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Eroica Fenice

Intervista a Pepp-Oh, rapper napoletano

Pepp-Oh, al secolo Giuseppe Sica, classe ’89, scopre il Rap e la cultura Hip-Hop all’età di 13 anni.
Influenzato da suoni quali Reggae, Funky, Blues,comincia per gioco con amici a “freestyle-are” in macchina.
Col passare del tempo, insieme agli amici di una vita inizia a “giocare sul serio” e registra le prime strofe.
Nel maggio 2012 quello che sembrava solo un gioco inizia a diventare una vera e propria famiglia,e dall’unione di altri appassionati e talentuosi giovani nasce la G.A.S (GamesAndSeriousness) Familiy.

Il 9 marzo 2015 è la data ufficiale dell’uscita del suo primo progetto ufficiale solista denominato
“Sono un cantante di Rap”, un LP composto da 15 tracce, curate da Fabio Shadaloo per quanto riguarda il Mixing & Mastering,edito e distribuito da Full Heads e Audioglobe. 

“Sono un cantante di rap” è un viaggio nel mondo del cantante, un concentrato di Funk e Soul mai lontani dal “Neapolitan Power”
Un inno alla musica quello di Pepp-oh. Un modo per esprimere amore in ogni sua forma, l’amore platonico, quello viscerale e fisico, quello che ti fa perdere il senno, evidenziando il potere dell’amore e l’importanza della musica in quanto vessillo dell’amore stesso.

Cosa significa “essere un cantante di rap” in una realtà come la Napoli di oggi?

 Essere un “cantante di Rap” nella Napoli di oggi è un po’ come poteva essere fare il Blues in un’epoca di “fronna ‘e limone” della Napoli a noi antecedente; è un dare libero sfogo alle sensazioni che si vivono sulla pelle senza alcun paletto, senza dover per forza seguire un qualche registro comunicativo. “Cantare il Rap” è la forma che prediligo perché nella mia realtà, musicale e non, permette di essere libero o quanto meno un po’ più sciolto rispetto a chi si vincola dietro un genere musicale piuttosto che una maniera vera e propria, a mio modo di vedere limitante, di scrivere o solo pensare il rap e la musica in generale; è la mia visione delle cose, la mia espressione di ritmo e messaggio, il mio modo di vivere la musica.

Dove nasce la scelta del titolo “Sono un cantante di Rap” ?

La scelta viene da un vero e proprio stato naturale delle cose; è quello che sono, è quello che faccio, canto il rap. Lo canto nelle strofe, all’interno delle quali spesso inserisco incisi cantati per puro gusto personale e anche per alternare  parole a melodie, lo faccio nei ritornelli. Proprio per la questione “ritornelli” esce fuori questo Cantante di Rap. Sin da subito sono stato considerato l’uomo ritornello, “quello del ritornello” che, attenzione, io considero un pregio (certo, faccio anche altro…) e in una scena che parla molto ma canta poco potrebbe passare come un’assurdità. Ebbene si, “Sono un cantante di Rap” viene proprio da tutto questo, dall’espressione della melodia che in quanto partenopeo, considero parte del mio DNA.
Il titolo in questione è anche un riferimento, giacchè amo fare citazioni, a chi è venuto prima di me. Tony Joz in una sua strofa di un pezzo targato 13 Bastardi riportò per primo questo richiamo al nostro James Brown, sto parlando di Pino Daniele, anch’egli sempre presente nelle mie strofe come fonte primaria di ispirazione e di modo di vedere e fare le cose.

Ho interpretato alcuni canzoni del tuo album, come un inno alla positività, è la musica per te la cura di ogni male?

La musica puo’ essere considerata come cura di ogni male. Talvolta deve esserlo, altre volte si limita a farti compagnia. Per me la musica non è che ti salva, non è che c’è se solo metti play. La musica c’è sempre, c’è sempre un pizzico di musica in tutte le cose che si fanno. Parlo per me, ho sempre una canzone in testa, in ogni momento della giornata. A volte porta a fissazioni, a volte ti fa pensare “oh, ma che sto canticchiando?!” e ti fa ridere, spesso da sola chiede che le si venga alzato il volume, tante volte invece è sempre presente ma a bassa voce, per farsi sentire meglio, non solo ascoltare.

Cosa bolle in pentola per il futuro?

 Per il futuro ho in mente sicuramente un altro disco, il primogenito ha bisogno di una compagnia. Scherzi a parte, oltre al disco per ora mi sto concentrando sull’aspetto “live” della mia musica. Sto pensando a fare dei live non solo in stile classico con il Dj e il supporto alle doppie ma dei live in chiave acustica, unplugged. Inoltre, da amante della musica dal vivo, sto progettando insieme ad altri artisti di mettere su una band Rap, che sappia spaziare a livello musicale dal Rap al Funk, dal Blues al Soul passando tra Reggae e Dub e, perché no, di metterci dentro quel bel sound “napulegno” che fu dei Napoli Centrale e figli, di tutto quel fermento che poi portò al Neapolitan Power. Ecco, io vorrei riuscire a realizzare una seconda Neapolitan Power Revolution, dare una scossa e far capire a tutti che il Rap puo’ essere tranquillamente un genere musicale e non solo la storia del messaggio come protesta. Il messaggio non è solo antagonista, puo’ essere secondo me anche un messaggio di ciò che si vive giorno dopo giorno, anche con un sorriso e con una bella melodia Jazz, senza troppi spasmi e grida.
Il Calderone è bello pieno, fidatevi, c’è solo da aspettare un pochetto.

Intervista a Pepp-Oh

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