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Eroica Fenice

Lesbica non è un insulto

Lesbica non è un insulto. Parte prima

Martina Marongiu, Fabiana Lassandro, Dunja Lavecchia, Morena Terranova e Letizia Salerno dal 2013 portano in giro per l’Italia Lesbica non è un insulto, un progetto fotografico che accanto al motivo artistico pone una ragione culturale: sfatare i pregiudizi sulla donna lesbica in Italia. Ne abbiamo parlato con Martina Marongiu, la fotografa.

Lesbica non è un insulto. Intervista a Martina Marongiu

Per cominciare, spiega a chi non vi conosce come nasce Lesbica non è un insulto.

Tutto inizia nel 2013 in un contesto piuttosto amatoriale, avevo appena fatto un corso di fotografia, non avevo ancora deciso di fare questo di lavoro, era un hobby, e avevo in mente di iniziare un progetto che mi riguardasse da vicino.
La cosa dei corpi nudi con le scritte non è nuova in fotografia, però nessuno l’ha mai fatto sulla donna lesbica, e mi è venuto spontaneo visto che è una cosa che mi riguarda in prima persona.
Ho chiesto alle mie amiche e loro si sono rese subito disponibili a farsi fotografare, sono venute a casa mia, quindi è nato tutto un po’ per scherzo. Ci siamo trovate insieme per vedere le pose, ma abbiamo innanzitutto pensato alle frasi.

Da chi è nata quindi l’idea delle frasi?

L’idea del progetto è nata da me. C’è stato un po’ di lavoro, un brainstorming per capire quali fossero le frasi più adatte per quello che volevamo comunicare. Così siamo partite dai pregiudizi che esistono sulla donna lesbica, soprattutto per chi magari non frequenta donne omosessuali, non ne ha mai conosciuta una. Abbiamo pensato a quali sono le tematiche: religione, sesso, il non essere complete senza l’uomo. Abbiamo dovuto pensare frasi semplici, corte, perché devono stare sul corpo, anche questo è stato difficile.
Come creare degli slogan, in un certo senso.
Certo, ma anche essere chiari, perché magari scrivi qualcosa che però viene frainteso e ottieni l’effetto contrario! Quindi dovevamo essere decise, incisive e anche semplici, assolutamente.
Ad esempio è diffusa l’idea che in una coppia di donne c’è per forza una che fa l’uomo e una che fa la donna, i tipici stereotipi, quindi il messaggio più diretto e incisivo ci è sembrato: “Non chiederci chi fa l’uomo”, perché l’uomo non c’è!

E come la mettiamo con l’imbarazzo di posare?

In realtà ho chiesto alle mie amiche, che non hanno alcun requisito in particolare se non il fatto di conoscermi! Ho pensato che essendo in confidenza sarebbe stato più facile realizzare foto in cui la nudità presuppone sentirsi a proprio agio.
Ci sono due amiche del gruppo che sono in coppia e quindi le uso per fare le foto in coppia, a loro riesco a dire effettivamente che cosa voglio senza dovermi accontentare come accadrebbe con estranee.

Come mai siete ricorse al crowdfunding? Per chi non lo conosce è un metodo per raccogliere fondi online: presenti un progetto, la cifra che ti serve e le persone possono decidere di finanziarti con una donazione.

Tramite la nostra pagina Fb, Lesbica non è un insulto, molte associazioni ci contattavano per avere le foto, ma noi ci teniamo a presentare il progetto di persona, e poiché molte di quelle associazioni non avevano budget abbiamo deciso di fare il crowdfunding. Per sopperire alle spese, dal viaggio a questioni più pratiche, per esempio dopo un po’ che le portavamo in giro, le foto si erano rovinate ed erano da ristampare, oppure i giorni di ferie necessari per chi lavora, grazie al crowdfunding ci siamo rimesse in pari.

Quali sono state le vostre ultime esposizioni?

A maggio abbiamo avuto parecchie esposizioni: a Bergamo il festival “Diverso da chi?” in un centro sociale, a Pinerolo in un circolo Arci, a Nichelino invitate dall’assessore alle pari opportunità, una ragazza molto giovane, e poi a Siena, Reggio Emilia, campo lesbico di Agape e abbiamo esposto a Torino, la nostra città. A giugno l’evento più importante è stato il pride, sempre a Torino.
A luglio poi, dal 9 al 12 ci hanno invitate a un festival a Berlino, ho partecipato ad un concorso per artisti emergenti di arte italiana, ci hanno prese. Il contesto non è dedicato alla condizione della donna lesbica o all’omosessualità, è un’iniziativa artistica. Intanto avremo modo di esporre fuori dall’Italia ed è la prima volta che capita, e poi anche di non essere in un contesto esclusivamente o prevalentemente lgbt.
Poi dopo l’estate abbiamo altre date e di questo si occuperanno le altre tre ragazze, io lo seguirò da lontano perché a breve parto per l’Australia.