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Eroica Fenice

la geometria dei sottratti

La geometria dei sottratti, perché less is more

Francesco Bove e Massimiliano Mazzei hanno portato in scena “La Geometria dei Sottratti“, uno spettacolo del quale sono sia interpreti che autori. Prima di andarli a vedere abbiamo fatto qualche domanda a Francesco Bove. 

Ci scherziamo su ma siamo serissimi nel proporlo, essendo coscienti di non fare teatro. Il progetto “La Geometria dei Sottratti” è nato da un incontro con Massimiliano e abbiamo ragionato un po’ su una forma di spettacolo comico adoperando tutti i registri propri della comicità.

Ci sembra chiaro che la geometria dei sottratti non riguarda affatto la geometria descrittiva, ma cerchiamo di capire quali figure possono essere individuate come sottratti, le differenze.

Massimiliano Mazzei interviene dicendo Abbiamo bisogno di riappropriarci di ciò che ci è stato sottratto e di sottrarre quello che abbiamo maldestramente compensato, i sottratti per l’appunto: il teatro al teatro, i tramonti nei boschi con la luce che filtra tra i rami. Il concetto di sottrazione viene messo in pratica quando nello spettacolo pezzi di Shakespeare vengono sottratti al suo autore perché tradotti in dialetto usando la parodia, con gli annunci di lavoro presentati sono assurdi, il lavoro è sottratto ai lavoratori, il cinema al cinema, la poesia alla poesia, la performance al concetto di performance.

Scherzando con Francesco, lo prendiamo in giro perché adesso è diventato un autore e lui storce il naso.

Nell’arte, secondo quanto diceva Barthes, nessuno è autore di niente e, visti i tempi che corrono, non siamo nemmeno autori del nostro destino; per esempio il lavoro, un nostro diritto, diventa quasi un privilegio di pochi.

Uno spettacolo fuori dal comune, che non è associabile al teatro; non bisogna fare l’errore di pensare di andare ad assistere ad una commedia, la geometria senza costruzioni.

Da non sense al popolare, senza adoperare mai un tormentone, è uno spettacolo dove non ci sono risate telefonate, ma si ride in maniera anarchica, è il pubblico che decide cosa lo fa divertire.

La geometria dei sottratti: uno spettacolo da non perdere

Dopo aver visto lo spettacolo, siamo certi di aver fatto bene a sfidare il maltempo e ad andare a vedere La geometria dei sottratti: per più di due ore Massimiliano e Francesco hanno intrattenuto più di cinquanta persone grazie alle loro trovate geniali. In realtà ci avevano già convinti con il loro furbissimo comunicato stampa in cui dicevano di cercare “50 spettatori ambosessi da intrattenere con un repertorio di poesie comiche, traduzioni shakespeariane nei vari dialetti campani, consigli cinematografici, performance artistiche ai limiti del buon gusto”.

Prima di salire sul palco hanno tenuto occupati i primi arrivati, come avevano promesso nel comunicato, leggendo loro le carte e scrivendo poesie ad personam (per dovere di cronaca dobbiamo segnalare che non hanno letto le carte ai corrispondenti di Eroica Fenice).  La performance è iniziata con una dichiarazione di intenti: i due hanno scritto su due rotoli di carta bianca cosa avevano intenzione di mettere in scena con la loro geometria dei sottratti, mostrando subito una grande differenza di temperamento, più tranquillo -quasi timido- Massimiliano, più ‘violento’ -come dimostra la scelta di prendere a pugni e strappare la carta- Francesco. Lo spettacolo vero e proprio è cominciato con una rilettura di Romeo e Giulietta, una sottrazione a Shakespeare della sua opera, in cui un Romeo di Nocera incontra una Giulietta di Torre Annunziata. Mentre gli spettatori non avevano ancora smesso di ridere, è cominciata la sezione Il cinema sottratto al cinema, un’intelligente presa in giro dei film ‘impegnati’ -o presunti tali- e soprattutto dei critici che li recensiscono, con una carrellata di geniali titoli (ad. esempio Pedalò scandinavo). Il risultato è stato inaspettato: dopo pochi minuti nessuno del pubblico riusciva a sentire il nome Giovanni Salzano senza scoppiare in una fragorosa risata. 

Lo spettacolo è continuato con Il lavoro sottratto ai lavoratori, in cui vengono messi alla berlina improbabili annunci di lavori, e con la bellissima Canzone d’amore scema. Nella seconda parte Massimiliano ha condiviso con il pubblico il suo personale dramma della ricerca di un tormentone comico, prendendosi gioco dei comici di moda, e ha recitato una serie di divertentissime poesie, a partire da I veri poeti (‘I veri poeti lanciano i fogli a terra’), chiamando, ad un certo punto, anche in causa -senza fare nemmeno il suo nome- Peppe Fetish (come perito puzzopodico). La seconda rilettura, un’altra sottrazione a Shakespeare, è quella di Otello (definito ‘ciucculato foresta’), in cui il fazzoletto della discordia diventa un cleenex di Peppa Pig. Lo spettacolo si chiude con un quadro  insensato tra pigiami, barba tagliata in scena, sigarette e patate.

Insomma uno spettacolo esilarante, in cui il non sense regna sovrano, che dimostra che uno spettacolo demenziale contenga al suo interno molta più intelligenza di uno spettacolo ‘impegnato’. 

La

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