutti gli imprenditori è “combattere” questo è fondamentale per poter andare avanti.

Solving è un documentario che mette in evidenza lo stato sociale delle singole persone che vivono quotidianamente un dramma. Che cosa ti aspetti in chiave di lettura dalla critica e dal pubblico?
Il mio documentario cerca di capire lo stato delle cose, le scelte dei cittadini giunti ad un bivio, “mollare tutto o combattere ed andare avanti?”. Scendere in campo significa accettare alcuni compromessi e ciò che propongo attraverso il documentario è cercare in tutti i modo di non abbattersi, ritrovando una pronta soluzione all’interno della propria crisi. La nostra chiave di lettura, se apprezzata dalla critica, non può che rallegrarci. La mia speranza è che il pubblico veda il film e comprenda la situazione nel nostro paese.

Nei progetti in cui hai preso parte sia come sceneggiatore che nel ruolo di regista hai avuto modo di trattare tematiche molto diverse tra loro nel tuo percorso cinematografico. Quanto  questa esperienza ti ha aiutato nel corso della tua carriera?
Mi sono occupato di scrivere soggetti di diversi generi cinematografici, quindi in realtà non seguire un unico filone narrativo è stata una scelta, come in egual misura adottare il genere che più mi piace come forma espressiva cinematografica. Il cinema non ha una caratterizzazione specifica, una distinzione, il cinema va a 360° gradi: se una mattina mi svegliassi con la voglia di girare un film horror o anche un fantasy, mi adopererei per farlo. Quello che cerco di raccontare lo riporto attraverso il grande schermo ed è logico che ci siano risultati differenti in base all’impegno, la disponibilità e la fortuna.

Ma torniamo a Solving. La lavorazione del documentario è risultata complessa nella ricostruzione dei fatti? Quest’indagine ai fini realizzativi del film ha determinato tempi lunghi in fase di riprese?
Non conoscevo il ruolo dell’imprenditore, non sapevo chi fosse: sotto quest’aspetto certamente sì, la lavorazione è stata complessa. In fase di ripresa ho avuto modo di entrare in un mondo per me ignoto, nascosto.

Oltre al notevole contributo partecipativo di Franco Di Mare, Tiziana Marrone e Sergio Luciano, quanto sono stati determinanti per la lavorazione del film Francesco Alberoni e Salvatore Mignano? Stai già pensando di coinvolgerli per nuovi progetti cinematografici ?
Il loro contributo è stato fondamentale, totalmente umano e scevro da ogni miraggio o frustrazione sociale. L’incontro con Alberoni mi ha arricchito tantissimo. Per quanto riguarda il film invece è stata un’esperienza unica, umanamente parlando. È ovvio che se un giorno dovessi realizzare un documentario sull’amore mi rivolgerei ad Alberoni.

Il 20 di questo mese hanno proiettato la prima di “Solving” come hai percepito la risposta del pubblico presente?
Il pubblico è apparso soddisfatto, talmente soddisfatto che si sono arrabbiati, perché immedesimati nelle vicissitudini che Mignano vive ogni giorno.

Che visione hai sullo stato attuale della cinematografia nel nostro paese in termini propositivi e quali sono i tuoi modelli cinematografici su cui ti sei ispirato per la realizzazione dei tuoi film?
Mi sono ispirato molto a dei modelli nostrani, come le ultime esperienze di Garrone, “Gomorra e Reality” o anche a film come “La bocca del lupo” di Pietro Marcello. Il cinema italiano è in uno stato di “fermento fermentato”, l’arte e il cinema non si possono fermare perché è come se si fermasse la vita, dovremmo morire tutti perché si fermi. Il problema del grande schermo è di tipo produttivo: dal punto di vista industriale esso è morto, ma dal punto di vista artistico non muore mai. L’industria del cinema italiano è completamente morta da circa vent’anni, non c’è ricambio per nuove idee e non vedo spiragli per chi vuole fare del nuovo cinema. Che ben vengano i nuovi prodotti come, ad esempio, Checco Zalone, (che tra l’altro, oltre a riempire le sale,riempie anche le tasche dei nuovi produttori), ma non abbiamo più la possibilità di vedere generi che venivano prodotti sul finire degli anni ’80. L’industria del cinema manca di esempi, sopravvive ancora dal punto di vista amatoriale divenendo ruffiana, borghese e riflettendo comunque la mentalità del popolo italiano. Diciamo che il cinema di oggi rispecchia molto l’andamento della vita degli italiani a cui piace un determinato genere di film intriso di politica o fatui elementi culturali. Quindi viviamo in un momento di depressione, anche se il documentario cerca di tirarci fuori da questo stato . Ho molti colleghi anche più bravi di me che purtroppo non trovano la visibilità che meritano di avere e l’elenco è lungo: attori, sceneggiatori, tecnici, ecc..

Hai un legame particolarmente forte con la tua terra d’origine? O per i tuoi progetti futuri la tua voglia di mettere a nudo verità scomode e nascoste ti porta lontano dai tuoi luoghi natii? 

 È impossibile ricercare verità scomode al di fuori di Napoli. La verità è legata sempre ad un discorso educazionale. Sono partito con un tipo di cinema molto artefatto e quello degli ultimi anni è un tipo di cinema che mi riguarda molto dal punto di vista vissuto e viscerale, avvicinandomi alla mia terra sempre piena di risorse che sicuramente accoglierà altri miei lavori.

Qualche anticipazione, attualmente stai già pensando a nuovi progetti?
Sì, ci sono alcuni progetti che sto portando avanti con amici e colleghi, cerco di proporre un tipo di cinema veritiero. Dal prossimo anno ci saranno nuove proposte.

Ringraziamo Giovanni Mazzitelli per il tempo che ci ha dedicato augurandogli il successo meritato.

 

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